Recensione di “L’orso e l’usignolo” di Katherine Arden/ Review of “The Bear and the Nightingale” by Katherine Arden

La recensione è presente in doppia lingua / English follows!

 

1f1ee-1f1f9“L’orso e l’usignolo” è un romanzo fantasy scritto da Katherine Arden e pubblicato in Italia da Fanucci ad Aprile 2019: si tratta del primo volume di una trilogia chiamata “Winternight Trilogy”, di cui finora sono stati tradotti solo i primi due.

La storia racconta di Vasilisa “Vasya” Petrovna, una bambina che vive con la sua famiglia in un paesino medioevale russo, abbastanza sperduto e dagli inverni inclementi e gelidi. All’inizio della vicenda troviamo il padre, Pëtr Vladimiovič, insieme alla moglie Marina e i figli Kolja, Saša Alësa, Ol’ga, che vivono assieme alla balia Dunja, e scoprono di attendere un’altra figlia. Marina, dal passato misterioso e un po’ “stregato”, è certa che questa bambina sarà come lei, cioè con delle abilità particolari, e chiede al marito di proteggerla sempre; dopo che muore di parto, la piccola, la protagonista Vasya, sviluppa infatti la capacità di vedere gli spiriti che avvolgono il villaggio, in particolare il Domovoj, cioè il guardiano della casa. Dal momento che Vasya diventa sempre più ingestibile, il padre decide di recarsi dal loro principe per trovare una nuova moglie che possa tenergli la figlia; il principe gli dà allora in moglie la propria figlia adolescente, Anna, anche lei con l’abilità di vedere questi spiriti e, per questo, ritenuta pazza. Quest’ultima, terrorizzata da quella che per lei è una maledizione e sconvolta dal non potersi ritirare in un convento, viene così costretta ad accudire Vasya che è una vera calamita per spiriti; quando cerca di impedirle di dare loro retta, grazie alla complicità di un prete giunto in paese, distrugge inavvertitamente un equilibrio profondo. Gli spiriti dei culti passati venivano infatti nutriti dai paesani che lasciavano loro offerte, ma quando queste pratiche vengono scoraggiate, questi non possono più proteggere il villaggio dal male, dallo spirito dell’Orso: solo Vasja potrà impedirgli di fare del male alle persone.

Il romanzo riprende le tradizioni del folklore russo, dando grande enfasi ai racconti tramandati dagli anziani e dal rapporto con i culti pagani; i villaggi nella tundra vengono descritti e caratterizzati con abilità e, in generale, tutta l’ambientazione è molto suggestiva. La trama è lineare, con pochi colpi di scena e, tutto sommato, parecchio scontata; ho trovato la parte centrale del libro piatta, con pochi avvenimenti, ma ciononostante non particolarmente noiosa.

Nonostante il libro presenti una protagonista femminile che lotta contro gli obblighi che la società le prescrive, ho trovato che fosse uno dei romanzi più antifemministi che abbia letto nell’ultimo periodo e che praticamente trasudasse misoginia interiorizzata in ogni pagina. La protagonista viene descritta continuamente come “diversa dalle altre”, e in quell’altre è sempre contenuto banalità, mediocrità e, talvolta, meschinità; quasi tutti i rapporti tra personaggi femminili sono descritti sulla base della rivalità, in particolare con la matrigna. Per sicurezza questo non riguarda solo la protagonista e quella matrigna in particolare, ma è lo stesso per tutte le matrigne e le figliastre che vediamo. Come in Cenerentola, ogni singola matrigna che troviamo nel libro è gelosa della figliastra e cerca di liberarsene dopo averla trattata male, senza eccezione e senza approfondimenti eccessivi sulle motivazioni, come se fosse una sorta di legge naturale.

Personalmente, ho trovato il modo di trattare il personaggio di Anna profondamente disturbante, soprattutto perché finisce con l’essere l’antagonista della vicenda, senza che sia mai presente per lei la minima empatia da parte dell’autrice. Anna nasce con la maledizione/dono di vedere gli spiriti e per questo è reclusa e separata da tutti, trattata come pazza e allontanata dal calore della famiglia; chiede solo di poter ritirarsi in convento, ma viene promessa da ragazzina a un uomo di una certa età che abusa ripetutamente di lei anche quando chiaramente non vuole, è terrorizzata o sconvolta. Lo stesso Pëtr narra come punto di vista che trova stancante il fatto che lei non sia mai vogliosa e che pianga continuamente dopo il rapporto forzato, cercando di sottrarsi a lui; questo, tuttavia, è visto come un limite della donna, che non fa un minimo sforzo per integrarsi nella famiglia e l’uomo, al contrario, è presentato come un santo che se la sopporta. Gli shock e i traumi di Anna sono solo un background di sfondo per giustificare la meschinità della stessa contro Vasja, la sua “follia” un siparietto grottesco di cui la protagonista si burla e sfrutta per dimostrare la sua forza. Vediamo altri antagonisti, il prete Konstantin, ma per lui vi è un’analisi vera, in un certo senso rispetto: per Anna no, per lei non c’è né rispetto né riscatto. Il confronto con le altre appare marcato con Anna, ma viene invece solo lasciato implicito verso altri personaggi, come verso Irina, la sorellastra, che è sì più bella, ma meno forte, fragile e… “quando piange non è bella” (ovviamente la vediamo sempre singhiozzare, in opposizione a Vasja).

