Intervista alla scrittrice Alice Basso

Ciao a tutti!

 

Di seguito ecco la nostra intervista ad Alice Basso, autrice della saga ambientata a Torino sulla ghostwriter Vani Sarca: se ancora non avete letto questa serie, che inizia con “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, fatelo!

 

Intervista con Alice Basso

 

1) Il tuo personaggio, Vani Sarca, è diventato famosissimo e una vera e propria icona. Come ti è venuta l’idea di Vani?

Eeeeh, adesso! Esageruma nèn, come dicono i piemontesi (ho sempre sognato di dirlo anch’io, prima o poi!). Però grazie, fa molto piacere sapere che qualcuno arriva addirittura a scrivere questo di lei. Dunque: la prima cosa che ho stabilito, di Vani, è stata il mestiere che volevo che facesse, ossia la ghostwriter. Da lì si è innescato un domino di conseguenze, perché avere una protagonista che fa la ghostwriter significa avere una protagonista camaleontica, la cui caratteristica principale è “saper entrare nella testa altrui”, e assumere di volta in volta la voce dell’autore per il quale deve scrivere il libro di turno.

Il problema è che il protagonista di una serie dovrebbe essere fortemente identificato, essere un personaggio di cui ci si ricordi facilmente, alla cui personalità unica ci si affezioni. Così, perché Vani non rischiasse di perdere la sua identità a furia di rivestire quelle degli altri, ho deciso di piazzarle una personalità… fortissima. Di darci proprio dentro, ecco. E così è venuta fuori questa tizia dal sarcasmo inarrestabile, gelosissima della propria indipendenza, che ha per mantra “se solo me ne fregasse qualcosa” e che in ogni gesto e parola sembra rimarcare il fatto di non volersi contaminare con niente e nessuno.

2) Il processo di trovare un editore è stato difficoltoso? L’editing della CE ha fatto cambiamenti importanti?

Non è stato difficoltoso, ma questo – ci tengo a specificarlo – non significa che io non veda e non tocchi con mano tutti i giorni quanto, invece, mediamente SIA difficoltoso trovare un editore, che non solo sia disposto a dare fiducia a un esordiente, ma a cui anche l’esordiente senta di poter dare fiducia. Io sono passata attraverso un’agenzia – una prestigiosa, di cui le CE si fidavano molto (e anche una delle ultime che, all’epoca, non facesse pagare la valutazione; credo che da allora si siano praticamente estinte. Azzeccare un’agenzia con questi pregi è esattamente il genere di colpo di fortuna che può fare UN SACCO di differenza per un aspirante scrittore: e, credetemi, possiamo disquisire finché vogliamo di talento o bravura o bontà del libro, ma senza questa componente di pura e semplice fortuna la storia di un autore può sul serio prendere strade immensamente diverse).

Garzanti è arrivata subito (sempre merito della fiducia di cui godeva l’agenzia, immagino) e da allora ho lavorato fianco a fianco con una editor, che poi è rimasta sempre la stessa e credo che a tutt’oggi sappia più cose su Vani di me. Una delle prime cose che mi ha chiesto di fare è stata approfondire alcuni spunti e potenzialità del libro: nell’ansia di dilungarmi troppo (io sono una logorroica/grafomane, ma adoro uno stile sintetico e incalzante…) avevo dato troppo poco spazio a certe scene o sviluppi che invece la mia editor mi ha detto che secondo lei avrebbero sicuramente stuzzicato la curiosità dei lettori. La prova dei fatti ha dimostrato che aveva ragione.

3) Qual è il personaggio della saga alla quale sei più legata? C’è qualche personaggio, invece, che non hai mai amato particolarmente?

Ma figurati, li amo tutti, follemente, pure qualche sporadica comparsa testa di cavolo che ho fatto maltrattare da Vani! E’ puerile, lo so, lo so. Comunque, se proprio dovessi scegliere i miei due personaggi preferiti, credo che nominerei Morgana (la vicina 15enne di Vani, che la idolatra e cerca di somigliarle in tutto, dal look dark al culto per i libri, ma è in verità molto più brava di Vani ad ammettere di avere dei sentimenti e a viverseli con il trasporto dell’adolescenza) e Irma (l’ex cuoca ultraottantenne di cui Vani diventa amica e in un certo senso anche fan, affascinata dalla sua capacità di dire sempre tutto quello che pensa, approfittando biecamente del fatto che a un’anziana signora nessuno osa porre dei veti).

