Recensione di “Romanicomio” di Vincenzo Romano

Il libro che recensisco questa settimana non è un romanzo, ma una guida un po’ insolita, indirizzata ai papà: normalmente non trattiamo guide e ci concentriamo solo sui romanzi, ma questa volta mi sono interessata visto che conoscevo l’autore.
“Romanicomio” è un libro molto particolare, che vuole essere una guida indirizzata alla figura dei papà in generale, cosa che già di per sé mi ha colpito. Non si parla molto del ruolo dei papà, specialmente nel nostro paese, e, quando lo si fa, non lo si fa mai davvero, ma li si descrive spesso e volentieri come genitori di serie B, persone che svolgono un compito poco importante. Questo è avvilente per quei padri che invece si fanno in quattro e, spesso, diventa una scusa per giustificare un disinteressamento di altri padri verso i figli, come se questo fosse un compito esclusivamente delle madri.
L’autore analizza fin dall’inizio come i sentimenti più normali quando si scopre di diventare genitori, quali ansia, preoccupazione e persino paura, non siano contemplati come maschili nella nostra cultura: abbiamo le guide per le donne, per sapere cosa comporterà diventare genitori, ma non per i papà. Il problema è che questi ultimi non sono esenti da questi sentimenti e l’esclusione della loro riflessione dalla quotidianità è uno dei primi orribili segni di una società patriarcale che regolerà tutti i rapporti familiari: la figura paterna non ha motivo di avere ansie perché tanto avrà ben poco da fare, tutto sarà sulle spalle delle donne.
Che dire però dei papà che non vogliono essere semplici appendici di contorno? La guida serve appunto a rassicurare quei padri che invece vogliono prepapararsi al meglio al loro ruolo di genitori, a sapere cosa aspettarsi e, soprattutto, a insegnare loro una preziosa lezione: non saranno più così importanti e al centro dell’attenzione come sono stati fin a quel momento.
Come donna, mi ha fatto riflettere il capitolo in cui si parla del giorno del parto: ho sempre dato per scontato che fosse normale fare le congratulazioni alla mamma e non al papà (in fondo lui non ha espulso un corpo già bell’e formato da un orifizio), ma è interessante notare come questo sia di fatto un momento spartiacque per l’uomo, poiché per la prima volta non è più al centro dell’attenzione, diventa cioè meno importante. L’autore sottolinea il momento e raccomanda di avere pazienza: non deve diventare un alibi per estraniarsi, il ruolo del padre sarà più attivo dopo e, soprattutto, sarà aiutato da figure più esperte di lui con cui non deve entrare in competizione (i famigerati utili e amatissimi nonni, per esempio).
Il libro è particolare perché non dice nulla di nuovo, non è un manuale di un guru che dispensa i consigli segreti per diventare la famiglia del Mulino Bianco: è un libro classico, semplicemente non parla di maternità, ma di paternità. Ho apprezzato molto questo aspetto, ricordare che la genitorialità (specie quando i bambini sono piccoli) non è appannaggio femminile: l’uomo non può partorire, ma questo non gli impedisce di essere un buon genitore dopo e durante la gravidanza. Voler informarsi, avere preoccupazioni, prepararsi all’evento con entusiasmo e con partecipazione non deve essere visto come strano o da ansiosi, vuol dire semplicemente esserci, essere una parte della famiglia, ma soprattutto, essere parte attiva nella coppia.

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