Recensione de “La maschera di Ir- La figlia dell’aria” di Marta Duò

“La maschera di Ir- La figlia dell’aria” è il primo romanzo fantasy di una trilogia in corso, scritto e prodotto da Marta Duò.

La storia è ambientata in un universo diviso dal potere degli Elementi, dove ognuna delle quattro parti ha un Re e una Regina; Iriae è un ragazzina di sedici anni, sempre vissuta in un Tempio dove la Magia Oscura ha letteralmente fatto sparire le persone che amava, che si mette alla ricerca dei suoi genitori, i sovrani dell’Aria. Per farlo, dovrà inevitabilmente scontrarsi con il villain del libro, il Diseredato, a capo di un pianeta orrendo, lontano dai regni degli Elementi. Quest’ultimo ha liberato il Fuoco Nero che sta distruggendo tutto e porta lo scompiglio nell’universo. Anche Deneb, l’altro protagonista, è prigioniero su questo pianeta, torturato dal potere della magia oscura; tuttavia, in sogno, vede Iriae e in lui si riaccende la speranza.

Si tratta della prima saga dell’autrice, nonché la prima volta che si approccia al fantasy classico. L’inizio, con un tempio che scompare, ricorda molto “La storia infinita”, ma diversi sono gli omaggi all’universo di Dragon Ball. Lo stesso concetto di sparire, anziché morire, mi ha ricordato molto i prodotti nipponici.

Ho trovato la prima metà del libro più faticosa e avrei gradito più spiegazioni sul mondo; da metà, il libro mette il turbo e i personaggi si muovono freneticamente nel palazzo del Diseredato. Filo conduttore del viaggio sono le maschere che sono costretti a indossare e che dividono i sudditi in diverse “caste”; la maschera rappresenta il ruolo a cui le persone sono relegate, ma permettono alla protagonista di infiltrarsi e farsi strada nel palazzo. Tema portante è l’oscurità che qui assume diversi significati, in particolare a livello personale: Iriae dovrà addentrarsi in tenebre profonde prima di riemergere, e non lo farà senza ritrovarsi molte cicatrici dell’anima.

Deneb ci mostra un altro tipo di magia: il suo destino sembra segnato dalla disperazione, “dolore” e “sofferenza” sono le parole più ricorrenti nei suoi capitoli, la sua magia oscura una maledizione e non un’opportunità. I suoi capitoli, molto incisivi nella prima parte (nella seconda parte l’azione è tutta di Iriae invece), ci fanno vedere un personaggio che sembra spezzato e che si lega inevitabilmente alla protagonista.

In questo primo volume viene messa davvero tanta carne al fuoco: la magia, il Fuoco Nero (quasi una rivisitazione moderna e cinica di Prometeo), gli elementi, la società, l’Universo diviso in quattro, una profezia, un padre crudele da ritrovare… solo una piccola parte della trama viene chiusa nel primo libro e al lettore non resta che aspettare il secondo per vedere soddisfatta la propria curiosità.

Il target dovrebbe essere young adult a causa dell’età della protagonista, ma credo possa essere letto ad ogni età: i fardelli portati dietro dai personaggi li rendono più maturi e i loro problemi non sembrano essere quelli di adolescenti, quanto piuttosto di pedine su una scacchiera galattica.

In conclusione, un romanzo complesso e con personaggi sfaccettati che introducono un universo fatto da magie, scontri e oscuri destini. Consigliato agli amanti del fantasy classico con contaminazioni da space opera.

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