Recensione “La scrittrice del mistero”

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Abbiamo letto, anzi divorato in pochissime ore, il nuovo avvincente romanzo di Alice Basso “La scrittrice del mistero”.
Ecco la nostra recensione!

LA SCRITTRICE DEL MISTERO

Il quarto libro della serie della ghostwriter Vani Sarca riprende esattamente da dove avevamo lasciato la protagonista, cioè alle prese con il personaggio principale maschile, Romeo Berganza, e con un’inedita ansia per le sorti della loro love story, che sembra andare TROPPO bene, cosa a cui la nostra non è abituata.

L’ex fiamma di Vani, Riccardo Randi, però non è svanito nel nulla, anzi la novella coppia dovrà indagare proprio su uno stalker che perseguita l’affascinante scrittore, recapitandogli minacce e macabri souvenir.

Nel frattempo, Vani non rimane con le mani in mano con la sua attività creativa: dovrà infatti salvare le sorti della casa editrice L’Erica (nonché del suo machiavellico capo Enrico Fuschi) scrivendo una serie di thriller dozzinali per il beniamino delle classifiche Henry Dark (che, si scoprirà, non è un personaggio così esotico come il nome sembra suggerire).

La trama scorre rapida e trascinante come sempre, tenendo il lettore incollato alle pagine, grazie ad una narrazione sempre fresca e alle divertenti battute di Vani che hanno determinato il successo dei capitoli precedenti della saga.

Gli appassionati di gialli inoltre saranno deliziati nel ritrovare molti riferimenti e aneddoti sugli scrittori leggendari del genere.

La trama lineare dell’indagine contriubuisce al far scorrere il romanzo ancora più rapidamente, tanto che si finisce il libro in pochissimo tempo e senza annoiarsi: i personaggi dei precedenti libri ritornano quasi tutti, completando un quadro articolato e mandando ogni tassello dell’universo Sarca al suo posto.

Ritroviamo infatti l’adolescente Morgana anche lei alle prese con i problemi di cuore, accompagnata dalla pragmatica Laura; il giovane Ivano, con la sua innocenza e saggezza; l’anticonvenzionale anziana Irma, e soprattutto la sorella di Vani, Lara.

A differenza dei precedenti libri, infatti, viene dato maggior risalto a questo personaggio tanto bistrattato dalla sorella narratrice, che a noi, lo confessiamo, è sempre stato simpatico.

Lara è la sorella della protagonista, più ignorante e semplice; nei libri precedenti, i dialoghi con lei mettevano sempre in risalto quanto la poveretta fosse la più scema della famiglia (per esempio alcune scene in cui Lara fa delle domande e viene bombardata da riferimenti letterari che non capisce ci hanno ricordato un po’ Lorelei Gilmore quando va a pranzo dalla famiglia di intellettuali di Harvard e rischia di non mangiare il dolce poiché non sa rispondere alle domande).

A questo punto della storia, Lara si ritrova otto chili in più, due pargoli gemelli piangenti sempre dietro (il che significa che probabilmente soffre di una deprivazione del sonno che farebbe rabbrividire i redattori della Convenzione di Ginevra) e come se non bastasse tutti la trattano come una casalinga che non ha un lavoro e quindi “non fa nulla tutto il giorno”.

Insomma, Lara, per noi sei l’eroina della storia! Non l’eroina che meritavamo ma quella di cui avevamo bisogno. (cit.) #teamlara #jesuislara

In questo volume, finalmente, vediamo Vani prestare maggior attenzione alle difficoltà della sorella, cosa che si inserisce molto bene nel processo di maturazione che abbiamo visto fare alla nostra protagonista nel corso della saga.

In questo romanzo infatti vediamo una Vani un po’ diversa dal solito, leggermente più ammorbidita e più ben disposta verso gli altri… o forse semplicemente più felice.

La storia d’amore con Berganza non è soltanto una linea narrativa per tenere su l’attenzione del pubblico (e a cui quindi, come spesso accade, viene impedita la realizzazione fino all’ultimo secondo), ma una parte integrante del suo percorso di crescita, che dimostra che anche le coppie felici non devono necessariamente rendere un libro sdolcinato e stucchevole, ma anzi possono dare ai personaggi un maggiore spessore.

Un altro personaggio secondario a cui viene dato un grande risalto, specie nel finale, è Enrico Fuschi, il capo di Vani: non vogliamo fare spoiler, ma… wow! Davvero un gran momento e un personaggio veramente ben riuscito e con una sua crescita all’interno del romanzo.

Inoltre, sempre muovendoci sul filo sottile dello spoiler, ci sembra doveroso sottolineare il VERO insegnamento di questo romanzo, che speriamo venga recepito dal mondo dell’editoria… e cioè che vale sempre la pena leggere un manoscritto inedito, 😉

Ancora una volta Alice Basso è riuscita a creare una storia avvincente, piacevole e ammaliante, con un libro forse ancora migliore dei precedenti.

Che dire, aspettiamo con ansia il successivo!

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