Perché non recensiamo libri con scene esplicite di violenza sessuale

PERCHÉ NON RECENSIAMO LIBRI CON SCENE ESPLICITE DI VIOLENZA SESSUALE

In queste settimane ci sono arrivate diverse richieste di recensioni di libri di scrittori emergenti, un’attività che noi facciamo sempre molto volentieri e con grande piacere.
Vi ringraziamo quindi per l’interesse e la fiducia che ci avete accordato.
Come abbiamo scritto in varie pagine, abbiamo deciso che di norma non accetteremo di leggere e recensire romanzi che contengono scene esplicite di violenza sessuale (in particolare contro le donne, in cui ricade il 99,9% della casistica); può capitare che accettiamo di fare un’eccezione solo se il tema è trattato con quella che riteniamo sia la dovuta sensibilità. In caso contrario ci riserviamo il diritto di non procedere con la recensione, che ne sarebbe inevitabilmente inflenzata.
Vorremmo dedicare questo post per spiegare meglio le ragioni per cui abbiamo preso questa decisione.

Nella stragrande maggioranza dei romanzi che abbiamo letto negli ultimi anni abbiamo trovato descrizioni più o meno particolareggiate di episodi di violenza carnale, al punto che ci sembra che sia diventato un topos letterario esasperato, propedeutico o alla crescita del personaggio maschile oppure come imprescindibile rito di passaggio per l’eroina.
Se parlare apertamente di violenza contro le donne nei secoli scorsi è stato un atto rivoluzionario che ha abbattuto il muro di silenzio e vergogna che per secoli è stato imposto alle vittime, a nostro parere a questo punto si è giunti all’estremo opposto.
Ci rendiamo conto che per molti autori e in particolare autrici, la scrittura possa essere il modo per rielaborare eventi traumatici o per esorcizzare la propria paura, ma non è a questi romanzi che ci riferiamo: stiamo parlando dei purtroppo numerosissimi libri in cui viene inserito questo tema con molta leggerezza, o, peggio ancora, con un livello di dettaglio quasi pornografico, come per stuzzicare l’immaginario del lettore.
Molto spesso la violenza viene trattata nella trama come un complimento per la vittima, come un espediente torbido per avvicinare due personaggi, viene romanticizzata come uno dei tanti modi, o forse il principale e inevitabile, in cui i due sessi interagiscono.
Per alcuni generi sembra addirittura una prassi, come nel romanzo storico o nel fantasy “grimdark”, dove viene lasciato ampio spazio alla descrizione di stupri e simili, ma si glissa elegantemente su aspetti altrettanto veri o grim, come le epidemie “sporche”, la dissenteria cronica, gli ascessi purulenti, ecc…
Noi siamo estremamente contrarie a questa mentalità: innanzitutto la troviamo rivoltante e sgradevole da leggere per sensibilità personale, e inoltre pensiamo che sia un messaggio estremamente deleterio da mandare ai lettori.
L’atto di violenza viene banalizzato e peggio ancora normalizzato: in fondo, secondo questa mentalità, è una cosa che capita a tutte le donne o quasi, no? Quindi non è il caso di farla tanto lunga.
Questo porta a una delegittimazione delle voci delle vere vittime e una minimizzazione dell’impatto del loro trauma.
Prendiamo questa posizione molto forte in merito perché riteniamo che non sia soltanto qualcosa che ci dà fastidio nella letteratura, un “pet peeve” di gusto personale, ma un clima culturale che influenza profondamente la mentalità delle persone, e che abbia un impatto sul modo in cui vengono trattate le donne sia nel quotidiano sia a livello legislativo e istituzionale.

Questo non significa che non ci siano libri che trattano questo tema con la dovuta empatia e che non ci siano piaciuti molto (“La via del male” di J.K. Rowling oppure “La collina delle tigri” di Sarita Mandanna), ma purtroppo rispetto ai libri che abbiamo letto negli ultimi anni si tratta di una assoluta minoranza.
Ci rendiamo conto che si tratta di una generalizzazione, ma è una generalizzazione che siamo arrivate a trovare inevitabile.
Ci teniamo inoltre a precisare che non ci stiamo riferendo a un autore o un libro in particolare, quanto a un sovraccarico maturato nel corso di oltre un decennio.

Ribadiamo la nostra disponibilità a recensire i vostri romanzi, in particolare fantasy e di fantascienza, con questa eccezione.

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