Recensione della serie tv “Killing Eve” stagioni 1 e 2 (BBC) / Review of “Killing Eve” season 1 and 2 (BBC)

La recensione è presente in doppia lingua / English follows!

 

1f1ee-1f1f9 “Killing Eve” è una serie tv britannica di spionaggio prodotta da BBC America tra il 2018 e il 2019, tratta dai romanzi (originariamente autopubblicati) di Luke Jennings, adattati per la tv da Phoebe Waller-Bridge, la geniale creatrice di “Fleabag”.

Villanelle (Jodie Comer) è un’assassina psicopatica impiegata da una misteriosa rete sovranazionale chiamata “i Dodici”; Eve Polastri (Sandra Oh) è un’impiegata del MI6, annoiata a morte dal suo lavoro d’ufficio, che grazie al suo interesse personale individua l’operato di un’assassina che agisce attraverso l’Europa.

Quando il suo capo è restio ad accettare questa visione e la scoraggia attivamente dall’agire al di fuori del suo mansionario, Eve viene contattata da un’importante personalità dei servizi segreti, Carolyn Martens (Fiona Shaw) che la incarica di dare la caccia a Villanelle.

Le due stagioni sono composte da otto episodi ciascuna, che ho divorato nell’arco di poco più di una settimana.

La serie è in perfetto mix tra spy story e commedia dark: se, come me, avete amato Fleabag, non vi sarà difficile riconoscere lo humour pungente di Phoebe Waller Bridge nella sceneggiatura.

La tensione tra le due protagoniste è meravigliosamente incarnata dalle due protagoniste, che si rincorrono l’un l’altra in una sorta di danza che le porta sempre più vicine, fino alla scoperta, sconcertante per entrambe, che sotto sotto sono più simili di quanto appaia a prima vista.

Sandra Oh è abilissima nello svelare a poco a poco il lato oscuro di Eve, più attratta dall’analisi della feroce assassina che dalla sua tranquilla e per certi versi idilliaca vita familiare; ma è Jodie Comer che ruba la scena, affascinando lo spettatore con la sua spietatezza e vulnerabilità.

La sua Villanelle è una sociopatica senza coscienza, che ama uccidere in modo creativo e appariscente, senza alcuna attenzione nell’evitare di lasciare tracce (conscia della sua protezione ad alte sfere); riesce ad essere affascinante, tenera e, un istante dopo, terrificante.

L’attrice si è aggiudicata nel 2019 un meritatissimo Emmy.

Se tutti gli attori, come spesso accade nelle serie britanniche, sono superlativi, una menziona particolare va alla splendida Fiona Shaw, che nei panni dell’elegante Carolyn, dona un tocco di classe a tutte le sue scene: ho particolarmente apprezzato che la figura della “femme fatale” che usa il suo sex appeal per ottenere informazioni riservate fosse stato affidato a un’affascinante donna di mezza età e non, ad esempio, alla giovane protagonista.

La forza della serie, infatti, risiede proprio nel modo anticonvenzionale in cui sono scritte le figure femminili, reali e mai stereotipate: Villanelle, per esempio, non usa mai la sua femminilità o la sua bellezza come arma, se non per apparire innocua agli occhi delle potenziali vittime.

In tutta la sceneggiatura si percepisce che i personaggi sono descritti attraverso lo sguardo femminile, cosa che per me li ha resi più interessanti. La bellezza e il fascino delle protagoniste non sono mai mostrate per compiacere il pubblico maschile, ma in un modo realistico e quasi confidenziale: emblematica la scena in cui Eve trova i proiettili della pistola di Villanelle nello stesso cassetto in cui l’assassina tiene assorbenti e occorrente per la depilazione.

Un’ultima nota di merito va ai costumi, che a colpo d’occhio ritraggono immediatamente la quotidianità di Eve e lo spirito sgargiante di Villanelle.

In conclusione, consiglio questa serie a tutti gli amanti delle spy story non convenzionali e al pubblico interessato alle storie LGBT; le prime due stagioni sono disponibili su TIM Vision, mentre la première della terza stagione è stata annunciata per il 26 Aprile.

 

 

1f1ec-1f1e7“Killing Eve” is a British spy TV series produced by BBC America between 2018 and 2019, based on Luke Jennings’ (originally self-published) novels, and adapted for TV by Phoebe Waller-Bridge, the brilliant creator of “Fleabag”.

Villanelle (Jodie Comer) is a psychopathic assassin employed by a mysterious supranational network called “the Twelve”; Eve Polastri (Sandra Oh) is an MI6 employee, bored to death by her office work, who thanks to her personal interest identifies the work of a murderer acting across Europe.

When her boss is reluctant to accept her vision and actively discourages her from acting outside her job description, Eve is contacted by an important personality in the secret service, Carolyn Martens (Fiona Shaw), who instructs her to hunt down Villanelle.

The two seasons are made up of 8 episodes each, which I devoured in just over a week.

The series is a perfect mix of spy story and dark comedy: if, like me, you loved Fleabag, you won’t find it hard to recognize Phoebe Waller Bridge’s pungent humour in the script.

The tension between the two protagonists is wonderfully embodied by the two protagonists, who chase each other in a sort of dance that brings them closer and closer, until the discovery, puzzling for both of them, that deep down they are more similar than they appear at first sight.

Sandra Oh is amazing at gradually revealing Eve’s dark side, more attracted to the analysis of the ferocious murderer than to her quiet and in some ways idyllic family life; but it is Jodie Comer who steals the scene, captivating the viewer with her ruthlessness and vulnerability.

Her Villanelle is a sociopath without conscience, who loves to kill in a creative and flamboyant way, without any attention in avoiding to leave traces (conscious of her protection at high levels); she manages to be fascinating, tender and, a moment later, terrifying.

The actress won a well-deserved Emmy in 2019.

If all the actors, as it often happens in British series, are superlative, a special mention goes to the beautiful Fiona Shaw, who, as the elegant Carolyn, gives a touch of class to all her scenes: I particularly appreciated that the figure of the “femme fatale” who uses her sex appeal to obtain confidential information was entrusted to an attractive middle-aged woman and not, for example, to the young protagonist.

The strength of the series, in fact, lies in the unconventional way in which the female figures are written, real and never stereotyped: Villanelle, for example, never uses her femininity or her beauty as a weapon, if not to appear harmless in the eyes of potential victims.

Throughout the screenplay you can perceive that the characters are described through the female gaze, which for me has made them more interesting. The beauty and charm of the protagonists are never shown to please the male audience, but in a realistic and almost confidential way: emblematic is the scene in which Eve finds the bullets from Villanelle’s gun in the same drawer in which the killer keeps tampons and the tools for hair removal.

A final note of merit goes to the costumes, which at a glance immediately portray Eve’s everyday life and Villanelle’s flashy spirit.

In conclusion, I recommend this series to all lovers of unconventional spy stories and to the public interested in LGBT stories; the first two seasons are available on Hulu and iTunes, while the premiere of the third season has been announced for April 26th.

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