Je suis come le altre

Questa settimana il je suis è dedicato ad una tematica talmente presente in libri e film da essere quasi un topos letterario, cioè la rivalità tra donne e il famigerato “lei non è come le altre”.
Spessissimo in letteratura o nel cinema, i personaggi femminili vengono contrapposti ad altri per definirli, creando la solita lotta per ottenere qualcosa, di solito il love interest maschile.
Se il tema della rivalità è presente da sempre, nei personaggi femminili ha spesso una connotazione irreversibile, cioè la “rivale femminile” non ha possibilità di riscatto e incarna tutti i difetti che il pubblico odia e, per questo, viene infine umiliata e “sconfitta”. Quando il protagonista è maschile invece molto spesso assistiamo al superamento della rivalità per un fine più nobile, normalmente la lotta contro il nemico comune: questo permette al “rivale” di diventare personaggio e acquisire una maturità che lo eleva ad essere a tutto tondo. Quindi vediamo Harry Potter aiutare ed essere aiutato da Draco Malfoy, ma non vediamo mai Hermione allearsi con Pansy Parkinson.

Il tema della rivale, sconfitta, umiliata e normalmente sbeffeggiata dallo stesso personaggio maschile di cui è innamorata, è presentissimo praticamente ovunque, ironicamente proprio nei prodotti per ragazzi, cosa che secondo noi contribuisce solo ad una misoginia interiorizzata e ad una stereotipizzazione dei personaggi. Spesso la “lei che non è come le altre” diventa la terribile Mary Sue, il personaggio forse più diffuso e abusato in letteratura e nel cinema, ma soprattutto suggerisce l’idea che la maggior parte delle ragazze siano stupide, false ed ipocrite e bisogni perciò cercare un’eccezione alla regola.
Di seguito tre esempi negativi di questo topos e tre elementi invece che vanno controcorrente.

Esempi negativi:

1) Lena Duchaness e le sue compagne di classe in “Beautiful creatures”: il personaggio femminile principale viene descritto attraverso gli occhi del protagonista Ethan Wate, che la nota subito per il suo essere diversa. Il sistema utilizzato per presentare la sua figura è proprio quello di contrapporla alle altre ragazze della scuole e sottolineare la sua diversità, elemento quindi positivo e insolito. “Oh mio Dio, una ragazza intelligente, bella e brava: non è come le altre!”
Non ci siamo proprio…

2) Gwen e Charlotte nella saga di “Ruby Red” (solo nei libri, il film cambia completamente il terzo volume proprio per correggere questo odioso cliché): in questa saga fantasy tedesca è cruciale la rivalità tra i due personaggi, la protagonista Gwen e la “perfettina” Charlotte. Quest’ultima, pur avendo una storia interessantissima e dal potenziale incredibile, viene relegata a mera figura antagonista, sia in una rivalità nelle abilità che nell’amore. La sua sconfitta è totale: nell’ultima scena in cui la vediamo lei piange disperata perché la protagonista le ha portato via tutto e… fine. Loro ridono di questa cosa e questo segna la vittoria morale di Gwen.
La cosa era talmente disturbante da essere stata completamente rivista dal film e, per una volta lo dico, meno male!

3) La già citata prima Pansy Parkinson è un esempio emblematico:, soprattutto per come viene presentata dalla stessa autrice.

Intervista Rowling (2004):Se lei potesse essere uno dei personaggi femminili dei suoi libri chi vorrebbe essere?
R: Hermione, certo non Pansy Parkinson

La Rowling per spiegare perché ama Hermione, la contrappone a Pansy; inoltre, quando le domandarono (2007) come mai quest’ultima non fosse finita con Draco la sua risposta è stata “Lei è ogni ragazza che mi tormentava a scuola. Lei è l’anti-Hermione, la detesto.”
La rivalità è la stessa definizione del personaggio, la loro contrapposizione naturale, una stessa definizione.
Niente di strano forse, ma a nessuno sarebbe venuto in mente di descrivere per contrapposizione Harry e nemmeno lo stesso Draco Malfoy, che forse era nato proprio con il medesimo scopo.

Esempi positivi:

1) “Hunger Games”: se è pur vero che Katniss disprezzi praticamente qualunque persona con cui viene in contatto, la vediamo spesso superare astio e rivalità verso gli altri personaggi, in particolare verso Johanna. All’inizio si scontrano, si infasitidiscono, ma la rivalità viene superata per un bene più grande, ma, soprattutto, dall’empatia, quando entrambe devono superare un’esperienza drammatica.

2) Il Trono di ghiaccio.
Nel primo libro di questa saga YA, per molti versi il più immaturo, il personaggio di Kaltain Rompier viene introdotto precisamente con lo scopo di differenziare la rude e coraggiosa Caelena dalle ragazze di corte, vuote e intriganti. Senza fare spoiler, dopo la sconfitta nel primo volume ritroveremo Kaltain molti libri dopo in una nuova veste, molto più potente e tragica, che le permette di essere finalmente trattata come un personaggio a tutto tondo.

3) “La rivincita delle bionde”: il film, comico e a tratti demenziale, è un completo rovesciamento di tutti gli stereotipi misogini, in particolare quello della rivalità femminile. Qui assistiamo al classico scontro per riprendersi il fidanzato da parte della protagonista, ma poi vi è il ribaltamento della situazione: il tipo che le costringe a questa rivalità è un cretino e loro diventano amiche.

Voi cosa ne pensate? Lo avete notato anche voi? Ditecelo in un commento.

 

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