Recensione di “Spinning Silver” di Naomi Novik

Con questo articolo inauguriamo la rubrica “The book is on the table”, dedicata alle recensioni in anteprima di libri in inglese, che in Italia non sono ancora usciti, ma che ci hanno colpite particolarmente.

“Spinning Silver” è un romanzo fantasy YA di Naomi Novik, già autrice della saga di Temeraire e del bellissimo “Cuore Oscuro”, per cui ha vinto il premio Nebula.

Miryem è la figlia del prestatore di denaro (pare improprio chiamarlo usuraio) del villaggio, un uomo buono e mite che non riscuote mai quanto gli è dovuto per paura di inimicarsi i concittadini, fino a vivere nella più completa miseria; quando la madre di Miryem si ammala e la famiglia è alla fame, la ragazza decide di prendere il posto del padre.
Miryem si rivela talmente abile negli affari che non solo fa fiorire l’attività di famiglia, ma attira persino l’attenzione del re degli Staryk, delle creature simili a elfi che personificano l’inverno, che si convince che sia in grado di trasformare l’argento in oro e la porta via come sua sposa.
Parallelamente Irina, la figlia di un nobile locale, grazie all’argento di origine Staryk comprato da Miryem, finisce con lo sposare il giovane e crudele zar, il quale nasconde un oscuro segreto… le storie delle due protagoniste, più quella di altri narratori, si intrecciano per creare una storia avvincente e suggestiva.

La vicenda narrata è una rivisitazione molto alla lontana della favola di Tremotino (e, in parte, de “La Bella e la Bestia”) e riprende molti elementi del folclore est-europeo, come già accadeva in “Cuore Oscuro”.
Il mondo in cui si muovono i personaggi è un universo di fantasia, ma arricchito da dettagli su cibo, abiti e architettura ispirati alla Lituania.
La storia presenta molti motivi ricorrenti nelle fiabe: le prove che la protagonista deve superare, l’attenzione delle creature fata per i cavilli e l’applicazione alla lettera delle istruzioni, il fatto che ogni evento debba avvenire in tre riprese, eccetera; tuttavia l’atmosfera fiabesca non impedisce al lettore di trovare la storia e le sue regole perfettamente convincenti.
Le eroine della Novik non sono perfette, anzi, non temono il confronto con i loro istinti meno nobili (in particolare egoismo e insensibilità), ma proprio per questo risultano coinvolgenti e realistiche, ed è interessante assistere alla loro evoluzione.
Un particolare interessante è dato dalla religione di Miryem: come molti prestatori di denaro del passato, è ebrea, e l’eco delle persecuzioni avvenute nei secoli nell’Europa dell’Est è ben presente nella psicologia dei personaggi della sua famiglia, dando al romanzo una profondità insolita e rendendo il mondo in cui si muovono più ricco e sfaccettato.

Volendo proprio fare una critica al romanzo, la presenza di molti narratori (in particolare il piccolo Stepon) alle volte rende un po’ difficile seguire le diramazioni della vicenda, soprattutto perché il narratore non è segnalato all’inizio del capitolo, quindi a tratti bisogna leggere diversi paragrafi prima di capire chi stia “parlando”.
Nonostante questa complessità, la storia è comunque molto ben coesa e non rimangono fili narrativi pendenti.

La Novik si dimostra ancora una volta un’abilisssima narratrice, in grado di dipingere un mondo intenso, vibrante e convincente, e tessere, come il titolo suggerisce, una storia coinvolgente e ricca di sfumature.

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