Recensione di “Melusina” di Aislinn

“Melusina” è un romanzo urban fantasy della scrittrice e blogger Aislinn, edito da Gainsworth; è ambientato nello stesso universo del precedente “Né a Dio né al Diavolo”, ma può essere letto indipendentemente.

Dario, giornalista precario, cantante della band metal “Omnia Noctis”, appassionato di giochi di ruolo e scherma storica, si trova in un momento buio della propria vita, in seguito alla morte per tumore dell’amico e bassista della band, Luca. Per affrontare il dolore si rifugia negli stupefacenti.
Parallelamente, la diciannovenne Eva, malata terminale di cancro al cervello, si trasferisce con la madre a Biveno, la sonnolenta cittadina piemontese in cui risiede Dario, e le strade dei due si incrociano.
Sullo sfondo delle loro vicende, però, si aggira qualcosa di misterioso che miete una vittima dietro l’altra, in un cerchio che si stringe sempre più vicino ai protagonisti, fino alla resa dei conti finale.

Il romanzo affronta molti temi delicati come la dipendenza da droghe, l’elaborazione del lutto e l’accettazione della propria fine imminente, sempre con realismo e un certa crudezza, ma senza esagerare nel morboso; l’elemento paranormale, pur presente in sordina per tutto il romanzo, si esplicita soltanto nell’ultima cinquantina di pagine, con note gotiche e quasi puramente horror, mentre il fulcro vero e proprio della vicenda sembra essere la crescita dei due protagonisti, e il loro approdare alla vita o alla morte a seguito di un percorso uguale e contrario.

Alcuni capitoli relativi al rapporto di Dario con le droghe pesanti arrivano a ricordare Irvine Welsh, mentre l’amara ironia di Eva sul proprio destino mi ha fatto venire in mente i protagonisti di “Colpa delle Stelle” di John Green.

Molto importante è anche il ruolo della musica, in particolare metal e hard rock, che punteggia la vicenda come una colonna sonora cinematografica e contribuisce a definire atmosfera e personaggi.
Nonostante il romanzo sia, come vicende, del tutto indipendente dal precedente capitolo della saga, “Né a Dio né al Diavolo” (che io non ho letto), penso che probabilmente possa essere apprezzato appieno dai suoi lettori, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione del protagonista Dario: questi viene descritto come un leader, un tipo molto figo e carismatico, ma in realtà questo aspetto non viene mostrato ai lettori del solo “Melusina”, che lo incontrano nel pieno della propria parabola discendente, e a cui quindi risulta a volte un po’ difficile capire come mai questo tizio che tratta quasi tutti con estrema villania sia tenuto in così alta considerazione da parte degli altri personaggi e perché tutte le ragazze gli muoiano dietro.
Immagino invece che i lettori della saga abbiano avuto occasione di vederlo in precedenza al massimo del suo splendore.

In generale penso che l’intero romanzo possa essere compreso pienamente soprattutto da chi è familiare con gli ambienti della musica metal e dei giochi di ruolo; io, che sono abbastanza avulsa da questa scena, ho avuto l’impressione che tutti i personaggi fossero inseriti in un sistema di valori alternativo a quello comune e a tratti un po’ straniante (per esempio il ruolo centrale del “Master” di Dungeons and Dragons che sembra rivestire un’autorità morale anche nella vita dei giocatori, o il fatto che lui sia considerato molto affascinante dalle ragazze proprio perché- e non nonostante- appassionato di giochi di ruolo e spadoni medievali).

Ho trovato molto coinvolgenti i personaggi femminili, in particolare Eva e la madre Elena; anche Alessio, il truce batterista dall’aspetto minaccioso ma dal cuore d’oro, non può che guadagnarsi le simpatie dei lettori.

Davvero spettacolare e affascinante il ruolo del mostro che si aggira nell’ombra, su cui non dico altro per non fare spoiler.

In conclusione, consiglio questo romanzo agli appassionati di horror e ai fan della musica metal che amano le vicende torbide e inquietanti.

melusina

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