Recensione di “Bloodline” (serie tv)

“Bloodline” è una serie tv prodotta da Netflix tra il 2015 e il 2017, composta da tre stagioni.

I creatori sono lo stesso team del famoso “Damages”.

I Rayburn sono una ricca famiglia che vive e lavora a Islamorada, nell’idilliaca cornice delle Keys, in Florida.
Insieme ai genitori Sally (Sissy Spacek) e Robert (Sam Shepard), gestori di un hotel di successo, troviamo John (Kyle Chandler), figura responsabile e affidabile, che lavora come detective di polizia, mentre Meg (Linda Cardellini) è un’avvocata e l’impetuoso fratello minore Kevin (Norbert Leo Butz) gestisce un porto turistico.
Apparentemente si tratta di una famiglia serena e affiatata.
La situazione precipita quando, in occasione dell’anniversario dell’hotel e un’onorificenza che la cittadina vuole dedicare a Richard per il suo ruolo nella comunit, torna a casa il figlio maggiore dei Rayburn, Danny (Ben Mendelsohn): questi è la pecora nera della famiglia, incline a problemi con la malavita, senza un lavoro o prospettive e con una possibile dipendenza da farmaci.
Il suo arrivo viene accolto con diffidenza e lasciando intendere dei rancori passati. Quando Danny esterna la sua intenzione di tornare a casa e occuparsi dell’hotel insieme ai genitori, la famiglia fa di tutto per dissuaderlo e convincerlo ad andarsene.
Mentre viene a poco a poco svelata la ragione dei rapporti tesi tra il figlio maggiore e il resto della famiglia, e Danny inizia a reagire al trattamento che gli viene riservato, lo spettatore scopre che anche gli altri Rayburn, dietro la facciata di apparente perfezione, nascondono dei segreti che minacciano di tornare a galla.

La prima stagione è davvero avvincente: le vicende si susseguono a ritmo sostenuto ma dando tempo alla sceneggiatura di delineare i personaggi, che sono per lo più complessi e riservano sorprese fino alla fine.
Man mano che la storia va avanti, la storia passa da un dramma familiare a dei risvolti decisamente più noir e inquietanti.
Ho guardato l’intera stagione su Netflix in meno di una settimana, ed ero molto entusiasmata dall’idea che ce ne fossero altre due.
Sfortunatamente, però, le due stagioni successive non sono all’altezza della prima (in particolare la terza è piuttosto deludente).

Il problema principale, a mio parere, è che l’intera prima stagione ruota intorno al personaggio di Danny, l’unico vero motore dell’azione, e questo funziona benissimo: questi è una figura enigmatica, difficile da inquadrare, capace di passare da amabile e vulnerabile a sinistro e persino terrificante nell’arco di qualche episodio, pur mantenendo sempre un fascino di fondo che fa sì che lo spettatore non riesca mai a percepirlo pienamente come vittima o carnefice (infatti l’interpretazione è stata premiata con un meritatissimo Emmy, sebbene, ironicamente, per la seconda stagione).
Alla fine della prima stagione questo arco narrativo viene concluso in modo piuttosto definitivo, e nelle successive puntate gli altri personaggi sembrano aggirarsi senza sapere cosa fare, mentre la sceneggiatura cerca degli escamotage sempre più creativi per re-inserire Danny nella narrazione, anche solo marginalmente, ma senza che questo riesca a dare alla storia la stessa tensione che c’era al suo inizio.
In conclusione, consiglio caldamente la visione della prima stagione a tutti gli amanti delle serie tv thriller e drammatiche.

L’intera serie è disponibile su Netflix.

bloodline

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