Recensione senza spoiler di “Solo- A Star Wars Story”

SOLO- A Star Wars Story RECENSIONE SENZA SPOILER

Mercoledì 23 Maggio è uscito nelle sale il nuovo spin-off di Star Wars, il secondo dopo il fortunato “Rogue One”, diretto niente popò di meno che da Ron Howard. Ammetto che la cosa mi aveva preoccupata non poco, dal momento che ero rimasta scioccata dal pessimo adattamento fatto da quest’ultimo con “Inferno”, ma, quando non prende spunto da un libro (e non lo cambia tutto), il risultato è ammirevole.
Il film, interpretato da Alden Ehrenreich che eredita il ruolo da sempre di Harrison Ford, ha ricevuto critiche molto discordanti, accusato di essere una pellicola poco originale e senza anima, in pratica un mero fan service.
Purtroppo ultimamente tutto ciò che aggiunge qualcosa alla trilogia originale viene marchiato come negativo, brutto, criticabile, problema già visto con la trilogia sequel, e anche in questo caso viene fatto il confronto con il passato, ormai santificato e glorificato all’eccesso.
Il film, secondo me, invece è molto gradevole e divertente, senza però cadere nel comico esagerato e in grado comunque di dare un panorama diverso dell’universo di Star Wars; come anche capitato in Rogue One, è bello vedere personaggi non Jedi, che risolvono le questioni con le loro abilità e una piccola dose di fortuna (o sfortuna, vedi Rogue One) e non semplicemente con la Forza.
L’ambientazione è molto ben riuscita, riprendendo tematiche tipiche dei vecchi GDR di Star Wars, come la questione dei bassifondi, i sindacati criminali, le missioni fatte per necessità e non per ideali: l’inizio mi ha ricordato molto il primo Kotor, cosa che non ho mancato di apprezzare.
L’elemento che mi aspettavo maggiormente era, come per molti, Chewbecca e la sua storia, cosa non facile da rappresentare, visto che cronologicamente l’ultima volta lo avevamo lasciato su Kashyyyk, a lottare contro l’Impero al fianco di Yoda: molti anni dopo lui è un contrabbandiere accanto ad Han Solo e mancava tutto ciò che era accaduto in mezzo. Niente da fare, Chewbe è sempre il più tenero e il più simpatico e dopo già metà film si ha la strana convinzione di riuscire a capire cosa dica, sensazione che mi era già capitata in Episodio VII.
L’altra nota positiva va sicuramente a Lando Carlissian, interpretato da un fantastico Donald Glover: il personaggio appare all’inizio come un comic relief, ma alla fine è stato l’unico a commuovermi davvero con la sua stramba amicizia con il suo droide.
Anche in questo film il ruolo dei droidi è marcato, divertente e allo stesso tempo intrigante: da fan di George Lucas mi dispiace ammetterlo, ma i registi successivi sono riusciti laddove lui aveva fallito miseramente, cioè riuscire a fare droidi parlanti (nel senso vero, non come R2D2) non fastidiosi. Se C3PO era stato veramente fastidioso, secondo solo a Jar Jar Binks, L3-37 (il droide di questo film) prende le redini lasciate da K-2SO, quello di Rogue One. Anzi, ad essere onesti, il film introduce una tematica spesso trattata nei GDR di Star Wars, cioò l’idea dell’autodeterminazione di un robot, e la sviluppa in modo ironico e interessante.
Una menzione speciale, infine, va per un cameo finale, così sconvolgente da fare per un attimo dimenticare l’entrata di Darth Vader alla fine di Rogue One: inutile dire che mi aspetto un film successivo per giustificare ciò che ho visto.
Ho lasciato per ultimo l’unico elemento che non mi ha convinto, cioè Emilia Clarke: il suo personaggio aveva veramente la storia più bella, più complicata e meno banale (purtroppo nei film di fantascienza i personaggi femminili vengono speso relegati a fare il mero love interest), ma l’attrice non mi ha proprio convinto. Se come Daenerys potevamo giustificare la sua pessima recitazione con il fatto che il personaggio fosse scialbo anche nel libro (opinione personale, fan di Daenerys non me ne vogliate), qui non ha scuse: certo, non è imbarazzante, ma poteva rendere molto meglio un personaggio dalle grandi potenzialità e che era in grado, secondo me, di bucare lo schermo. Una Carrie Fisher avrebbe fatto di più con una sceneggiatura molto più debole, la stessa Felicity Jones è riuscita a caratterizzare una grande Jyn Erso con molte meno frecce al suo arco. Onestamente mi è sembrata un’occasione mancata.

Per riassumere.

Perché andare a vederlo? Il film è avvincente, divertente e originale, presenta situazioni diverse dal classico film di Star Wars, ma, allo stesso tempo, non è una martellata sulle palle come era stato Rogue One (non parlo del ritmo, parlo del finale: bello, ma che deprimente!)

Perché non andare? Per le stesse ragioni: se non vi sono piaciuti tutti gli Star Wars che non sono la trilogia originale o avete odiato quelli che hanno inserito un minimo di ironia che non siano i vaneggiamenti di C3PO, allora non vi piacerà. Il film è prima di tutto divertente e con lo scopo di intrattenere: personalmente credo nasconda molti più messaggi di quanti ce ne fossero negli Star Wars originali (un po’ come ep VII e VIII), ma sono più sottili e il tono epico della Forza non è assolutamente presente.

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