Recensione del romanzo “Palindromi” di Mattea Rolfo

“Palindromi” è un romanzo di formazione scritto da Mattea Rolfo. È un’autoproduzione dopo una prima pubblicazione con la casa editrice L’Erudita.

Anna e Otto sono i protagonisti genovesi che seguiamo fin da bambini come punti di vista narranti. Anna è vivace ma bisognosa di attenzioni che la faranno finire in un’adolescenza caratterizzata dalla bulimia; Otto è introverso e sensibile, in una famiglia di pescatori piuttosto cruda. Entrambi faticano a trovare il loro posto nel mondo, che vediamo mutare con lo scorrere del tempo, passando dai ricchi e promettenti anni 90 ai tumulti del G8 di Genova. 

Il romanzo è di formazione ma i personaggi si muovono come un’onda, avvicinandosi senza incontrarsi, crescendo e cadendo molteplici volte. Non sono protagonisti perfetti, anzi, entrambi sembrano condividere una difficoltà a esprimere i propri pensieri e sentimenti all’esterno, seppur con modalità diverse, elemento che emerge fortemente dal contrasto tra il pensato e il detto. 

Protagonista aggiunto è il caso che porta i due personaggi con così tanto potenzialmente in comune (non solo il nome palindromo) ad avvicinarsi, quasi a sfiorarsi, senza però mai davvero incontrarsi per molto tempo. 

Il romanzo è uno spaccato di vita; il finale l’ho trovato amaro e allo stesso tempo malinconico. Ho trovato che, senza mai dirlo chiaramente, parlasse della delusione, in senso molto ampio.

Lo stile è immediato, semplice e spesso secco, cosa che porta il lettore a immedesimarsi facilmente con i punti di vista narranti e a continuare a girare le pagine.

In conclusione, un romanzo che potrà piacere agli appassionati dei romanzi di formazione e di narrativa non di genere.

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