Recensione “Versus” di Lucia Guglielminetti

“Versus” è un romanzo horror di Lucia Guglieminetti (Raistan Van Hoeck e altre storie – Lucia Guglielminetti), edito da DARK ZONE.

Beatrice è una ragazza di Asti, silenziosa e solitaria, vittima del bullismo dei compagni di scuola e del controllo ossessivo della madre.
La sua unica consolazione è fantasticare su Johnny, un cantante heavy metal un po’ anni 80, leader della band Rip’n’Tear, reduce da un’infanzia turbolenta segnata dal patrigno alcolizzato e manesco, e dal presente altrettanto sregolato. Johnny in realtà è un individuo estremamente sgradevole, perlopiù dedito all’abuso di alcol e droghe e alla violenza sulle donne.
Quando finalmente Bea riesce a incontrare il suo idolo, le cose, prevedibilmente, non vanno come immaginato; lei giura vendetta, apprende la telecinesi e la telepatia grazie a un libro, e si trasforma in una versione malvagia di “Matilda sei mitica”. Da quel momento inizia a tormentare a distanza Johnny che precipita in un baratro di ossessione e pazzia fino alla resa dei conti finale.

Il romanzo si rifà alle atmosfere dello Stephen King prima maniera; i personaggi sono entrambi vittime, eppure, ironicamente, finiscono a replicare i comportamenti dei loro iniziali carnefici, Bea con uno spietato bullismo e controllo telepatico, e Johnny ubriacandosi e picchiando chi è più debole di lui.
Nonostante la simpatia che si prova per chi è in difficoltà, entrambi appaiono così egoisti che il lettore non sa davvero per chi parteggiare.
Questo è l’elemento che mi è piaciuto di più del romanzo, perchè evidenzia un’analisi più profonda del fenomeno del bullismo e della violenza domestica di quella che si trova in molti romanzi e prodotti d’intrattenimento.

Inoltre, a mio parere, l’elemento che scatena più angoscia nel lettore, a parte le vicende granguignolesche, è l’ambientazione, o meglio l’assenza di tale: Johnny viaggia per l’Europa eppure sembra muoversi esclusivamente in non-luoghi, alberghi sempre identici e non meglio specificati Palasport in cui suona; Beatrice appare imprigionata nell’appartamento di cattivo gusto dei genitori anche quando esce.
Il tutto dà l’idea che siano prigionieri, prima che degli eventi, da gabbie mentali di loro costruzione, in cui non vedono altro che loro stessi, senza possibilità di prospettive o di redenzione.

L’elemento che invece personalmente mi ha convinta meno del libro sono state le due violenze sessuali verso il finale, più che altro perché non hanno molto impatto sulla trama, quindi risultano un po’ messe lì per fare atmosfera; secondo me questo è un tema delicato, e preferisco che venga inserito solo quando è necessario e trattato con lo spazio e la sensibilità che merita.

In conclusione, penso che “Versus” sia un romanzo insolito nel panorama italiano che potrà piacere ai fan del genere grimdark (non solo fantasy ma soprattutto nella sua accezione più psicologica).

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