Recensione di “Star Wars- L’ascesa di Skywalker”/ Review of “Star Wars- The Rise of Skywalker”

La recensione è presente in doppia lingua./ English follows!
1f1ee-1f1f9“Star Wars: L’ascesa di Skywalker” di J.J. Abrams è il film che va a concludere la trilogia iniziata nel 2015 con “Il risveglio della forza” e che vedere la conclusione delle avventure di Rey, Finn, Poe Dameron e Kylo Ren nella galassia “lontana lontana”.

Come tutti i film di Star Wars, si tratta di una pellicola controversa che ha diviso i fan, molti dei quali si sono dichiarati non soddisfatti dell’epilogo.

Per quanto ci riguarda, abbiamo trovato il film tutto sommato godibile, ma frettoloso e decisamente meno coraggioso del precedente film di Rian Johnson, “Gli Ultimi Jedi”.

Il film si apre con un evento piuttosto importante che accade fuori campo (come spesso accade nei film di Star Wars): i celeberrimi titoli gialli che scorrono in verticale ci informano che dopo la morte del supremo leader Snoke, Kylo Ren ha preso le redini del Primo Ordine, ma la voce del defunto Imperatore Palpatine si è diffusa nella galassia minacciando vendetta.

Il contenuto e la natura del messaggio non sono molto chiari (un messaggio vocale a tutti i comlink della galassia? Boh), in quanto non vengono mostrati nel film, né la modalità del suo ritorno viene mai veramente spiegata.

Di per sé non è indispensabile per capire la storia, però è uno dei tanti particolari che contribuisce a rendere tutte le maggiori svolte di trama un po’ buttate lì. La forza funziona un po’ a casaccio, i morti alle volte scompaiono e alle volte no, i piani malvagi dei cattivi sono super machiavellici ma allo stesso tempo si esauriscono al minimo contrattempo… insomma, la sceneggiatura, per quanto incalzante, è piena di buchi.

Palpatine non è l’unico personaggio della trilogia originale che viene riesumato: nel film sono presenti diversi ritorni e cameo di vari beniamini del pubblico.

Questo aspetto da una parte è divertente e regala molti momenti di grande commozione ai fan; d’altro canto, ci sono diversi punti in cui la cosa diventa vagamente stucchevole. Dopo la scioccante morte di Han Solo ne “Il Risveglio della Forza” e la necessaria riduzione del ruolo di Leia a causa della dipartita della sua leggendaria interprete Carrie Fisher, il film sembra sguazzare nel facile effetto nostalgia senza toccare in modo definitivo nessuno dei vecchi personaggi, come per volerseli tenere buoni per altre apparizioni nel franchise.

Nei vari rimandi alla trilogia originale, si perdono un po’ gli archi dei nuovi protagonisti: se Rey e Kylo Ren hanno una vicenda definita, per quanto un po’ confusa nei colpi di scena, lo stesso non si può dire di Finn, che passa tutto il tempo a ricordare a Rey che le deve comunicare una grande rivelazione, ma questo momento (spoiler alert) non arriva mai. Di fatto l’ex-stormtrooper, dopo il suo viaggio e la sua crescita personale nei precedenti due film, non fa altro che la spalla del pilota Poe Dameron. Una sorte ancora più misera è toccata a Rose Tico, la cui presenza sullo schermo si esaurisce in, cumulativamente, circa un minuto, e le cui uniche battute degne di note sono “No, non verrò con voi” e “E ora che cosa facciamo?”.

Questa sua scarsa presenza, in particolare, è stato ciò che più mi ha indignata in questo film: la sua interprete Kelly Marie Tran, infatti, dopo l’uscita de “Gli Ultimi Jedi” era stata bersaglio di molte critiche da parte della parte più tossica del fandom di Star Wars, al punto da essere costretta a chiudere i suoi profili sui social media, costantemente inondati da insulti razzisti.

Il suo plateale ridimensionamento in questo film sembra quindi voler accontentare la parte più aggressiva e vocale del fandom, abbandonando la storia di Rose e tutta la parte di pubblico che invece si era affezionata a lei e che avrebbe voluto vedere un degno compimento del suo arco narrativo.

Se il capitolo precedente aveva introdotto personaggi e trame completamente nuove, “L’ascesa di Skywalker”, nel complesso, strizza invece l’occhio principalmente ai fan della prima ora.

Detto questo, il film ha un ritmo avvincente che non lascia il tempo allo spettatore di annoiarsi, e molte trovate sono davvero divertenti (ad esempio, la disavventura di C3PO, che finalmente rende il droide simpatico e non fastidioso), gli scenari sono spettacolari e gli interpreti eccezionali.

