Recensione de “La figlia dell’arcimago” di April Anderson

“La figlia dell’arcimago” è un romanzo romance/fantasy scritto da April Anderson ed edito da Delos Digital nella collana “Odissea Romantica”.

La vicenda è ambientata in un universo quasi del tutto analogo al nostro, ma dove esiste la magia e il suo potenziale nelle persone viene misurato tramite un Quoziente Magico.
Il potente arcimago Lezius Spencer Lloyd, al centro di uno scandalo politico che ha rivelato la sua influenza nel pilotare le elezioni del mondo occidentale, ingaggia una guardia del corpo, Damian, per la sua figlia prediletta, la ventiquattrenne Emily, studentessa dell’accademia magica di Oxford.
Emily è una ragazza turbolenta tanto quanto Damian è giudizioso e compassato, ma la convivenza forzata li porterà a mettere in discussione i rispettivi pregiudizi, sia su se stessi che sull’altro.

Il libro mette al centro della narrazione il rapporto tra i due protagonisti.
I loro personaggi sono molto ben definiti, in particolare Emily. Se all’inizio il suo personaggio sembra ricalcare uno stereotipo comune nella letteratura d’intrattenimento (la ragazza ribelle circondata dal lusso ma cresciuta priva di un genuino affetto genitoriale), la prospettiva del lettore cambia completamente quando si scopre che è affetta da un disturbo bipolare.
Questo tema è trattato con molta delicatezza e sensibilità, ed ho apprezzato moltissimo che, nonostante ovviamente lei benefici dalla vicinanza della persona amata, l’amore non venga presentato come la cura di ogni male, e Damian la incoraggi attivamente a prendere regolarmente i farmaci che le servono.
Penso che questo sia un tema molto importante che spesso viene affrontato con superficialità, lasciando intendere che ogni problema legato alla salute mentale si risolva magicamente trovandosi un fidanzato o una fidanzata: questo non accade in questo romanzo, dove i disagi del disturbo bipolare non vengono né romanticizzati (ne vediamo in più scene lati sgradevoli e poco poetici), né risolti in quattro e quattr’otto. Allo stesso tempo il ricorso ai farmaci non viene presentato come una scelta da deboli, ma giustamente evidenziato come parte della cura di sé e del processo di convivenza con i propri problemi.
Damian ne emerge come un love interest davvero interessante, soprattutto perché, al contrario di quanto molto spesso accade nei romance, specialmente quelli a sfondo erotico usciti negli ultimi anni (non faccio nomi, ma probabilmente sapete a che filone e a quale famigerata trilogia mi riferisca), lui è genuinamente una brava persona, sempre guidato dal desiderio di prendersi cura delle persone amate e non nuocere a nessuno.
Questa forse può sembrare una scelta scontata per un protagonista ma così non è nel genere romance, dove lo scenario che ho spesso trovato è l’opposto (il “bad boy” che deve essere curato, compreso e educato all’affettività dalla protagonista crocerossina); mi è piaciuto molto che una presenza positiva e rassicurante venisse presentata come un partner attraente e desiderabile. L’inversione dei classici ruoli avviene anche sul piano sociale dove le dinamiche di potere sono sovvertite (Emily è quella con i soldi, e lui il belloccio spiantato).
Il romanzo ha anche una rappresentazione positiva delle tematiche LGBT: oltre al più classico migliore amico gay, Adam, vediamo anche che la protagonista è apertamente bisessuale. Ho apprezzato che questo non fosse una scusa per presentarla come promiscua o poco incline alla monogamia, ma che Emily vivesse le storie con persone di entrambi i sessi con la stessa fedeltà.

Proprio a voler fare una critica, mi sarebbe piaciuto vedere più approfondita l’ambientazione e come la presenza della magia influisce sul mondo.
Nonostante Emily frequenti una scuola di magia non è ben chiaro che cosa studi né in che modo questa differisca da una normale università; anche quando vediamo un gruppo di persone che si sono laureate in questa accademia tutti insieme, questi non fanno mai magie, e alle volte questo elemento più fantastico sembra cozzare con la quotidianità dei personaggi, che citano Netflix, il Trono di Spade e H&M come se la presenza del sovrannaturale non facesse alcuna differenza nella vita delle persone.
Insomma, a tratti ho avuto l’impressione che il worldbuilding ricalcasse un po’ la struttura delle fanfiction, dove non si insiste molto sull’ambientazione perché questa è già nota al lettore, ma ci si concentra esclusivamente sui personaggi, risolvendo abbastanza in fretta le vicissitudini presentate dalla trama.
Mi rendo conto tuttavia che il romanzo è romance con elementi fantasy, e non viceversa, quindi all’interno del genere è una scelta comprensibile.

In conclusione, consiglio questo romanzo agli amanti della letteratura romantica e chi voglia vedere rappresentato un rapporto autenticamente positivo e rispettoso senza che il libro perda in trasporto e passione.

la figlia dell'arcimago

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