Je suis Cho Chang

Da grandi fan di Harry Potter avremmo potuto parlare di molti altri personaggi, ma forse ce n’è uno, particolarmente bistrattato dai fan, che merita una riflessione.

Cho Chang è stato uno dei personaggi più tempestato di critiche, tanto da avere addirittura degli hater (che se la sono persino presa con l’attrice che la interpretava), cosa abbastanza inaspettata per quello che non era certo uno dei protagonisti o degli antagonisti.

Cho è la prima ragazza di Harry e viene ricordata quasi unicamente per le sue crisi di pianto; non vogliamo parlare neanche dell’adattamento cinematografico che la vede protagonista di un tradimento che nel libro non ha commesso, ma concentrarsi su come sia stata tanto odiata per quel, poco, che le vediamo fare nei libri.

Cho soffre molto per la morte del suo ex-ragazzo Cedric Diggory, ed esprime questa tristezza, che a tutti i livelli diventa vera depressione, nello sport (inizia a volare male) e nei rapporti con gli altri e, per questo, molti l’hanno criticata e descritta come un personaggio debole, fragile e fastidioso.

Rachel Ronstad, una studentessa di college americana di origine asiatica, ha scritto e recitato un monologo che ha vinto dei premi, in cui accusava JK Rowling di essere razzista, in quanto Cho rappresenterebbe lo stereotipo della ragazza asiatica che viene abbandonata dall’eroe bianco e non sa fare altro che piangere ed essere inutile e sottomessa.

Lo stesso Harry si lamenta delle lacrime di Cho, il tutto condito nel successivo libro dal contrasto con il suo nuovo amore, Ginny, che non piange mai, evviva.

Andando controcorrente, però, vorremmo ragionare un attimo sul suo personaggio e smentire, punto per punto, quelle che sono critiche ingiuste.

1) Cho piange.
Embé? Un sacco di gente piange, è un modo come un altro di manifestare il disagio e la tristezza e, probabilmente, uno anche parecchio funzionante, che viene considerato disdicevole soltanto nella nostra cultura attuale (per esempio molti eroi classici, a partire da Achille dopo la morte di Patroclo, piangono senza riserve, e nessuno li considera deboli per questo).
Cho ha subito un innegabile trauma: il suo ragazzo è stato ucciso e come se non bastasse lei, come tutta la scuola, l’ha scoperto vedendo apparire il suo cadavere all’improvviso durante quella che avrebbe dovuto essere una premiazione.
Lei soffre, esprime tale sofferenza, la elabora e poi va avanti, superando la disperazione dopo averla affrontata.
Harry fa il duro, la critica, non la comprende, ma lui stesso si porta dietro lo stesso dolore, cosa che lo porterà a fare scelte pessime, che porteranno alla morte di un personaggio anche parecchio importante.

2) Cho è una brutta persona perché è gelosa di Hermione.
Certo, giustissimo, non fa una piega.
Quante persone, se il partner dicesse loro che a San Valentino escono con altri, la prenderebbero benissimo? Fai pure, divertiti.
Suvvia, siamo onesti: altro che una scenata in un bar, conosco persone che avrebbero fatto volare direttamente il tavolo, Madama Piediburro e pure Roger Davies che limonava lì accanto.

3) Cho resta dalla parte di Marietta anche se ha tradito l’ES.
Questo è un punto davvero controverso perché… è davvero una brutta cosa? Certo, tutti nei panni di Harry ci saremmo risentiti, ma… caspita, Cho è l’amica perfetta! Non è che sceglie di restare dalla parte dell’amica traditrice, lei sa perfettamente qual è la parte giusta, ma la perdona. La perdona davvero, non per finta: resta con lei, si preoccupa della sua incolumità e se la prende con una ragazza che l’ha deturpata a vita per aver fatto la spia (per aver seguito la legge, e sotto la minaccia di vedere la madre perseguitata e licenziata… e anche qui ci sarebbe da ripensare un attimo alla sorte di Marietta e a come viene trattata).
Cho ha cioè quella maturità e quella indulgenza, la capacità di comprendere e perdonare che manca a tutti in quel momento, persino a Silente.

4) Cho non parla più a Harry.
Si può rispondere in tanti modi a questa critica, ma… Harry non parla più a Cho. Capirai, cose che capitano con i fidanzatini delle superiori. Tuttavia, ancora una volta, vediamo in Cho una maturità più grande: alla fine del settimo lei è gentile e leale verso Harry.
Ovviamente tale maturità non è arrivata ancora a Ginny che ci regala un momento di autentica rivalità inutile e patetica non permettendole di aiutare Harry perché è gelosa.
Grazie, Ginny: meno male che ci sei tu per ricordarci che non tutti gli studenti di Hogwarts sono perfetti e maturi.

5) Cho non è come Ginny.
E meno male!
Ginny è uguale alla madre di Harry, probabilmente una clamorosa self-insertion della Rowling, ennesima donna perfetta dai capelli rossi che tutti stimano e adorano.
Anche all’interno della stessa narrazione, Cho è implicitamente criticata per essere una ragazza non “diversa da tutte le altre”, che ha caratteristiche femminili tradizionali, come l’esprimere il dolore attraverso il pianto, o il preferire andare in una sala da té che vende cupcake colorati (anticipando peraltro la moda che sarebbe scoppiata anni dopo -tiè-) invece che bere birra in un pub lercio e male illuminato, il che forse la dice lunga sulla misoginia interiorizzata.
Ginny invece è diversa, è un maschiaccio, lei non piange perchè “è forte” ma a tratti sembra che l’autrice voglia imporre questi sentimenti positivi nel lettore, senza riuscire a suscitare una versa simpatia per il personaggio.
Ma se anche Ginny fosse stata George Takei nel corpo di Julianne Moore, non avrebbe importanza: Cho è un personaggio diverso e si è trovata nella storia di Harry.
Davvero pensavate che lui si mettesse al primo colpo con la donna che avrebbe sposato? Ci speravate?

Questo per concludere il post #jesuischochang : non c’è nulla di vergognoso nel non essere un maschiaccio. Non c’è nulla di debole nel piangere, nel mostrare le proprie emozioni e i propri disagi ed affrontare la propria tristezza in modo sano e sincero. Non c’è nulla di male ad essere depressi, ancora di più dopo la perdita di una persona cara.
Questo voler apparire forte ricalcando modelli classici maschili non serve a nulla, se non a creare persone represse che poi spendono 100 euro a seduta da uno psicanalista.

O a fare uccidere Sirius.

 

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