Recensione di “L’uomo delle rune” di Peter V. Brett

“L’uomo delle rune” è un romanzo fantasy pubblicato da Mondadori a Dicembre 2018; il libro, che aveva ottenuto un buon successo in lingua inglese tanto da essere annoverato tra i migliori fantasy del 2008 ed avere avuto i diritti cinematografici prontamente opzionati, era già uscito nel 2011 con il titolo “Il guardiano di Demoni” per Newton and Compton, ma non erano stati tradotti i successivi quattro volumi della serie chiamata “Ciclo del Demone”. Pare che Mondadori voglia invece proseguire con la pubblicazione dei sequel, perché il secondo capitolo, “La lancia del deserto”, è già stata annunciata per il 2019.

Il romanzo è ambientato in un mondo simil-medievale in cui, quando cala la notte, dalle tenebre escono dei sanguinari demoni chiamati coreling che fanno a pezzi tutte le creature viventi che trovano e in particolare danno la caccia agli esseri umani. L’unico modo per proteggersi è attraverso delle rune protettive che vengono tracciate sulle case e su ogni costruzione dove le persone si rifugiano di notte e fungono da barriera; la memoria delle rune che consentivano di attaccare i coreling, invece, è andata perduta secoli prima.
Il libro segue le vicende di tre giovani che non si arrendono al loro destino: Arlen, abile runiere che desidera diventare messaggero e combattere i coreling, Leesha, talentuosa erborista (cioè guaritrice, levatrice e “strega”), e Rojer, un giullare il cui violino ammalia i demoni.

L’universo in cui si muovono i personaggi ha delle atmosfere molto suggestive ed è ben descritto, a partire dai terrificanti demoni, che possono essere di vario tipo a seconda dell’habitat in cui vivono e sono uno più letale dell’altro.
Le ambientazioni sono vivide e varie: infatti passiamo dai paesini rurali in cui nascono i protagonisti alle “Città libere” (che sono racchiuse da mura in cui i coreling non possono entrare), ognuna delle quali ha una cultura specifica e una diversa mentalità.
Alle volte vengono inseriti degli elementi molto intriganti, ma si perdono un po’: per esempio viene sottolineato in più punti che le Madri, le donne che hanno generato la vita, siano le uniche a potersi occupare di politica nella città di Miln. Ci si immagina che quindi il ruolo della donna nella società sia ben diverso… ma così non è. In realtà le donne di Miln fanno quello che fanno nella maggior parte dei libri fantasy medievaleggianti, cioè si occupano della casa, dei figli e via discorrendo, e hanno poca autonomia dal punto di vista sentimentale.
I tre protagonisti nelle loro (dis)avventure incontrano molti personaggi minori, e ho apprezzato che non sempre l’autore ricadesse nella classica distinzione tra buoni e cattivi. Se ci sono pure alcuni individui estremamente sgradevoli, altri vengono rappresentati con dei credibili pregi e difetti per cui alle volte personaggi meschini riescono ad avere dei momenti eroici e altri che sembravano positivi rivelano il loro lato oscuro.
Ci sono alcuni personaggi che ci si immagina debbano avere una qualche sorta di conseguenza o redenzione, ma questo non accade; tuttavia immagino che potrebbero ricomparire nei seguiti.

Si potrebbe dire che fino all’ottanta per cento di questo romanzo fossi abbastanza soddisfatta… senonché, ad un certo punto, l’autore ha deciso che il libro non era abbastanza grimdark se uno dei personaggi non aveva un EventoTraumatico™ che avrebbe reso la sua TristeStoria™ abbastanza triste per le sue cupe atmosfere, e avrebbe portato il suo livello di sfiga cosmica a livello con gli altri protagonisti.
Il problema è che questa parte è stata gestita molto male a mio avviso: infatti, per esigenze di trama poche pagine dopo tutto questo viene liquidato in due parole, il personaggio fa spallucce e pensa “Eh vabè, tutto sommato mi ha sistemato delle questioni irrisolte”, e va avanti come se niente fosse, mettendosi a fare battute di spirito e imbarcandosi in una zuccherosa storia d’amore, esprimendo addirittura voglia di sistemarsi e mettere su famiglia (cosa in quel momento davvero difficile da credere).
Personalmente non credo che per essere autenticamente “grimdark” un libro debba avere un evento brutale e sanguinoso ogni tot di pagine, come se si dovesse timbrare il cartellino, né che ogni personaggio debba “pagare pegno” per poter essere considerato credibile o abbastanza forte, specialmente se per come la trama è costruita ti serve che questo personaggio sia allegro e propositivo e non stia lì ad elaborare i suoi traumi.
Il mondo in cui i personaggi si muovono è senz’altro l’elemento migliore del libro, così come tutto ciò che ha che fare con i coreling, ma secondo me l’evoluzione dei personaggi non è molto ben spiegata, in particolare nella parte finale, per cui sembra che facciano quello che serve alla trama senza che le loro decisioni siano motivate o comprensibili.
Questo per me è stato un autentico dealbreaker, che mi ha impedito di apprezzare il finale e in generale mi ha un po’ rovinato quella che fino a quel momento era una saga fantasy che mi sembrava, nonostante qualche momento un po’ spiazzante, abbastanza promettente.

Sono davvero curiosa di sentire pareri… chi altri l’ha letto?

l'uomo delle rune

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