Recensione di “La bella sconosciuta” di Gianni Farinetti

“La bella sconosciuta” è un romanzo giallo dello scrittore piemontese Gianni Farinetti, edito da Marsilio.

Dopo “Rebus di mezza estate” e “Il ballo degli amanti perduti”, il romanzo completa simbolicamente la trilogia ambientata in Alta Langa, che vede Sebastiano Guarienti, il protagonista di molti dei libri dell’autore, indagare su dei delitti insieme al commissario Buonanno.
In questo capitolo della saga, Sebastiano affitta una delle case del borgo in cui vive ad Angela, una misteriosa ragazza di grande bellezza e aggraziata femminilità.
Immediatamente la nuova arrivata attira l’attenzione di tre uomini molto diversi: i due fratelli Chiovero, Renato e Bruno, uno mite padre di famiglia e titolare di un bed and breakfast, l’altro maleducato ed aggressivo gestore di affari probabilmente illeciti, e Maurizio “Momo” Clavesana, il rampollo di una facoltosa famiglia del luogo, che si innamora, ricambiato, dell’affascinante Angela.
Ma ben presto l’idillio estivo si spezza, e Bruno viene trovato morto sul fondo di una cisterna, mentre, sullo sfondo, una serie di bizzarri furti (tra cui una stufa, una lavatrice corredata di “basìn” e persino un caminetto intero) turba la quiete della vallata.

“Mi piace che le cose, anche chi siamo, tornino, che ritrovino la loro forma, il loro vero aspetto, o l’anima, come sono state pensate e messe al mondo. Mi piace anche pensare, ed è così, che ci sopravvivranno.”

Come in tutti i romanzi dell’autore, il delitto risulta in qualche modo in secondo piano nella narrazione, mentre viene lasciato molto spazio all’introspezione dei personaggi, all’accuratissima descrizione delle ambientazioni e alla satira sugli appartenenti all’alta società; spesso sembra che i personaggi si concentrino più sui dialoghi arguti e sulle loro piccole manie che sulla morte della vittima, quando invece ogni dettaglio costituisce un pezzo apparentemente slegato di un puzzle che sorprende il lettore ricomponendosi negli ultimi capitoli.
L’Alta Langa, che con la sua ingannevole quiete e i suoi paesaggi familiari e al tempo stesso selvatici rappresenta quasi un personaggio a sé stante, viene descritta con affetto e meraviglia.
In mezzo all’ironia su nobili vedove e i loro svaniti accompagnatori, dispotiche matrone langarole alle prese con il bucato, pedanti intellettuali alla ricerca di aneddoti memorabili e sconcertanti approcci con i siti di appuntamenti online (la parte con Sebastiano alle prese con gli annunci di Grindr è esilarante), viene anche introdotta una tematica molto controversa (non posso dire quale, sarebbe un mega spoiler!), su cui in Italia c’è ancora poca consapevolezza, che viene gestita con grande naturalezza e sensibilità, e che regala al romanzo una dimensione particolarmente profonda.

Consiglio questo libro agli amanti dei gialli di stampo classico, ai lettori interessati alle tematiche LGBTQ e a chi vuole trovare un ironico ritratto della gente di Langa.

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