Una menzione particolare per me va a Daisy Ridley e Adam Driver, che sono riusciti ad esprimere magnificamente i tormenti dei loro personaggi, e allo straordinario Ian McDiarmid, che ruba sempre la scena nella parte dell’imperatore Palpatine.

Ho inoltre apprezzato il modo in cui è stato mostrato il personaggio di Leia, con grande delicatezza e nostalgia per Carrie Fisher.

In conclusione, “L’ascesa di Skywalker” è un carrozzone spettacolare che intrattiene lo spettatore, ma che in ultima analisi lascia l’impressione di una grande occasione persa.

 

Fonte immagine: https://www.facebook.com/StarWars.it Poster Posse

1f1ec-1f1e7“Star Wars: The Rise of Skywalker” by J.J. Abrams is the film that concludes the trilogy begun in 2015 with “The Force Awakens” and that sees the conclusion of the adventures of Rey, Finn, Poe Dameron and Kylo Ren in a galaxy “far, far away”.Like all Star Wars, it’s a controversial installment that divided fans, many of whom were unhappy with the epilogue.

As far as we were concerned, we found the film enjoyable, but hurried and definitely less brave than Rian Johnson’s “The Last Jedi”.

The film opens with a rather important event that occurred off-screen (as often happens in Star Wars movies): the famous crawling titles inform us that after the death of supreme leader Snoke, Kylo Ren took the reins of the First Order, but the voice of the late Emperor Palpatine spread across the galaxy, threatening revenge.

The content and nature of the message are not very clear (a voice message to all the comlinks in the galaxy? Who knows), as it wasn’t shown in the film, nor is the manner of his return ever really explained.

In itself it’s not essential to understand the story, but it’s one of the many details that contributes to making all the major plot twists rushed. The force works a bit randomly, the dead sometimes disappear and sometimes they don’t, the villains’ evil plans are super Machiavellian but at the same time they are ruined at the slightest setback… in short, the script, albeit compelling, is full of plot holes.

Palpatine is not the only character from the original trilogy that is exhumed: the film features several comebacks and cameos by various public favourites.

On the one hand, this aspect is fun and gives many moments of great emotion to the fans; on the other hand, there are several points where it becomes vaguely unnerving. After Han Solo’s shocking death in “The Force Awakens” and the necessary reduction in Leia’s role due to the demise of her legendary actress Carrie Fisher, the film seems to wallow in the easy nostalgia effect without permanently touching any of the old characters, as if to keep them good for other appearances in the franchise.

In the various references to the original trilogy, the arcs of the new protagonists are a bit lost: if Rey and Kylo Ren have a definite story, although a bit confused in the twists, the same cannot be said of Finn, who spends all his time reminding Rey that he has to tell her a great revelation, but this moment (spoiler alert) never comes. In fact the ex-stormtrooper, after his journey and his personal growth in the previous two films, does nothing but being the sidekick to pilot Poe Dameron. An even more miserable fate has fallen to Rose Tico, whose presence on the screen ends in, cumulatively, about a minute, and whose only noteworthy lines are “No, I’m not coming with you” and “And now what do we do?”.

This scarce presence of hers, in particular, was what most outraged me in this film: the actress Kelly Marie Tran, in fact, after the release of “The Last Jedi” had been the target of much criticism from the most toxic part of the Star Wars fandom, to the point of being forced to close her social media profiles, constantly flooded with racist insults.

Her blatant downsizing in this film, therefore, seems to want to satisfy the more aggressive and vocal part of the fandom, abandoning Rose’s story and all the part of the audience that had become fond of her and would have liked to see a worthy completion of her narrative arc.

While the previous chapter had introduced completely new characters and plots, “The Rise of Skywalker “, on the whole, mostly wants to appeal to old fans.

That being said, the film has a compelling pace that doesn’t leave time for the viewer to get bored, and many of the stunts are really fun (for example, the C3PO misadventure, which finally makes the droid nice and not annoying), the scenery is spectacular and the performers exceptional.

A special mention for me goes to Daisy Ridley and Adam Driver, who managed to beautifully express the torments of their characters, and the extraordinary Ian McDiarmid, who always steals the scene as Emperor Palpatine.

I also appreciated the way the character of Leia was shown, with great gentleness and nostalgia for Carrie Fisher.

In conclusion, “The Rise of Skywalker” is a spectacular show that entertains the viewer, but ultimately leaves the impression of a great missed opportunity.

 

Source image: https://www.facebook.com/StarWars.it Poster Posse

 

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