Recensione della serie tv “The Gilded Age”

“The Gilded Age” è una serie tv statunitense scritta e prodotta da Julian Fellowes (autore di Downton Abbey) per HBO; in Italia è disponibile su Sky. Al momento sono uscite le prime due stagioni, la terza è prevista per la fine del 2025.

La storia è ambientata nella Gilded Age della storia statunitense, cioè la loro Età dell’oro, in particolare dagli anni Ottanta del diciannovesimo secolo. La protagonista è Marian Brook (Louisa Jacobson) che, rimasta orfana del padre e rimasta senza un soldo, si trasferisce a New York dalle zie, la autoritaria e conservatrice Agnes van Rhijn (Christine Baranski) e la “zitella” dolce e ingenua Ada Brook (Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the City). Dall’altro lato della strada della casa delle zie, la famiglia Russell (composta dal magnate ferroviario George, l’ambiziosa moglie Bertha e i figli Larry e Gladys) cerca di affermarsi in una società ultraconservatrice che li snobba e non permette loro di frequentare ambienti altolocati. Infatti, la società americana dell’epoca non vedeva di buon occhio le famiglie “nuove”, vale a dire i benestanti che non discendevano dai pellegrini della Mayflower. In tutto questo, Marian riceve l’aiuta di Peggy Scott, segretaria nera che ha un misterioso segreto e che inizia a lavorare per zia Agnes, superando molti dei pregiudizi del resto della servitù.

La serie è veramente ben fatta, come tutte quelle di Julian Fellowes, e penso si possa considerare come la versione newyorkese di Downton Abbey. Tutto ruota intorno al riscatto di Marian che si trova catapultata in una società conservatrice ma che, al contempo, sta vivendo i cambiamenti radicali dell’arrivo dei nuovi ricchi, rappresentati da Bertha Russell e dalla sua ascesa. A fare da sfondo, il tema tanto caro a Fellowes di dualità upstairs/downstairs (il rapporto profondo e talvolta conflittuale tra domestici e datori di lavoro), la nascita del teatro dell’opera Metropolitan Opera House, l’inaugurazione del ponte di Brooklyn e i problemi che la popolazione nera affronta in una città in pieno cambiamento.

Ho apprezzato tutto della serie, dalla regia alla fotografia, passando per la trama e i personaggi, ma soprattutto quel senso di “bello” che le serie in costume come queste riescono a dare, con quei dialoghi privi di parolacce e con tutti che “parlano bene”. Il personaggio di Agnes van Rhijn, interpretato dalla bravissima Christine Baranski, riprende un po’ quello di Violet Crawley (Maggie Smith) di Downton Abbey, ma qui troviamo una adorabile Cynthia Nixon a farle da contraltare e il mix funziona benissimo, tanto che secondo me sono i personaggi meglio riusciti.

I Russell sono ancora diversi: determinati e talvolta spietati, sono la differenza maggiore rispetto ai personaggi a cui Fellowes ci aveva abituati. Interessante anche la scelta della storia del personaggio di Peggy, che ci trascina nel mondo nero della New York dell’ottocento, ma dalla prospettiva di una donna colta e benestante, ma che comunque vive pregiudizi oggi intollerabili, il tutto inserito in una narrazione delicata ed efficace. Ho apprezzato molto anche il personaggio di Oscar van Rhijn che, dapprima negativo (è un cacciatore di dote che vuole sistemarsi per nascondere la sua omosessualità e prendersi molti soldi), presenta comunque un percorso che lo rende a tutto tondo e a cui lo spettatore finisce per affezionarsi.

In conclusione, una serie tv che consiglio caldamente ai fan di Downton Abbey e, in generale, agli appassionati delle serie in costume. Non ve ne pentirete!

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