Recensione della prima puntata doppia de “Il nome della rosa” (serie tv)

Dopo trentatré anni “Il nome della rosa” torna in una nuova versione: la miniserie italo-tedesca, diretta da Giacomo Battiato, ha debuttato ieri sera su Rai1. Tratta dal famosissimo romanzo di Umberto Eco, la serie ha un cast stellare: John Turturro, Rupert Everett, Michael Emerson, Fabrizio Bentivoglio e molti altri. La produzione, infatti, garantisce un respiro internazionale e infatti risulta fin da subito la seconda serie italiana più venduta al mondo dopo Gomorra.

Molti si sono approcciati criticamente alla miniserie, in quanto preoccupati dall’adattamento: seppure molto più breve, il film con Sean Connery era stato un capolavoro e ripendere dopo tanti anni un tale mostro sacro sembrava difficile.
La produzione è per la televisione, quindi presenta un tipo di narrazione molto diverso: i tempi sono dilatati (non dissimilmente da come accadeva nel libro), il focus sull’ambientazione è fondamentale e, inoltre, per modernizzare il prodotto sono stati aggiunti molti più approfondimenti sui personaggi.
Vediamo backstory complesse, intere digressioni: gli amanti del libro storcercanno il naso per questi punti, ma è piuttosto in linea con il tipo di narrazione presente adesso.
Negli anni Ottanta i comprimari restavano tali, adesso questo tipo di storytelling non è più possibile in una serie televisiva.
Anche l’aggiunta di molti personaggi femminili sembra essere dovuto a quello: nel libro, essendo ambientato in un monastero, la presenza femminile era ridotta al minimo, sempre con l’elemento onnipresente degli abusi. Se da un lato assistiamo ad un miglioramento nella serie, con l’aggiunta di donne combattive e più delineate, anche qui cadiamo nel solito e diffusissimo espediente dello stupro per dare una storia al personaggio. Già visto e fastidioso come sempre, elemento che secondo me ha veramente stufato.
Non dissimilmente da Game of Thrones, ogni tanto facevano vedere un sedere o un paio di tette, per dare colore alla narrazione: se era diventato fastidioso nella serie HBO, qui diventava addirittura stucchevole.

Detto questo, il prodotto è però qualitativamente molto buono: la fotografia è fatta molto bene, la regia, sebbene un po’ lenta, riesce a rendere perfettamente l’atmosfera del monastero.
In particolare, ho apprezzato la trattazione della suggestione: lo spazio in cui avvengono gli eventi è chiuso, buio e misterioso, una luce o un rumore potrebbero rappresentare un pericolo e i personaggi sono molto influenzati dalle loro paure.
L’idea che si nasconda un omicida tra loro rende il tema del timore un modo per presentare i luoghi come potenziali pericoli e questo la regia lo esalta e lo rende molto godibile.
Le location poi sono straordinarie, le riprese in Italia sono meravigliose.

Il cast è veramente notevole: John Turturro non ha il carisma di Sean Connery ma è molto bravo e meno hollywoodiano, sebbene il doppiaggio lo appiatisca decisamente.
Ho trovato Damian Hardung (Adso) molto intenso, ma forse troppo belloccio per il ruolo: addominali scolpiti, occhi stupendi… non era così che immaginavo il giovane e ingenuo benedettino.
Michael Emerson è semplicemente strepitoso come sempre, mi ha fatto solo rammaricare per non averlo visto in inglese.
Rupert Everett si è visto poco, ma è riuscito ad emergere in poche scene come il super cattivo: ho letto che l’attore ha riversato nel ruolo tutta la frustrazione del suo odio contro la Chiesa, pertanto sono curiosa di vedere come si evolverà.
Fabrizio Bentivoglio mi è apparso un po’ sottotono, forse perché si è cercato di dargli una backstory più profonda e così lui appare molto criptico.
Infine, una menzione va ad un grande attore italiano, la cui performance mi sono goduta un po’ meno perché stupidamente continuavo a fare battute su Boris, cioè Roberto Herlitzka: poche battute (in realtà l’attore non parla inglese), ma sempre molto intenso.

In sostanza, tante buone idee e bravi attori, ambientazione bellissima ma… è già quasi successo tutto, come faranno ad allungare il brodo per altre tre (!) puntate doppie? Forse è proprio questo timore ad allarmare i fan.

il nome della rosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: