Je suis prodotto di intrattenimento

Je suis prodotto di intrattenimento

Una distinzione che spesso salta fuori nelle discussioni che riguardano fantasy, fantascienza ma anche la semplice domanda “qual è il tuo libro/film preferito?” è quella tra prodotti “alti/colti”, e che meritano di collocarsi a pieno titolo nella letteratura e la cinematografia, o quelli invece considerati “di consumo, di intrattenimento” e quindi palesemente inferiori.

Questa mentalità è molto sentita in Italia, dove da fin dagli albori della letteratura nostrana ci siamo portati dietro la differenza tra “registro alto” e “registro popolare”. Molto spesso vediamo libri scritti in modo particolarmente involuto, difficile da decifrare e che pone tutta l’attenzione sugli artifici linguistici, a discapisco della trama, venire considerati più meritevoli e più apprezzati dalla critica. Accanto a questi mostri sacri troviamo invece la letteratura popolare, più moderna e dove c’è la tendenza a optare per uno stile trasparente, chiaro e diretto, per far sì che il lettore si concentri sulla trama e sui personaggi, anziché compiacersi della vasta proprietà lessicale dell’autore.

Questo non riguarda solo la letteratura, ma anche il cinema, come già evidenziato spietatamente dalla scena de “La corazzata Potëmkin” ne “Il secondo tragico Fantozzi”. Per anni abbiamo visto nel nostro paese venire finanziati film che nessuno andava a vedere, evocativi, lenti, incomprensibili, mentre invece il botteghino premiava il cinema d’oltreoceano oppure i beceri cinepanettoni.
Ma è necessariamente netta la distinzione? Può un prodotto di intrattenimento diventare alta letteratura?

La storia ci dice di sì: spesso ci è capitato di sentire sedicenti amanti della letteratura affermare di non leggere libri contemporanei poiché “tanto non riusciranno mai ad eguagliare i classici”, ma i tanto osannati autori che studiamo spesso nel loro passato erano stati proprio considerati “autori del popolo” (nonché, ovviamente, all’epoca contemporanei).
Un primo esempio eclatante è William Shakespeare, le cui opere erano nate come intrattenimento per la gente comune e poi per la corte. Jane Austen ebbe grande successo all’epoca ma i suoi romanzi erano considerati letteratura per donne sfaccendate, l’equivalente odierno degli Harmony o delle Cinquanta Sfumature.
Molti dei grandi autori ottocenteschi pubblicavano le loro opere a puntate (Dickens, Flaubert, Balzac, Dostoevskij, Tolstòj) e per questo si sforzavano, come in Italia Manzoni, di usare un linguaggio comprensibile a tutti e di mantenere alta la suspence. Lo strumento più vicino al momento è Wattpad, ma quasi tutti gli autori usciti da questo sistema vengono considerati ben diversamente.

Tutto ciò a cui guardiamo con grande ammirazione del passato è qualcosa che ci è arrivato perché ha avuto grande successo di pubblico: questo ha implicato la diffusione e la conservazione delle opere che adesso studiamo. Il legame tra qualità e apprezzamento da parte della gente era diretto, non inverso come sembra accadere adesso.
Le opere che hanno successo sono quelle che davvero rappresentano l’epoca in cui viviamo, non quelle utili soprattutto agli “intellettuali” che si danno di gomito compiacendosi di quanto sono colti oppure gli eterni nostalgici di un passato mitizzato.

Infine, da amanti del fantasy, vorremmo fare un appunto a tutti quelli che commentano un libro con “bel fantasy, mi ha intrattenuto, ma Tolkien è un’altra cosa.” Tolkien è stato considerato a lungo uno scrittore per bambini o al massimo per ragazzi (viene addirittura menzionato ne “La Storia Infinita” tra le letture del decenne Bastian); in Italia la Mondadori ha rifiutato a lungo di pubblicare “Il Signore degli Anelli” in quanto veniva tacciato di essere troppo infantile o, peggio, una sgangherata utopia fascistoide. Tolkien stesso non considerò mai la sua saga un suo grande successo, ma era molto più fiero dei suoi accademici saggi.
Quindi non vergognatevi se il vostro libro preferito è “Harry Potter” o “I Pilastri della Terra”: solo la storia potrà darvi dei tamarri.

Fonte immagine: https://www.donnamoderna.com/…/i-libri-da-leggere-estate-20…

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