Amadeus è una miniserie televisiva scritta da Joe Barton e disponibile su Sky dal 23 Dicembre 2025.
“Come posso riscrivere qualcosa che è già perfetto?”
Questa citazione dal film “Amadeus” di Milos Forman è la domanda che avrebbero dovuto porsi Joe Barton.
Dopo aver visto i cinque episodi, la domanda che mi sorge spontanea è “perché?”. Cosa può aver portato i creatori a pensare che fosse una buona idea? Cosa intendevano aggiungere a quanto già esistente?
Quando si vuole fare una nuova versione di un’opera teatrale che ha avuto un adattamento che ha vinto 8 premi Oscar, tra cui miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore protagonista (F. Murray Abraham nel ruolo di Salieri), penso che si debba essere consapevoli dell’inevitabile paragone, quindi le strade sono due: o fare qualcosa di simile, ma ancora più grandioso ed ambizioso, oppure prendere una strada completamente diversa e sperimentale.
La serie “Amadeus” non fa nessuna di queste cose.
Come il film di Forman, è tratta dall’opera teatrale di Peter Shaffer, ma riprende anche molte scelte di sceneggiatura e regia del film, a cominciare dall’aspetto di Salieri anziano (praticamente un cosplay di Abraham), la scena in cui viene condotto in ospedale nella neve, la scena del Commendatore di Don Giovanni, nonché la maggior parte delle opere mozartiane della colonna sonora; tutte le incongruenze storiche, come Mozart che è un imbecille morto povero in canna e Salieri divorato dall’invidia, fanno parte della finzione narrativa e non mi ci soffermerò.
Il primo aspetto che ha sollevato delle critiche è stato il casting “colour-blind” (ovvero che non tiene conto dell’etnia dell’interprete), che ha portato Will Sharpe (di origine giapponese) a interpretare Mozart e a darci Lorenzo Da Ponte e Franz Xaver Süssmayr neri: di per sé la cosa non mi turba (sono pure bravi, per quanto la sceneggiatura gli permetta), però secondo me avrebbe avuto più senso se la serie non avesse tentato di dare un’idea di verosimiglianza storica con costumi e scenografie. Vuoi fare il casting di ispirazione teatrale? Benissimo, allora suggerisci il taglio teatrale anche nel resto del film e la cosa funziona; ma questo non avviene. La serie non si distanzia mai davvero dall’impostazione cinematografica classica, e quindi gli elementi di rottura che introduce sembrano semplicemente incongrui. Addirittura, nella puntata finale vengono mostrati dei veri ritratti di Mozart, ma modificati nel taglio degli occhi… cioè, ma dai! Che tamarrata!
Ironicamente, l’ultimissima scena mostra Paul Bettany (Salieri) su un palco che interpreta le ultime battute dell’opera di Shaffer: è senza dubbio la scena migliore di tutta la serie, l’unica in cui l’attore mostra la sua intensità. Se fosse stata tutta così l’avrei davvero apprezzata, sarebbe stato almeno qualcosa di diverso, che può piacere o non piacere ma ha la sua coerenza. Invece la stragrande maggioranza delle scene scimmiottano il capolavoro di Forman girato nella Praga sovietica degli anni ‘80, ma senza poterne eguagliare la potenza della sceneggiatura (adattata da Shaffer stesso… scusate se è poco!), la genialità della regia, e francamente neanche il budget: tutto sembra fatto al risparmio, dai costumi alle ambientazioni, che privilegiano due o tre stanze dall’apparenza spoglia ed esterni poco significativi.
La sceneggiatura sembra annacquare tutte le scene del film, tirandole per le lunghe in modo innecessario e svuotandole di ogni emozione; il finale (che addirittura introduce Pushkin, il primo autore di “Mozart e Salieri”, che va a intervistare Constanze… no comment) confusamente suggerisce che Salieri si sarebbe appropriato del Requiem di Mozart e che l’avrebbe eseguito in vita, tranne però una parte che aveva rubato e si era tenuta per lui e aveva completato per il proprio funerale, e forse l’aveva davvero ucciso o forse no, comunque nessuno saprà mai la verità? Non si capisce nulla, questa roba non era né nell’opera teatrale, né nel film e non si capisce dove voglia andare a parare.
I due protagonisti, Will Sharpe e Paul Bettany, sono dei bravi attori, ma il materiale non è neanche paragonabile a quello di Forman: Salieri ha perso il viscido charme superbamente incarnato da Abraham, e non si capisce il suo successo a corte visto che si fa una figuraccia dietro l’altra e l’imperatore lo tratta come un cretino ogni volta che si incontrano; Mozart non ha il candore infantile di Tom Hulce ma un’aria da rockstar dissoluta (con tanto di marsina di pelle nera da biker… santo cielo).
