Recensione di “Stray dogs saga” di Sofia Montanari

Stray Dogs Saga – Sofia Montanari è il romanzo d’esordio di Sofia Montanari edito da Pub Gold nel 2017.

Nel 2020, un’élite di miliardari senza scrupoli commissiona il virus di un’influenza letale che stermini il mondo della maggioranza indesiderata, lasciando così a loro, che si risveglieranno anni dopo da un sonno criogenico, un mondo libero da sovrappopolazione e inquinamento: viene chiamato Progetto Eden.
Sei anni dopo, assistiamo alle disavventure dei tre protagonisti, sopravvissuti alla pandemia: la prima è Nancy, una ragazza diciannovenne proveniente da un difficile contesto sociale e familiare che si trova a dover convivere con una utile ma difficilmente gestibile conseguenza della malattia; Jack Reyes, un tossico malvivente dal vocabolario particolarmente scurrile, e infine Nemo, un individuo misterioso che si risveglia senza memoria, e a cui della precedente identità è rimasta soltanto una rigida educazione religiosa e una fredda aplomb di fronte a ogni genere di situazione.
Nancy sottrae a Jack un’auto dove lui a sua volta aveva nascosto una grande quantità di denaro rubato, e questo mette in moto una catena di eventi che porterà le sorti dei tre protagonisti a intrecciarsi tra loro sulla Pista, una sorta di Route 66 post apocalittica solcata da gang criminali, branchi di crudeli razziatori, assassini, mercanti di schiavi e altrettanto corrotti ufficiali governativi (le Aquile).

A metà tra Tarantino e Mad Max, il romanzo descrive un mondo privo di ogni genere di moralità, di scrupolo o di volontà di collaborazione, dove l’unica legge che vale è quella del più forte e tutto ruota intorno alla mera sopravvivenza; in questa realtà non solo non esistono eroi, ma i personaggi anche solo vagamente positivi appaiono deboli o indecisi.
Insomma, è un universo completamente in mano ai “cattivi”, che vivono come randagi (“Stray Dogs”, appunto), senza progettualità o prospettive.

Lo stile è molto curato, con un lessico crudo che ben si addice alle vicende narrate e un talento per la descrizione delle ambientazioni a partire dai dettagli (gli odori, le sensazioni, i piccoli oggetti che ricordano la civiltà tramontata mettendo ancora più in risalto la durezza del mondo descritto).
Il modo di parlare, e anche di narrare, dei vari personaggi è molto individuale.
Sofia Montanari esordisce con uno stile già maturo e ben definito, molto americano (sia nell’immediatezza della narrazione che nell’autenticità dell’ambientazione), che sicuramente piacerà a chi ama il genere pulp e le storie sporche e cattive.

stray dogs

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