In conclusione, mi sono piaciute molto le descrizioni dell’ambientazione, ma ho finito con l’odiare la maggior parte dei personaggi e praticamente andavo avanti con tensione solo nella speranza di vedere questi cliché ribaltati, anche se sono stata delusa. Non ho la minima intenzione di leggere i seguiti.

 

1f1ec-1f1e7“The Bear and the Nightingale” is a fantasy novel written by Katherine Arden and published by Del Rey in 2017: it’s the first volume of the “Winternight Trilogy”.
The story tells of Vasilisa “Vasya” Petrovna, a little girl who lives with her family in a medieval Russian village, quite remote and with inclement and icy winters. At the beginning of the story we see his father, Pëtr Vladimiovič, together with his wife Marina and their children Kolja, Saša Alësa, Ol’ga, who live with their wet nurse Dunja, and discover that they are expecting another daughter. Marina, with a mysterious and “bewitched” past, is certain that this child will be like her, with special abilities, and asks her husband to protect her always; after she dies in childbirth, the little one, the main character Vasya, develops the ability to see the spirits that surround the village, in particular the Domovoj, the guardian of the house. As Vasya becomes increasingly unmanageable, the father decides to go to their prince to find a new wife who can keep his daughter; the prince then marries him with his teenage daughter, Anna, also with the ability to see these spirits and, for this reason, considered crazy. The latter, terrified of what for her is a curse and upset by not being able to retire to a convent, is thus forced to look after Vasya who is a real magnet for spirits; when trying to prevent her from listening to them, thanks to the complicity of a priest arrived in the village, they inadvertently destroys a deep balance. The spirits of the past cults were in fact fed by the villagers who left them offerings, but when these practices are discouraged, they can no longer protect the village from evil, from the spirit of the Bear: only Vasja can prevent him from hurting people.
The novel is inspired by the traditions of Russian folklore, giving great emphasis to the stories handed down by the elders and the relationship with pagan cults; the villages in the tundra are described and characterized with skill and, in general, the whole setting is very suggestive. The plot is linear, with few twists and quite obvious turns; I found the central part of the book flat, with few events, but nevertheless not boring.
Despite the fact that the book features a female protagonist who fights against the obligations that society prescribes, I found it to be one of the most anti-feminist novels I have read in recent times and that it practically exuded internalized misogyny on every page. The protagonist is continuously described as “different from the others”, and that other always implies banality, mediocrity and, sometimes, meanness; almost all the relationships between female characters are described on the basis of rivalry, in particular with the stepmother. Indeed, this does not only concern the protagonist and the stepmother in particular, but it is the same for all the stepmothers and stepchildren we see. As in Cinderella, every single stepmother we find in the book is jealous of her stepdaughter and tries to get rid of her after having treated her badly, without exception and without any investigation of the reasons, as if it was a sort of natural law.

Personally, I found the way Anna’s character was treated profoundly disturbing, especially because she ends up being the antagonist of the story, without the slightest empathy from the author. Anna was born with the curse/giveness of seeing the spirits and for this reason she is locked up and separated from everyone, treated as crazy and away from the heat of the family; she just asks to be able to retire to the convent, but she is promised as a girl to a man of a certain age who repeatedly has sex with her even when she clearly does not want to, or is terrified or upset. Pëtr himself tells us, as a point of view, that he finds tiring that she is never willing and that she cries continuously after the forced intercourse, trying to escape him; this, however, is seen as a limit of the woman, who makes no effort to integrate into the family and the man, on the contrary, is presented as a saint who bears it. Anna’s shocks and traumas are only a background to justify her pettiness against Vasja, her “madness” a grotesque curtain that the protagonist mocks and uses to demonstrate her strength. We see other antagonists, the priest Konstantin, but for him there is a true analysis, and, in a sense, respect: that’s not the case for Anna, for her there is neither respect nor redemption. The comparison with the others appears to be marked with Anna, but it is instead only left implicit towards other characters, such as Irina, the half-sister, who is more beautiful, but less strong, more fragile and… “when she cries she is not beautiful” (obviously we always see her sobbing, in opposition to Vasja).

In conclusion, I really liked the descriptions of the setting, but I ended up hating most of the characters and practically went on with tension only in the hope of seeing these clichés overturned, but I was disappointed. I have no intention of reading the sequels.

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