Je suis ambientazione fantasy

Nel corso degli ultimi anni abbiamo letto decine e decine di libri fantasy, e molto spesso (diciamo pure: quasi sempre) ci siamo imbattute in universi simil-medievali, ispirati più o meno accuratamente al livello di tecnologia e organizzazione della società che si presume vigesse nell’Inghilterra medievale. Questa è l’ambientazione utilizzata dai più famosi scrittori del genere, a partire da Tolkien, e considerata “standard” dagli scrittori fantasy.

Ultimamente poi si è affermato il cosiddetto fantasy “grimdark”, che pone l’attenzione sulle caratteristiche meno edificanti delle vicende umane: violenza di ogni genere, assassinii, tradimenti e così via.

Tanto per cambiare sono i personaggi femminili a passarsela peggio: oltre all’onnipresente presenza dello stupro o della sua minaccia, le donne nei fantasy vengono quasi sempre presentate come assoggettate agli uomini, in una società che le considera poco più che bestiame da riproduzione. Spesso vengono presentate delle eroine anticonformiste che lottando si distaccano da questo ruolo precostituito, ma sono per l’appunto l’eccezione, che deve scontrarsi con preconcetti e che quindi presenta caratteri di eccezionalità (particolare talento, forza fisica o di carattere etc etc).

La giustificazione che viene addotta è quasi sempre “il mio romanzo è ispirato al periodo medievale, e a quel tempo era così, quindi ho dovuto introdurre questo tema per accuratezza storica”.

In questo articolo vi spiegheremo perché questa motivazione ci sembra discutibile.

TANTO PER INCOMINCIARE, IL MEDIOEVO

Iniziamo col dire che il Medioevo è un periodo lunghissimo, che copre la bellezza di circa dieci secoli, dal quinto al quindicesimo secolo: si va quindi dalla fine dell’Impero Romano alla scoperta dell’America.

Le caratteristiche di questo periodo sono diversissime, sia prendendo in esame i luoghi (la società nelle zone italiane, frammentate in tanti regni e staterelli, era diversa da quella inglese, unificata sotto la corona) che i tempi.

La concezione che noi, lettori del ventunesimo secolo, abbiamo del Medioevo è perlopiù filtrata dalle fonti di epoca successiva, in particolare rinascimentale o vittoriana: moltissime nozioni che diamo per scontate sul Medioevo sono fake news, come gli elaborati strumenti di tortura (quasi tutti creati per i freak show ottocenteschi) o lo ius primae noctis (una vera e propria leggenda metropolitana).

Per quello che vogliamo esaminare, cioè il ruolo della donna, il cambiamento che è avvenuto in quelle epoche storiche è stato importantissimo.

Innanzitutto dobbiamo considerare che, rispetto alle epoche successive, nel Medioevo uomini e donne vivevano molto più immersi in una comunità che nel nucleo familiare così come viene oggi inteso.

Le donne eseguivano moltissime attività in comune: lavare, filare, occuparsi del bestiame, lavorare nei campi eccetera. Questo da una parte dava loro indipendenza, ma anche protezione. L’idea quindi che troviamo nei fantasy con le famiglie isolate sotto il comando indiscusso del capofamiglia è completamente fuori posto in un contesto medievale.

Le donne erano una parte attiva della società europea: erano artigiane, contadine, mercanti, monache, badesse, pirati (Jeanne de Clisson), reggenti, condottiere, regine.

E questi non erano soltanto casi eccezionali: era la norma. Le donne dovevano affrontare più difficoltà, più discriminazione e mancanza dei riconoscimenti dei loro meriti, spesso ottenevano la loro indipendenza nella vedovanza e oltre a questi compiti dovevano occuparsi quasi sempre del lavoro domestico nonché di eventuali figli, ma lo scenario fantasy in cui ci sono soltanto mogli o prostitute è assolutamente inesatto. Basti dire che la parola inglese per “zitella” è “spinster”, che etimologicamente significa “filatrice”: questo perché filare la lana per i monasteri era un’occupazione molto comune per le donne non sposate di ceto basso.

Anche la sessualità era vissuta in modo completamente diverso, basti pensare che la maggior parte delle famiglie condivideva un letto in comune non solo tra genitori, figli, fratelli eccetera, ma anche con gli ospiti di passaggio.

Certo, non è che il Medioevo fosse un momento di particolare attenzione alle pari opportunità o che la società non fosse patriarcale, ma l’idea, comunissima nei fantasy, compreso il tanto citato per “accuratezza storica” (a torto) “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, della donna vista come una proprietà dell’uomo atta soltanto alla cura della casa e dei figli è frutto soprattutto del periodo della Controriforma, dove non a caso hanno avuto luogo la caccia alle streghe e i relativi roghi.
(Altro luogo comune da sfatare: nel Medioevo non bruciavano le streghe. Quello è successo dopo.)

Insomma, quasi tutto quello che abbiamo in mente sul Medioevo è perlopiù errato: molto spesso le scelte che l’autore farebbe per “realismo” sono in realtà una rappresentazione molto peggiorata della reale condizione femminile nel Medioevo, in cui le donne sono private in misura ancora maggiore di quanto avvenisse nella realtà della loro indipendenza e autodeterminazione.

