Recensione “Madam Secretary”

“Madam Secretary” è una serie televisiva trasmessa dal 2014 dalla CBS (in Italia a partire dal 2016 su Rai2).
La storia racconta le vicende di Elizabeth (Bess) McCord, nominata Segretario di Stato dal suo amico, ex-capo alla CIA, Conrad Dalton, a seguito della tragica morte del precedente occupante di quella carica.
Ogni episodio racconta le vicende di politica estera ed è focalizzato su un aspetto importante e controverso, ma ogni stagione ha una sua trama generale: la prima si concentra sulle indagini sulle circostanze poco chiare della morte del precedente Segretario di Stato.
Accanto a queste vicende, si concentra anche la storia della famiglia di Bess, in particolare il marito, ex-marine e ora insegnante di teologia, e i tre figli adolescenti.
La serie ha avuto un grande successo in USA (ora è stata rinnovata per una quinta stagione), anche se in Italia non ha goduto di grande fama; è molto interessante, divertente e decisamente coinvolgente, anche se ha alcuni aspetti che non mi convincono totalmente.
Di seguito una veloce lista di pro e contro.

PRO

1)Format avvincente e coinvolgente: ogni episodio si concentra su una problematica di politica estera che viene trattata dal loro staff; spesso e volentieri i problemi non si limitano ad interessare una nazione estera, ma riguardano i rapporti all’interno del loro ufficio e la difficoltà a reperire fondi. Contrariamente a molti telefilm che sottolineano la grandezza del budget statunitense, la maggior parte delle difficoltà dei protagonisti è proprio quella di reperire fondi per svolgere attività, spesso costrette a limitazioni burocratiche. Accanto quindi ai grandi temi si affiancano quelli di ordinaria amministrazione e questo contribuisce a far provare una certa solidarietà.

2)Lo staff del Segretario di Stato: una delle parti migliori della serie riguarda sicuramente il lavoro svolto dallo staff della protagonista, che va dalle grandi manovre internazionali alle più piccole vittorie quotidiane. La maggior parte delle attività infatti è di tipo politico, trovare soluzioni originali coinvolgendo sempre i più disparati (e talvolta disperati) attori in gioco. I personaggi dello staff, poi, sono veri, a tutto tondo, con difetti e in grado di commettere grossi errori, cosa che li rende molto più amabili.

3)Il capo di gabinetto del Presidente, Russell Jackson: ammetto che qui sono di parte, visto che il personaggio è interpretato dal mio attore preferito, Željko Ivanek, ma comunque ritengo la sua storyline la più interessante. A differenza di quasi tutti i personaggi che vediamo, idealisti e integri, lui è un vero politico da retrovie: sempre pronto a trovare la soluzione più pratica, è spesso cinico (e quindi divertente) e smonta spesso le frasi da latte alle ginocchia degli altri personaggi, per questo lo adoro.

CONTRO

1)Il Presidente Dalton: non saprei come altro definirlo, se non come tutto ciò che un personaggio non dovrebbe essere. Perfetto, tutti lo adorano, non sbaglia mai, non fa mai un errore, è sempre in buona fede. Chi lo critica, invece, lo fa sempre per le ragioni sbagliate, ed è talmente retorico e finto che ogni volta che parla parte la musichetta patriottica. Nella quarta stagione avrà dei problemi ma… tutto sarà rapidamente spiegato e lui potrà tornare ancora più perfetto a dire frasi buoniste e scontate. Da vomito.

2)Il marito di Bess, Henry McCord, il “pretino”. Il suo personaggio è, incredibilmente, uno dei più amati in USA, ma è veramente il trionfo del buonismo e dell’essere fastidioso. Henry è considerato bellissimo, intelligente e tutti non fanno che dirgli quanto sia fantastico: insegna teologia e etica e non fa altro che citare pensatori importanti e dare preziosi consigli, senza sbagliare mai. Quel che è peggio, è che non si limita a fare il “marito”: no, la figura maschile non può essere relegata ad angelo del focolare, per cui dopo pochi episodi torna in una task force della CIA, con una sua storia tutta attiva e che crea problemi al Segretario di Stato. Ovviamente lui non può lasciare precedenza alla carriera della moglie, non sia mai, per cui episodio dopo episodio lui diventa sempre più importante, addirittura parte delle riunioni della moglie, pronto a dare preziosi consigli.
Onestamente non so chi odio di più tra lui e Dalton.

3)La retorica della supremazia statunitense: va bene, c’è praticamente in ogni serie televisiva, ma qui rasenta il limite del ridicolo. L’ignoranza con cui parlano di Paesi esteri è incredibile, le trame spesso si basano su luoghi comuni e le storie sono inverosimili, perché la Russia e la Cina fanno solo cose malvagie e pessime, mentre gli Stati Uniti solo cose meravigliose. Il governo americano non fa altro che smerdare gli altri paesi, in uno addirittura umiliano l’Italia accettando di prendere e ricollocare la bellezza di 250 migranti per poi festeggiare il loro grande contributo alla causa, che si considera ormai conclusa (sì avete letto bene, 250, non 250 mila…). Ho smesso di contare le volte in cui si riferiscono al Presidente come “leader del mondo libero” e l’Unione Europea è talmente irrilevante che l’unica volta in cui riesce a fare qualcosa lo fa perché intervengono loro a istruirci.

Qualcuno di voi lo ha visto? Se sì, cosa ne pensate? Scrivetecelo in un commento.

 

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