Recensione de “L’accademia del bene e del male” di Soman Chainani/ Review of “The school for Good and Evil” by Soman Chainani

La recensione è presente in doppia lingua./ English Follows!

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“L’accademia del bene e del male” è un romanzo per ragazzi scritto da Soman Chainani e pubblicato in Italia da Mondadori nel 2015. Si tratta del primo di una saga che ha avuto un enorme successo ed è principalmente indirizzata a ragazzi pre-adolescenti. Ciononostante, io, da adulta, me lo sono goduta e ho ridacchiato amabilmente di quella freschezza e delicatezza che solo i libri per ragazzi sanno regalare.

La storia è ambientata nel paesino di Gavaldon, dove i ragazzi e le ragazze vivono nel terrore di essere portati via durante l’adolescenza dal Gran Maestro, che sceglierà due di loro per portarli nell’Accademia del Bene e del Male, uno in una scuola, l’altro nell’altra. L’Accademia del Bene sforna eroi e principesse delle fiabe e per loro sarà previsto un “Per sempre felici e contenti”; l’Accademia del Male, invece, prepara i ragazzi a diventare i Cattivi, che avranno come obiettivo distruggere la felicità dei primi. A Gavaldon, tuttavia, sanno che la strada non è facile per nessuno dei due, in quanto entrambe le fazioni dovranno sopportare vite difficili e prove terribili; quello che però è noto dai libri di fiabe che arrivano in paese è che i Cattivi alla fine perdono sempre.

Sophie sogna da sempre di essere rapita e portata nell’Accademia del Bene per diventare una principessa e trovare il vero grande amore; insoddisfatta a Gavaldon, si impegna nelle buone azioni e nella cura dell’aspetto fisico, così che possa essere scelta, possibilmente insieme alla sua amica Agatha. Quest’ultima, bruttina, scontrosa e cupa, sembra la classica cattiva delle fiabe, pertanto Sophie spera che sarà scelta per l’Accademia del Male, così che le due amiche possano continuare a stare insieme.

Le cose, però, non vanno come sperato: Sophie viene sì scelta, ma per l’Accademia del Male, mentre Agatha per quella del Bene. Entrambe si ritrovano in un ambiente che non le rispecchia e sembrano tutte e due pesci fuor d’acqua. Convinte che debba esserci stato un errore, le due amiche si impegnano al massimo per dimostrare il malinteso; Sophie, tuttavia, abituata ad eccellere, si ritrova ad andare benissimo anche all’Accedemia del Male, mentre Agatha, nonostante il fatto che dovrebbe essere circondata da persone buone e altruiste, fatica ad inserirsi perché brutta e diversa.

Il romanzo è godibile e divertente, con un sacco di sovvertimenti di stereotipi e dei cliché delle fiabe; in particolare, tutta la parte nell’Accademia del Male è esilarante, specie nella prima parte. Ho trovato davvero simpatica l’ironia con cui tutti gli elementi tipici delle favole venivano ribaltati, a cominciare dagli aiutanti animali, l’importanza di farsi salvare da un principe e da tutta la parte concernente l’aspetto fisico.

Nonostante il romanzo sia pieno di molti dei cliché sulla rivalità femminile, il messaggio finale è molto moderno e maturo, con una capacità di ridicolizzare dolcemente le storie cavalleresche davvero apprezzabile.

I personaggi sono molto approfonditi e con personalità complesse che, ammetto, non mi aspettavo in un libro per ragazzi; nonostante vi sia fin dall’inizio un’apparente distinzione tra Buoni e Cattivi, quelli che vediamo sono a tutto tondo, con pregi e difetti, e il lettore si affeziona facilmente a molti di loro. Personalmente il personaggio che ho apprezzato maggiormente è quello di Sophie, pieno di contraddizioni e di ipocrisie, ma così vera e autentica da coinvolgere il lettore nelle sue frustrazioni e speranze disattese.

Chi, almeno in questo libro, non ne esce molto bene sono i personaggi maschili: nonostante tutta l’Accedemia del Bene sia permeata di un sessismo profondo (i maschi imparano il Valore e devono agire, mentre le femmine devono essere belle e farsi salvare), i Buoni ne escono scialbi e talvolta ridicoli. Tedros, il bello della scuola, l’eroe dei sogni di tutte, è un semplice oggetto del desiderio, un personaggio debole e noioso che non fa che scalpitare per essere preso sul serio perché “lui è l’uomo”: nonostante la sua capacità di attrazione dovuta al suo bell’aspetto e un generale buon cuore, non ha la forza né il carisma delle due protagoniste e infatti passa quasi tutto il tempo a piagnucolare di dover trovare il vero amore e non saper chi scegliere. Questo sovvertimento dei ruoli classici è piuttosto divertente e l’ho apprezzato: spero solo prosegua nei successivi volumi e che la storia non prenda una piega più classica.

