“Vampiri e Metallari”? Parliamone con Aislinn, in occasione del nuovo libro “I tuoi peccati ti troveranno”

Oggi abbiamo il piacere di ospitare la quarta tappa del blogtour dedicato a “I tuoi peccati ti troveranno”, volume finale della trilogia di Aislinn dedicata a “Vampiri vs Metallari” che esce proprio oggi.

Abbiamo letto in anteprima il romanzo, che sicuramente renderà felici chi si è appassionato agli scorsi capitoli della saga.

“I tuoi peccati ti troveranno” si apre in modo speculare a “Né a Dio né al Diavolo”, con Tom che trova rifugio a casa di Ivan dopo un’aggressione. Questa volta però è stato proprio Lucas, il vampiro che anni prima aveva salvato Ivan, a tentare di uccidere Tom. La creatura appariva fuori di sé e a malapena cosciente delle proprie azioni… chi è stato a ridurlo così e perché sta usando tutti i personaggi come pedine per la propria vendetta?

Per la tappa del blogtour di oggi abbiamo intervistato Aislinn riguardo alla sua ultima creazione e ai suoi progetti futuri.

Il romanzo “I tuoi peccati ti troveranno” conclude la trilogia costituita da “Né a Dio né al Diavolo” e “Melusina”, riunendo i personaggi dei precedenti libri. L’antagonista principale veniva già menzionato un po’ di sfuggita da Angela, una vampira del primo libro; hai sempre avuto in mente di concludere così la trilogia?

Quando scrissi la prima stesura di “Né a Dio né al Diavolo”, non sapevo ancora che avrei continuato a parlare di questi personaggi, che però, a quando pare non si stufano mai di raccontarmi le loro storie…

All’epoca in cui “Né a Dio né al Diavolo” uscì, nel 2018, avevo già scritto anche gli altri due, per cui ho potuto “seminare” gli indizi che mi servivano o inserire allusioni sottili che tra un romanzo e l’altro.

Lo “slogan” della tua saga è “Vampiri VS Metallari”; sembrano due mondi distanti tra loro, ma leggendo i tuoi romanzi ho avuto l’impressione che i due gruppi avessero delle analogie: entrambi infatti sembrano fermi in una sorta di eterna giovinezza fisica (per i vampiri) ed emotiva (per i metallari, le cui giornate girano attorno a giochi di ruolo e ribellione verso i genitori). Cosa ti ha portata ad accomunare questi due mondi?

In realtà il mondo metal è sempre stato affascinato da horror e tematiche gotiche, quindi il legame non è così azzardato. La stessa band che ha sempre fatto da colonna sonora principale per queste storie, per me, i Moonspell, ha scritto canzoni a tema vampiri. Il parallelo che fai in merito alla loro “eterna giovinezza” è molto interessante! Posso dire che, in questo senso, riflette probabilmente la mia “eterna giovinezza”, nel senso che ho ancora io stessa le medesime passioni, come la musica, i film horror, i vestiti goth. Qualcuno potrebbe vederlo in senso dispregiativo come infantilismo, ma io credo sia la bellezza della nostra epoca: a quarant’anni possiamo tranquillamente essere adulti con un lavoro senza per questo dimenticarci il divertimento, e onestamente non sopporto i discorsi tipo «alla tua età dovresti…» No: alla mia età faccio quello che mi fa stare bene, punto. La stragrande maggioranza degli amici che ho oggi miei coetanei rispecchiano questo, e non assomigliano affatto a come da piccoli vedevamo i nostri genitori quarantenni…

I miei personaggi umani, nel romanzo, sono cresciuti (Ivan e Tom hanno quasi trent’anni – e mi fa ridere che Tom in una scena consideri “bambini” dei ragazzi che hanno più o meno l’età che aveva lui in “Né a Dio né al Diavolo”–, Dario ha una manciata di anni in più e Alessio, il più vecchio tra loro, ne ha quasi quaranta), ma il fatto che siano più adulti non vuol dire che debbano dimenticare le passioni che li animano davvero. E per quanto rimanga in loro quel senso di ribellione verso i genitori e il “tradizionalismo” che rappresentano, non per questo sono emotivamente immaturi, anzi. Credo che tutti loro raggiungano una certa maturità e capacità di introspezione alla fine di questo romanzo, che completa l’evoluzione iniziata con “Né a Dio né al Diavolo”. In I tuoi peccati ti troveranno devono affrontare ciò che è rimasto irrisolto, guardarsi dentro e scoprire quello che hanno tentato di ignorare, e ogni ferita nascosta viene portata (dolorosamente) alla luce del sole.

I protagonisti “umani” della trilogia sono tutti appartenenti a una sottocultura particolare, in cui ad esempio il personaggio di Dario è tenuto in grande considerazione da parte degli altri personaggi perché svolge il ruolo di Master quando giocano a Dungeons and Dragons. Ammetto di non conoscere né la scena metal né quella dei giochi di ruolo; queste dinamiche ricalcano le tue esperienze oppure sono una particolarità del gruppo di amici di Biveno?