Will Sharpe ha i suoi momenti di bravura attoriale (molto bella la scena in cui dirige la Messa da Requiem K 427 per il figlio), però è un po’ penalizzato nella sua fisicità: è un marcantonio alto e muscoloso, non sembra per niente un macilento scribacchino che sta per morire di stenti. Quando alla fine Salieri gli dice che ha l’aria malata l’hanno fatto apparire un po’ sudaticcio, ma sembra più che altro che abbia appena finito di sollevare 100 kg sulla panca piana.
L’unico personaggio che sembra inizialmente beneficiare da questo adattamento è Constanze, che ha più spazio e approfondimento rispetto al film, e tutto sommato ne esce in modo più simile alla Constanze storica (a cui, ricordiamo, dobbiamo la conservazione e la gestione postuma dell’opera del marito, cosa che non viene mai sottolineata a dovere); nei primi episodi sembra che l’arco narrativo di Mozart sia incentrato sul rapporto con lei, cosa che potrebbe essere una chiave di lettura dal punto di vista biografico, ma negli ultimi sembra invece che lei lo abbia lasciato per Süssmayr e viene negata la riconciliazione finale, quindi non si capisce dove avrebbe dovuto portare tutto quello che era avvenuto prima.
Mi è piaciuto Rory Kinnear nei panni di Giuseppe II, in particolare nella sua scena finale dove esprime rammarico per tutto quello che avrebbe voluto fare come sovrano e non è riuscito a concludere; questo è molto coerente con la figura storica e ho apprezzato che questo aspetto fosse stato inserito.
Anche lui non assomiglia per nulla alla sua controparte reale, ma il casting sembra aver consciamente privilegiato le persone meno fisicamente plausibili: per esempio c’è un attore identico al Kapellmeister Bonno, ma invece gli fanno fare il Barone Van Swieten (mi rendo tuttavia conto che questo è un eccesso di puntigliosità, perché non tutti ricordano i ritratti dei contemporanei di Mozart come se fossero le foto dei propri parenti).
Ma se fosse soltanto questo, tutto sommato l’avrei ancora potuto sopportare. Davvero. Sarebbe stata una serie mediocre ma gradevole, e me la sarei fatta bastare.
Però c’è qualcosa che veramente squalifica completamente questo adattamento ed è che… non si sente la musica!
Quando Maurice Jarre ha vinto l’Oscar per miglior colonna sonora originale per “Passaggio in India”, ha scherzato sul fatto che era stato fortunato che Mozart non potesse competere nella sua categoria.
E in effetti la colonna sonora di Amadeus è un capolavoro assoluto, sia nella scelta dei pezzi, che nell’esecuzione maestrale condotta da Sir Neville Marriner, che nel modo in cui la musica si integra dialogando con le scene; è impossibile non guardare il film e non uscirne frastornati per la bellezza e la potenza con cui l’opera di Mozart viene rappresentata. Non a caso, le scene più belle ed emozionanti sono quelle che mettono al centro le composizioni: da Salieri incantato dalla perfezione della Serenata K 361, alla sua meraviglia nel leggere i manoscritti portati da Constanze, al finale di Don Giovanni, fino alla meravigliosa, indimenticabile scena della composizione del Confutatis del Requiem.
Nella serie, non solo è stata composta un’insignificante colonna sonora che accompagna le azioni in cui non c’è un riferimento diretto nella trama a un pezzo in particolare (cioè?!! La hybris di fare un COLONNA SONORA in alternativa a Mozart?! Di fare un RIARRANGIAMENTO del concerto per pianoforte K 466 per la sigla?! Ma chi ha pensato che potesse essere una buona idea?), ma anche quando finalmente ci fanno sentire qualcosa il missaggio è tutto sbagliato: le voci degli interpreti sono alte come in un karaoke, le parti orchestrali quasi non si sentono e spesso sono coperte dai dialoghi. Spesso, anziché far sentire il pezzo vero, accennano solo il motivo al fortepiano, e fatevelo bastare.
La storia stessa sembra mettere la musica in secondo piano rispetto alla rivalità personale tra i due musicisti, e, se traspare l’invidia di Salieri, non viene dato spazio sufficiente al suo essere totalmente innamorato dell’opera del rivale, alla lettera d’amore all’arte che invece era centrale nell’opera di Forman.
Sembra una serie su Mozart fatta da qualcuno che odia ascoltare Mozart.
E questo, mi dispiace, ma QUESTO davvero non posso perdonarlo.
Mediocre serie, NON ti assolvo.
Consiglio invece a tutti di vedere o rivedere il capolavoro di Milos Forman, uno dei più bei film mai realizzati nella storia del cinema.

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