Non aggiungo altro per non fare spoiler, ma continuerò sicuramente la lettura dei libri successivi, con la speranza che siano altrettanto originali e dissacranti.

In conclusione, un romanzo divertente e insolito, che consiglio agli amanti del fantasy di tutte le età, dai giovanissimi a quelli più grandi.

 

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“The school for Good and Evil” is a novel for children written by Soman Chainani and published by Harper Collins in 2013. It’s the first volume of a saga that has had enormous success and is mainly aimed at pre-teens. Nevertheless, as an adult, I enjoyed it and giggled at the freshness and gentleness that only children’s books can give.

The story is set in the little village of Gavaldon, where boys and girls live in terror of being taken away during their adolescence by the School Master, who will choose two of them to take them to the School for Good and Evil, one in one place, the other in the other. The School for Good churns out fairy-tale heroes and princesses and a “Happily ever after” will be provided for them; the School for Evil, on the other hand, prepares the kids to become the Villains, whose goal will be to destroy the happiness of the good ones. In Gavaldon, however, they know that the road is not easy for either of them, as both factions will have to endure difficult lives and terrible trials; but what is known from the storybooks that arrive in the village is that the Villains always lose in the end.

Sophie has always dreamed of being kidnapped and taken to the Academy of Good to become a princess and find true love; unsatisfied with Gavaldon, she commits herself to good deeds and taking care of her physical appearance, so that she can be chosen, possibly together with her friend Agatha. The latter, ugly, surly and gloomy, looks like the classic villain of fairy tales, so Sophie hopes that she will be chosen for the School for Evil, so that the two friends can continue to be together.

Things, however, don’t go as hoped: Sophie is chosen for the School for Evil, while Agatha is chosen for the School for Good. Both find themselves in an environment that does not reflect them and they both seem to be fishes out of the water. Convinced that there must have been a mistake, the two friends do their best to prove the misunderstanding; Sophie, however, accustomed to excelling, finds herself doing very well even at the School for Evil, while Agatha, despite the fact that she should be surrounded by good and selfless people, struggles to fit in because she is ugly and different.

The novel is enjoyable and fun, with a lot of subversions of tropes and fairy tale clichés; in particular, the whole part in the School for Evil is hilarious, especially in the first part. I found the irony with which all the elements typical of fairy tales were overturned, starting with the animal helpers, the importance of being rescued by a prince and the whole part about the physical appearance, very funny.

Although the novel is full of many of the clichés about female rivalry, the final message is very modern and mature, with an ability to gently ridicule chivalrous stories that is really appreciable.

The characters have very thorough and with complex personalities that, I admit, I didn’t expect in a children’s book; although there is an apparent distinction between Good and Evil from the beginning, the ones we see are well-rounded, with merits and faults, and the reader easily becomes attached to many of them. Personally, the character I have most appreciated is Sophie, full of contradictions and hypocrisies, but so true and authentic as to involve the reader in her frustrations and unfulfilled hopes.

Who, at least in this book, does not come out very well are the male characters: although all the School for Good is permeated with a deep sexism (males learn Value and must act, while females must be beautiful and be saved), the good ones come out dull and sometimes ridiculous. Tedros, the handsome boy of the school, the hero of everyone’s dreams, is a simple object of desire, a weak and boring character who does nothing but paw to be taken seriously because “he’s the man”: despite his attractiveness due to his good looks and a general good heart, he has neither the strength nor the charisma of the two main characters and in fact he spends almost all his time whining about having to find true love and not knowing whom to choose. This subversion of classical roles is quite funny and I appreciated it: I just hope it continues in the following volumes and that the story doesn’t take a more classical turn.

I won’t add anything else in order not to make spoilers, but I will certainly continue reading the following books, hoping that they will be just as original and desecrating.

In conclusion, a funny and unusual novel, which I recommend to fantasy lovers of all ages, from very young to older ones.

 

l'accademia del bene e del male

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