4) Quale aspetto di Vani hai trovato più difficile da descrivere e quale invece ti ha divertito di più?

Vani è un personaggio divertentissimo da maneggiare, perché ti offre la possibilità di fare un sacco di battute sarcastiche e dissacranti – quel genere di battuta che di solito, se vuoi avere una vita sociale decente e non farti terra bruciata intorno, devi imparare a tenere per te. A volte far parlare Vani è proprio catartico, meglio di una seduta di psicoterapia. Questa la parte tutta rose e fiori e risatone. Invece, è stata una bella sfida farla evolvere. Mi spiego: se si leggono questi cinque libri nel giusto ordine, dal primo al quinto, l’idea è (o dovrebbe essere, nelle mie intenzioni) che si assista a una unica lunga storia nel corso della quale Vani, okay, risolve svariati gialli insieme al commissario Berganza, ma soprattutto evolve e capisce delle cose di sé, fino a prendere delle decisioni che, all’inizio della serie, probabilmente non avrebbe mai creduto possibili. Una delle cose che cambiano, di Vani e attorno a Vani, è che nel corso dei libri va a cristallizzarlesi attorno una specie di “famiglia allargata” di persone alle quali Vani stessa si accorge – incredibile dictu! – di volere bene. Ecco: far aprire Vani alla possibilità che non tutti tutti gli esseri umani le facciano proprio solo schifo è stata una sfida, perché il rischio di farla tacciare di sdolcinatezza e rammollimento era altissimo.

5) Pensi di aver definitivamente concluso con la storia di Vani Sarca?

Be’, non c’è un’apocalisse nucleare che spazza via tutti i personaggi alla fine del libro, quindi… In verità, è già previsto che qualcuno abbia dei cameo in altri libri che ho già in canna, e sto covando da tempo anche il progetto di uno spin off. Tuttavia per adesso, almeno per un po’, lascerei in pace Vani, Berganza e compagnia, perché hanno le loro cose da fare e io ho le dita che prudono dalla voglia di raccontare certe altre storie che ho in mente!

6) Se avessi dovuto scegliere per lei un compagno diverso, quale avresti scelto come love interest?

Uh, che domanda insolita! Avrà mica a che fare con il fatto che una di voi si sia dichiarata fieramente #teamEnrico? (Spiego per chi non conoscesse il cast: l’editore Enrico Fuschi è l’odioso, avido, a tratti patetico datore di lavoro di Vani. Anche lui subisce delle curiose evoluzioni nel corso della storia, ma per la maggior parte del tempo resta innegabilmente uno stronzo. Ebbene, esiste un ristrettissimo ma agguerritissimo manipolo di lettrici che ha auspicato, e sin da tempi non sospetti!, che l’orrido Enrico si redimesse e diventasse addirittura il compagno della protagonista. Perversione pura, vero? VERO? Eh.)

7) Hai anche un gruppo musicale: la passione per la musica influenza i tuoi romanzi?

Semmai è il contrario: sono stati i romanzi a influenzare la mia attività musicale! Infatti, in ognuno dei libri (tranne il primo) un personaggio, Morgana, scrive una canzone, solitamente ispirata a Vani. Io canto in un paio di band, una delle quali è composta interamente da ragazze e fa un genere musicale piuttosto simile a quello che Morgana suona con la propria band nel suo liceo. Bene, un giorno ho proposto alle ragazze di mettere effettivamente in musica i quattro brani dei libri, e non solo l’abbiamo fatto (divertendoci molto), ma li abbiamo anche registrati in tempo perché il cd che li raccoglie potesse essere disponibile in contemporanea all’uscita del libro numero cinque. In modo da poter fare da, uhm, colonna sonora alla lettura. Nel caso vi interessi, lo si può ascoltare qui:

https://open.spotify.com/album/6HqYS5zATxdLrcYgNqPfgl

Adesso capita spessissimo che quando vado in libreria a presentare la serie le ragazze vengano con me e uniamo presentazione a concerto. E devo dire che è un connubio che funziona… vero? [Per la cronaca: questo “vero” è stato pronunciato con accenti insinuanti e accompagnato da un occhiolino. Se qualcuno si sta domandando perché, chieda ad Anna, e dica che lo mando io.]

