Recensione della serie “Carnival Row”

Carnival Row è una serie originale Amazon Prime, disponibile in streaming su Prime Video dal 30 Agosto 2019.

La serie è ambientata in un universo gaslamp che ricorda il 1800; in questo caso però la repubblica di Burgue (che ricalca l’impero britannico) ha colonizzato e combattuto guerre con i vicini regni popolati da creature fatate (“Fae”), tra cui si distinguono fate e puck (simili a fauni).

Sette anni prima dell’inizio delle vicende della serie, Burgue si è ritirata dalla nazione di fate di Tirnaroc, devastata dal conflitto contro “il Patto” (una misteriosa alleanza di creature fatate che ricorda i poteri dell’Europa centrale all’epoca della prima guerra mondiale); questo ha provocato un grande afflusso di profughi Fae che, nel disperato tentativo di sfuggire alla sanguinosa guerra, si riversa a Burgue, accettando di pagare il tragitto con anni di duro lavoro.

Il loro arrivo scatena un progressivo intensificarsi delle tensioni tra gli abitanti umani della repubblica e i nuovi immigrati, in particolare nel quartiere-ghetto di Carnival Row, principalmente abitato da creature fatate che vivono ai margini della società.

La storia inizia quando la ribelle Vignette Stonemoss (Cara Delevigne), scioccata da un attacco particolarmente sanguinoso del Patto verso Tirnaroc, decide di imbarcarsi, portando con sé soltanto una foto che ritrae un soldato di Burgue da lei molto amato, morto anni prima. La nave fa naufragio, e lei è l’unica a sopravvivere; viene quindi consegnata dalle autorità alla famiglia proprietaria della nave, che ha sofferto ingenti perdite finanziarie dal disastro navale.

Nel frattempo si scopre che il soldato amato da Vignette, Rycroft Philostrate (Orlando Bloom) non è affatto morto, ma è tornato a Burgue dove lavora come ispettore di polizia e indaga su una serie di aggressioni a danno dei Fae, della cui sorte non sembra importare molto ai suoi superiori.

La storia entrerà nel vivo quando alcuni abitanti fatati verranno trovati orribilmente sventrati e i due protagonisti si rincontreranno.

La serie è basata su una sceneggiatura originale di Travis Beacham (Pacific Rim) di una quindicina di anni fa, che doveva inizialmente diventare un film diretto da Guillermo Del Toro.

Sarebbe stato facile far diventare “Carnival Row” un racconto didascalico in cui le povere fatine oppresse sono buone e gli umani cattivi, invece ogni aspetto delle loro interazioni è gestito in modo realistico: accanto a persone che agiscono per il bene comune, da entrambe le parti, troviamo anche altre che sono costrette a scelte disperate per sopravvivenza o per opportunismo.

Accanto alla vicenda dei protagonisti, troviamo anche altre sottotrame, tra cui una politica caratterizzata da intrighi e complotti che ricorda un po’ “Il Trono di Spade”; al contrario della famosissima serie, tuttavia, “Carnival Row” è decisamente meno gratuitamente sanguinaria e non punta al facile effetto shock. Personalmente, mi è piaciuta molto la storia in cui l’umana Imogen, appartenente all’alta società ma sull’orlo della bancarotta, stringe un accordo con il ricco Puck Agreus per aiutarlo a introdursi nell’alta società in cambio di aiuto economico.

I personaggi, a dispetto dell’ambientazione fantasiosa, sono verosimili e sfaccettati, e l’elemento della discriminazione razziale è gestito con molta delicatezza e al contempo realismo, evitando comodi stereotipi.

Ma la cosa che più colpisce di “Carnival Row” è senza dubbio il worldbuilding: il mondo della serie è complesso, ricco di dettagli e sfumature che di dispiegano davanti al lettore episodio dopo episodio, lasciando sempre l’impressione che ai margini del suo sguardo ci sia un universo ancora più sterminato.

Ho particolarmente apprezzato il modo in cui è stato reso il contrasto tra la civiltà matriarcale delle fate, che ricordano un po’ la cultura celtica, in particolare quella irlandese, e la rigida e formale mentalità patriarcale di Burgues.

Visivamente, ogni episodio è un piccolo gioiello, a partire dai titoli di testa: ogni dettaglio, dai costumi, alla scenografia, al design della morfologia delle creature fatate, lo spettatore è completamente immerso in un’ambientazione estremamente suggestiva.

Consiglio la visione di questa serie a tutti quelli che sentono la mancanza del “Trono di Spade”, ma anche agli amanti della letteratura vittoriana e steampunk.

carnival row

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