Recensione della saga “Victorian Vigilante- Le infernali macchine del Dottor Morse” di Federica Soprani e Vittoria Corella

“Victorian Vigilante- Le infernali macchine del Dottor Morse” è una trilogia steampunk scritta da Federica Soprani e da Vittoria Corella, pubblicata nel 2015 da Nero Press.

La saga è composta da tre romanzi collegati tra loro, tutti ambientati in un inverso steampunk alternativo alla Londra del 1890: si tratta di uno scenario in cui la tecnologia si è evoluta in maniera particolare essendo diventata pervasiva e moderna prima del tempo, con caratteristiche singolari. La più particolare è sicuramente quella legata al perfezionamento dell’uomo, obiettivo che si esplica con mezzi diversi a seconda del paese europeo. In Inghilterra, i Maniscalchi utilizzano degli esoscheletri potenziati, che permettono ai lavoratori e agli operai di migliorare le prorie abilità e rese: questa scuola di pensiero è chiamata Ergomeccatronica ed è la versione più soft e più eticamente controllata. La sperimentazione più aggressiva e innovativa viene però condotta nell’Est Europa, con la Meccagenetronica, che punta alla vera e propria unione tra uomo e macchina attraverso manipolazioni e ibridazioni. Questo scontro di visioni si esplica a Londra, in uno scontro tra lo Spettro di Nebbia, un misterioso vigilante, e il Sergente Malachy Murphy, poliziotto mutilato gravemente in seguito ad un misterioso incidente. Tale scontro sembra diretto dalla figura misteriosa del Dottor Morse, che lavora insieme a Vassilissa, assassina potenziata e inarrestabile. Gli altri personaggi legati a questi eventi sono i due fratelli Swan, Percy e Catherine, due giornalisti, e Mordecai Gerolamus, un peculiare tagliatore di diamanti ebreo.

Questa trilogia mi è piaciuta veramente tanto e credo che i suoi maggiori punti di forza siano due: l’ambientazione steampunk e i personaggi. La Londra alternativa del 1890 è resa benissimo, vera e coinvolgente: non mi capitava da molto tempo di voler entrare in un mondo fittizio, sebbene provvisto di qualche difetto dovuti all’epoca. L’elemento della contrapposizione tra scienza ed etica è uno degli snodi centrali e viene descritto con una maestria e un’abilità notevoli, con grande empatia verso i personaggi coinvolti. Ho trovato tutta la storia dei “Senza Dio”, le ibridazioni tra uomo e macchina, trattata in modo sopraffino, il tutto reso avvincente da un ritmo serrato e godibile.

I personaggi, però, sono forse il punto più convincente: sono veri, autentici, elaborati e a tutto tondo. Ognuno di loro ha una storia, motivazioni personali coerenti e approfondite, per cui è praticamente impossibile non empatizzare o sentirsi coinvolti; anche “il cattivo”, che è pure un signor antagonista malvagio, ha una sua sottotrama e un suo background definiti e credibili. Ho apprezzato molto la maturità e la delicatezza con cui venivano trattati i vari personaggi e i loro problemi e credo che questo sia uno degli aspetti che più mi hanno fatto amare questa trilogia. In particolare, ho adorato la storia del sergente “Robocop” Murphy, con i suoi traumi e la sua dipendenza dalla Morphia (Morfina), ma anche quella della giornalista Catherine, che si veste da uomo al lavoro per essere presa sul serio come giornalista, ma che tutti per questo guardano con perplessità e sospetto. Anche la strana Vassillissa, una specie di Harley Queen meccanica e bisognosa di approvazione, mi ha semplicemente stregato; tutti sapevano coinvolgere e stupire il lettore, andondolo a toccare nel profondo.

Se proprio devo trovare un difetto, ritengo che il libro non dovesse essere spezzato in tre parti: non sono tre romanzi indipendenti né autoconclusivi, l’interruzione tra il primo e il secondo è l’unica vera e propria chiusura, per il resto sono parte di un unico ciclo narrativo. Personalmente avrei preferito un volume unico, ma mi rendo conto che questo è contrario a molte logiche commerciali, poiché un tomo unitario e pesante può spaventare il lettore.

In conclusione, si tratta di una trilogia bellissima, avvincente e coinvolgente, che vi farà tenere il fiato sospeso, piangere e sorridere per quanto è fatta bene. La consiglio a tutti, in particolare a chi apprezza il genere steampunk e la fantascienza.

VICTORIAN VIGILANTE

2 risposte a "Recensione della saga “Victorian Vigilante- Le infernali macchine del Dottor Morse” di Federica Soprani e Vittoria Corella"

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