Inoltre, senza contare gli errori più grossolani, come la presenza di patate o zucche sulle tavole dei protagonisti, il realismo estremo spesso è sgradevole o poco funzionale alla trama: far morire metà dei personaggi di vaiolo (purtroppo comune e diffuso continuativamente fino allo sviluppo del suo vaccino) oppure per colpa di ascessi alle gengive spesso può entrare in conflitto con gli archi delle storie, oltre al fatto che far vedere eserciti preda della dissenteria o occuparsi delle difficoltà del ciclo mestruale in assenza di assorbenti può sembrare poco poetico.

L’aderenza alla realtà di un periodo storico è solo uno dei tanti mezzi dell’autore per dare al lettore l’impressione di essere immerso in un universo coerente con sé stesso, quindi non è questo il punto.

NON É QUESTO IL PUNTO

E difatti non lo è. A me in realtà non interessa se un universo fantasy sia storicamente accurato con l’epoca storica a cui si ispira; anzi, non me ne frega proprio niente.

Se volevo leggere un romanzo storico l’avrei fatto (come spesso avviene): se ho scelto un fantasy è proprio perché voglio qualcosa di diverso, un’ambientazione nuova.

Il problema è che quando un autore introduce un elemento nella sua opera, questo fa una scelta.

Se decide di mostrare un mondo misogino e patriarcale, questo può avvenire per due ragioni: una è la volontà di fare una critica alla società attuale, portando all’estremo la rappresentazione dei pregiudizi, in modo da mostrarne l’assurdità. Questo per esempio è quello che viene fatto da molte autrici (soprattutto donne, come Kristin Cashore), o in modo più satirico da autori come Terry Pratchett.

Purtroppo spesso, almeno per quanto si possa giudicare dalla lettura, molti romanzi sembrano ricadere nella seconda ragione.
Il secondo motivo per cui si costruisce una società fantasy particolarmente violenta e patriarcale è perché si dà per scontato che questo sia lo stato naturale delle cose, che le donne siano EFFETTIVAMENTE inferiori: il loro assoggettamento non è dato, come viene comunemente sostenuto, da una situazione di dipendenza dall’agricoltura che ha portato al controllo dei mezzi di produzione da parte di chi ha maggiore forza fisica.

No, creare universi fantasy con elementi magici in cui la donna è comunque oppressa senza alcuna giustificazione particolare significa veicolare il messaggio che la condizione naturale femminile, in tutti gli universi possibili e immaginabili, è di essere sottomessa all’uomo, e se questo non avviene è solo per una gentile concessione calata dall’alto.

Infatti in queste ambientazione vediamo tranquillamente accettate la presenza della magia, dei draghi, di specie antropomorfe come elfi, nani, orchi, hobbit, goblin e via discorrendo… ma la parità dei sessi? Oh, no per carità! Non è REALISTICO!

Questa giustificazione, a ben vedere, fa acqua da tutte le parti: se il potere come spesso accade è detenuto da chi ha accesso alla magia, che raramente dipende dalla forza fisica, perché gli uomini ne sarebbero avvantaggiati? O anche: perché se invece è la forza fisica a prevalere, tutto il genere umano, generalmente svantaggiato rispetto a nani, orchi, elfi e così via, non è completamente assoggettato a loro e usato alla stregua di bestiame? Perché ai personaggi maschili le altre creature accordano di solito rispetto o addirittura amicizia anche se potrebbero facilmente sopraffarli in combattimento e alle donne invece no?

Stesso discorso per l’omosessualità o i personaggi di colore: perché siamo assolutamente a nostro agio a vedere popoli di razze diverse collaborare tra loro, ancora elfi e nani, ma gridiamo contro il politicamente corretto se ci troviamo un personaggio gay o nero? “Non è realistico, nell’Inghilterra del Medioevo non c’erano neri e gli omosessuali erano discriminati.” Innanzitutto i neri c’erano eccome, ma comunque, come dicevamo, questa non è l’Inghilterra del Medioevo: è un altro mondo, un mondo in cui vediamo persino gli orchi, perché il lettore è ancora così turbato da un diverso orientamento sessuale o da un’altra etnia?

Senza contare che per gran parte del mondo antico l’omosessualità è stata tranquillamente accettata, per quanto codificata in comportamenti accettabili ed altri considerati disdicevoli: quindi non è così bizzarro pensare ad un mondo in cui l’essere gay non sia fonte di discriminazione, anzi, è un’ipotesi storicamente accurata.

I migliori autori, quando proprio vogliono mettere una società patriarcale, giustificano la sua esistenza con una ragione precisa.

George R.R. Martin (sempre lui) per esempio ha scritto un bellissimo libro di fantascienza chiamato “La luce morente”, in cui la nascita di una civiltà aliena fortemente maschilista è spiegata da un’epidemia che ha ucciso gran parte del genere femminile, cosicché le sopravvissute sono state isolate e votate alla riproduzione, e questo ha creato una società incentrata sugli uomini, spesso legati tra loro da un rapporto romantico. L’intero libro è una decostruzione del tema della fanciulla da salvare, e il problema del pregiudizio sessista viene affrontato in modo originale e intelligente.

Molto spesso nella fantascienza si trova maggiore fantasia nella costruzione delle società, ma nel fantasy non è così: perché?

Non è giunto il momento di svecchiare il genere da questi luoghi comuni triti e ritriti?

ambientazione fantasy

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