Recensione di “Dreamy Night- Tales of Gods” di Eleonora Bottari

Dreamy Night- Tales of Gods” è il primo volume di una saga fantasy/mitologica, scritta e prodotta da Eleonora Bottari a Marzo 2020.

Io ho letto e recensito la prima versione: l’autrice mi ha informato che è stato fatto un importante e sostanziale lavoro di revisione.

La storia parte con Virgo, un suggestivo unicorno bianco con il compito di creare l’Universo e, soprattutto, preservarlo in equilibrio: questa magnifica creatura, tuttavia, compie una scelta singolare, cioè creare diverse divinità in universi paralleli. Il concetto di equilibrio, infatti, poggia la sua esistenza sul delegare a creature senzienti e immortali il compito della creazione dell’universo, e questo progetto lo replica, potremmo dire, parallelamente. La narrazione, proprio come la creazione di Virgo, seguirà infatti due storie parallele: nella prima, quella preponderante, vediamo gli dèi di tradizione romana (Giove, Plutone, Marte, Fides, ecc…), nella seconda troviamo le divinità egizie (Ra, Anubis, Maat,…). Le divinità sono praticamente onnipotenti, ognuna con una sua abilità specifica, ma hanno solo una regola: non possono riprodursi tra loro. Virgo, tra l’altro, per preservare l’equilibrio, li cerca di distanziare, ecco perché i mondi paralleli. Le cose, tuttavia, non vanno come ipotizzato.

La narrazione mi ha colpito molto per i molti concetti e per le tematiche scelte: più che un fantasy di azione mi ha dato l’idea di una metafora sulla vita umana. Inizialmente le divinità sono come bambini, convinti di essere onnipotenti e immortali, mossi da intenzioni anche nobili ma poco prudenti, abituati a stare nelle regole e nell’universo per loro creato. Man mano che “crescono” la loro onnipotenza viene meno, si accorgono che il mondo intorno a loro presenta ostacoli anche insormontabili, ma soprattutto viene fuori la ribellione e il bisogno di riprodursi.

Contrariamente alle aspettative, non ci sono (almeno in questi libri) storie di amori proibiti o simili, ma le divinità (specialmente una) si interrogano sul bisogno di riprodursi, di essere genitori, ma soprattutto sul perché debbano avere questo bisogno anche se è loro negato: l’ho trovato un’intrigante rappresentazione della tentazione della mela dell’Eden e, allo stesso tempo, il contrasto che le persone provano tra desideri della propria psiche e le regole imposte dalla società.

Un aspetto che ho apprezzato molto è quello delle intenzioni e delle conseguenze: quando si ritrovano con tutto questo potere le divinità si interrogano sul fare il bene per le creature che creano e finiscono inevitabilmente con l’esagerare, cominciando ad avere più problemi che soluzioni. Ho trovato molto ben fatto questo ricreare la famosa frase “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”.

Interessante è anche lo sviluppo parallelo dei diversi universi gestiti dalle divinità: gli dei romani sviluppano una storia fantasy simil medioevale, con guerre, re e regine, scontri e conquiste. Invece gli dei egizi sviluppano la scienza e la loro parte sembra più un scifi che un fantasy e questo contrasto è davvero originale.

La parte che, però, non mi ha convinto è la struttura. Il romanzo ha davvero troppi punti morti, lunghi dialoghi, anche ripetitivi, che appesantiscono la narrazione e distolgono l’attenzione dalle scene davvero importanti. Mi rendo conto che, essendo il primo di una saga, deve presentare molti personaggi, ma, secondo me, andrebbe tagliato molto e ridimensionato, perché il ritmo ne risente pesantemente e i dialoghi con troppi personaggi, che cambiano ogni due pagine, creano confusione. Ho trovato che questo problema influenzasse davvero molto la lettura, il che è un peccato perché ci sono tanti buoni spunti.

In conclusione, un fantasy atipico, di crescita personale, con tinte mitologiche e con una visione diversa e più psicologica delle divinità classiche.

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