8) Alice, sei anche un redattore in una CE: è più faticosa l’attività di scrittrice o di redattrice?

Sono due “fatiche” diverse. Sempre premettendo che la miniera è un’altra cosa, scrivere un libro da zero è faticosissimo, ma è anche talmente appassionante e divertente che la fatica viene bilanciata da una soddisfazione ultra appagante. Non è facile scrivere mantenendo sempre il polso della storia, “standoci dentro” e divertendosi ma contemporaneamente sapendola costantemente monitorare dall’alto per controllare che non abbia sbavature, ambiguità o cali di ritmo. Non è però nemmeno sempre facile entrare nel libro di qualcun altro e anziché abbandonarsi semplicemente alla lettura avere la lucidità necessaria per appuntarsi perplessità, ragionare sull’efficacia della forma, proporre migliorie, saper argomentare come mai quella certa cosa là non ti convinca… con oltretutto l’aggravante di dover poi spiegare tutto questo all’autore e di dovergli chiedere – con motivazioni plausibili! – di apportare dei cambiamenti.

9) Nei tuoi romanzi si percepisce una forte satira del mondo dell’editoria, con editori squali che possono essere sostituiti solo da personaggi ancora più spietati; questo rispecchia la tua esperienza diretta?

Ma no, sono più le leggende che ho sentito che le situazioni a cui ho assistito in diretta. Certo, l’editoria è imprenditoria, e questa è un’associazione di idee che si fa mediamente fatica ad accettare; pensare che un libro, con tutto il suo carico di valori, di introspezione, di cultura, eccetera, possa essere trattato come un mero prodotto da vendere fa inorridire i più. Però questo non significa che automaticamente solo i libri brutti abbiano speranza di imporsi sul mercato! Ah, ci sarebbe un discorso, magari anche un dibattito, lunghissimo da fare…

10) Vani Sarca è la classica ragazza dark un po’ alternativa: rispecchia anche le tue preferenze? Eri così da adolescente?

Macché!!! Ero una nanerottola (vabbè, quello anche adesso) secchioncella e saccentina (vabbè, quello anche adesso), con molte guance e molti capelli (vabbè, quello anche adesso), e che per una stranissima concomitanza di casi nonostante tutto andava molto d’accordo con le persone. Intendiamoci, ero timida e parlavo a sproposito (questo sì, come Vani), ma per qualche ragione che non so spiegare se mi guardo indietro mi rendo conto di essere stata circondata da persone che mi volevano molto bene e, nel peggiore dei casi, mi trattavano un po’ come la loro mascotte. Io l’ho sempre detto di essere una persona fortunata.

11) Progetti per il futuro?

Ah ah, proprio quando pensavo di avercela quasi fatta in scioltezza, ecco che arriva il domandone! Allora, dovete sapere che riguardo a questo ci sono stati, negli scorsi mesi, duemila miliardi di colpi di scena. Io mi sono presentata da Garzanti con tre progetti, certa che solo uno, a voler proprio essere fortunati, sarebbe sopravvissuto alla selezione. Sono piaciuti tutti e tre. Tutti e tre! Non mi è parso vero. Così abbiamo deciso di iniziare a metterne in cantiere due… Se non fosse che di lì a qualche mese un’altra idea è fiorita nella mia testa e ha iniziato a martellare. L’ho esposta alla mia editor di Garzanti… e ha iniziato a ossessionare anche lei. Morale: questa terza, anzi quarta idea ha superato tutte le altre in volata ed è quella sulla quale sto già lavorando. Se tutto va bene, dovrebbe uscire l’anno prossimo. E io non vedo l’ora. Di finire di scriverla, innanzitutto…

 

 

Grazie ad Alice per questa intervista!

 

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