Recensione di “La terra dei sussurri” di Laura Frassetto

“La terra dei sussurri” è un romanzo del 2018, scritto da Laura Frassetto ed edito dalla Elliot edizioni.

Il romanzo racconta le vicende di tre ragazzi che decidono di andare in Messico alla ricerca di una loro amica scomparsa, un’ingegnere edile che si era finalmente concessa una vacanza per fuggire alla rigidità della propria vita. Vanessa, ragazza sovrappeso e bruttina, viveva un’esistenza molto controllata, con dei genitori apprensivi che avevano già subito la perdita di un figlio; il suo unico svago era l’amica Lali (Citlali), sua coetanea di origine messicane, bellissima e ammirata da tutti. È proprio per seguire le orme dell’amica che Vanessa si reca in Messico, dove rimane affascinata tanto da decidere di fermarsi per più tempo e fare nuove esperienze. La ragazza, tuttavia, scompare misteriosamente e le autorità non sanno ritrovarla, né capire cosa le sia successo. Lali e il fidanzato Pier decidono di chiedere l’aiuto di Nirvana, cugino di Lali e messicano, e recarsi direttamente lì per indagare loro stessi, coadiuvati dalla affascinante sorella gemella di Lali, Jay.

Il romanzo è scritto benissimo, lo stile è fluido, scorrevole, stilisticamente perfetto. L’ambientazione è suggestiva e, nonostante sia approfondito il tema della violenza, l’amore per il Messico traspare da ogni pagina: è proprio questa la terra dei sussurri, il luogo in cui tutti vedono una ragazza scomparire, ma non aiutano le autorità… rimangono solo i sussurri di chi non fa nulla per fermare la violenza sulle donne. La terra dei femminicidi, una terra di violenza. Il libro riesce, ciononostante, a mantenere un equilibrio tra denuncia e presentazione di un ambiente molto ricco, suggestivo e affascinante: il Messico appare come un luogo variegato e controverso, dove accanto alla bellezza mozzafiato della spiaggia si trova l’orrore della cieca violenza, che non trova alcuna opposizione.

I personaggi sono molto diversi tra loro, con caratteristiche anche opposte. I continui complimenti sull’aspetto di Lali, descritta in ogni punto di vista come avvenente e affascinante, creano una netta separazione tra i “personaggi belli” (Lali, Jay, Pier e Nirvana) e quelli “brutti” (principalmente Vanessa): i brutti sono tutti sfortunati o malvagi, mentre i belli rappresentano il classico “kalós e agathós”. Vanessa, descritta da tutti come sgraziata e grassa, diventa così sempre più vittima, non solo agli occhi del lettore ma di tutti i personaggi che incontra: questo, però, non ha fatto che aumentare la mia solidarietà nei suoi confronti e ha contribuito con il creare maggiore attaccamento al personaggio.

Il libro lascia l’amaro in bocca: si scopre la verità sulla sua storia, ma non c’è una completa risoluzione e questo è voluto. Le tragedie, quelli che spesso per noi sono meri fatti di cronaca, devono lasciare questo senso di ingiustizia e di incompletezza. Questo senso di amarezza trasmette ancora di più l’idea dell’ingiustizia per quei sussurri che, in fin dei conti, fanno danni tanto quanto la violenza.

La terra dei sussurri

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