Direi che sono più dovute ai rapporti personali tra i personaggi: nello specifico, Dario è presentato fin da subito come un punto di riferimento per i più giovani Ivan e Tom, perché è colui che li ha introdotti ai giochi di ruolo e perché è sempre stato una figura carismatica, maggiore d’età (si sono conosciuti quando Ivan iniziava le superiori e Dario era quello “grande” per loro).

Quale dei tuoi personaggi vorresti portare nel mondo reale, e perché?

Ah, tutti! Almeno, tutti gli umani e i vampiri meno stronzi… Non vedrei l’ora di fare una serata al pub col gruppo dei ragazzi di Biveno, e vorrei davvero vedere come me la caverei con Lucas, che è uno dei miei due personaggi preferiti della serie (l’altro è Dario) e avrebbe infinite storie da raccontare, dopo secoli di vita. Sempre che lo si pigli quand’è di buon umore e ha voglia di svelare qualcosa…

I tuoi romanzi uniscono personaggi epici e quasi mitologici a un’ambientazione di provincia che tutti i personaggi descrivono come noiosa: come mai questa scelta?

Perché tutti viviamo la nostra vita in un contesto più o meno «normale» e prevedibile, che sia la provincia stile Biella/Biveno o una città più grande (come la Milano che ho usato per Angelize). E io volevo raccontare dell’irruzione del fantastico in un contesto realistico, dell’incontro tra persone vere e l’imprevisto; di quello che potrebbe nascondersi dietro l’angolo anche nella strada che percorriamo tutti i giorni. E anche di come creature soprannaturali vivrebbero davvero ai giorni nostri… In più, Biveno è composta da un mix di posti che ho visto e in cui ho vissuto, prevalentemente la mia città natale, Biella; e come sa chi ci è nato, la si può lasciare, ma si resta almeno in parte biellesi per sempre… È stato divertente fissare sulla pagina la città dei miei ricordi, anche se quando ci vado ora, e capita di rado, tanti dettagli sono cambiati rispetto a quando avevo l’età di Ivan in “Né a Dio né al Diavolo”. Ma Biveno sarà per sempre quella Biella della mia adolescenza.

Il finale della trilogia sembra definire la fine di un’era per tutti i protagonisti, in quanto ognuno matura e va avanti a modo suo; hai in programma di scrivere ancora su di loro?

Se anche non volessi farlo, loro non vogliono stare zitti… Scherzi a parte, sì. Ma è un progetto “a lungo termine”, perché ho in mente una nuova trilogia che, però, richiederà una programmazione accurata, perché le storie (per quanto sempre autoconclusive) porteranno avanti un filo conduttore sotterraneo e quindi dovranno incastrarsi alla perfezione tutti i pezzi. Ma sì, sarà un’era diversa: tanti nodi irrisolti si sono sciolti, con “I tuoi peccati ti troveranno”, quindi ora ognuno di loro ha di fronte una vita nuova e inaspettata. Posso direi che tutti i sopravvissuti torneranno; e posso dire che probabilmente lo schema di fondo della trilogia sarà rovesciato rispetto a quello della prima (ovvero, il primo libro avrà come protagonista Dario, il secondo vedrà tornare i vampiri, il terzo avrà tutti i personaggi insieme e chiuderà ogni cosa, mentre nella trilogia uscita ora abbiamo avuto vampiri-la storia di Dario in Melusina-tutti i personaggi insieme). E posso dire che la posta in gioco sarà più alta e più… cosmica. Ma, al momento, sono ancora in fase “ho tremila idee da riordinare e tremila cose da sistemare”.

Dai tuoi social, in cui condividi molti contenuti interessanti, emerge una tua passione per i tarocchi e per le tradizioni pagane; trovi che la dimensione spirituale sia importante per la scrittura e per la creazione delle tue storie?

Grazie per il complimento. La spiritualità è una parte imprescindibile di me, è cresciuta con me (e con me sono cresciuti anche gli elementi soprannaturali che incontrano e incontreranno i personaggi) e sicuramente mi influenza. In fondo, le storie che scrivo sono «storie», ma sono anche, in un certo senso, “vere”; in Angelize forse emergevano di più certe questioni spirituali, perché è inevitabile quando si parla di angeli, demoni e dèi, ma sono abbastanza certa che torneranno e si svilupperanno ancora meglio nelle prossime storie. In fondo, scrivere è anche un dialogo con me stessa, e con le parti di me che a volte si incarnano in questo o quel personaggio, o con le voci antitetiche che comunque vogliono parlare attraverso questo o quel personaggio.

Adesso che la trilogia di Biveno è conclusa, quali sono i tuoi programmi per i tuoi prossimi libri?

A parte le storie di cui ti ho parlato, adesso sto provando ad affrontare una storia “realistica”, senza elementi fantastici o horror, dunque, per vedere un po’ che cosa riesco a tirare fuori. Vi terrò aggiornati!

Ringraziamo ancora Gainsworth e Aislinn per averci coinvolte in questo blogtour e facciamo loro le congratulazioni per questo ultimo, emozionante capitolo di una saga unica nel panorama italiano!

Grazie mille per avermi ospitata qui!

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