Recensione di “La vergine e il drago” di Barbara Repetto

“La vergine e il drago” è un romanzo fantasy scritto e prodotto da Barbara Repetto.

La storia è ambientata in un regno simil-medioevale in cui la corona governa con pugno duro una nobiltà corrotta e al contempo spaventata, mentre l’esercito è affidato alla guida di un complesso Magisterium che si serve di un gruppo di cavalcadraghi per mantenere la sicurezza contro dei non ben precisati nemici.

I due protagonisti narranti appartengono proprio a questi due gruppi: Lilian, contessa promessa in sposa al re, e Ayron, un guerriero mandato a sacrificarsi nella prova finale del Magisterium, cioè fare da pasto ai draghi. Entrambi ci vengono presentati fin da subito come condannati a morte dalla società: Lilian, infatti, dovrà diventare regina, ma consorte di un uomo violento, famoso per uccidere le mogli tra atroci torture. I draghi si presentano da soli: bestie assassine e possenti, impossibili da annientare.

Lilian però fugge dal marito, finendo col venire sacrificata come Martire del Drago, cioè come vergine data in pasto ai draghi, come tradizione per tenerli buoni; Ayron, invece, si ritrova a sopravvivere ai suoi compagni e a cavalcare un drago, diventando parte del sistema che tanto disprezzava.

Il romanzo è diviso in tre parti distinte che sembrano appartenere ognuna ad un genere diverso: la prima parte è focalizzata sulla violenza degli uomini, sia nella sfera privata che in battaglia e, secondo me, si può definire a tutti gli effetti grim-dark. La seconda cambia marcia e diventa un romance vero e proprio, con battibecchi e personaggi che amoreggiano. La terza segna un punto di rottura con le precedenti, introducendo il tema del cambiamento contro la tradizione e si può, a mio giudizio, definire un fantasy epico.

“La vergine e il drago” tratta tematiche molto crude e difficili, in particolare il trattamento terribile riservato alle donne. In questa società di stampo medioevale, infatti, le cose vanno addirittua peggio al genere femminile rispetto alla storia, perché oltre alla sottomossione e problemi vari, c’è anche il fatto di venire occasionalmente sacrificate come cibo per draghi. L’ossessione per la verginità, la credenza che l’aver fatto o meno sesso possa davvero modificare il sapore della carne o garantire in qualche modo sulla bontà della donna non vengono messe in discussione, così come il fatto che debbano essere “sacrificate”. Tutto ciò è accettato in nome della tradizione. Ho trovato questa critica, volutamente esagerata, ancora tristemente attuale: tutti si rendono conto delle ingiustizie, ma “si è sempre fatto così, e sempre sarà”, come pensato dallo stesso protagonista maschile. Il connubio tra tradizione e patriarcato è evidente e tragico e, fino alla fine, non sarà davvero affrontato, contribuendo a creare frustrazione e tensione nel lettore. La scena del “controllo della verginità” è purtroppo verosimile e realistica: un controllo al quale molte donne nel mondo sono sottoposte, inutile e umiliante, descritto qui come la violenza che è. Il titolo, che tanto mi disturbava, lo ammetto, trova quindi spiegazione.

Gli uomini non ne escono bene, devo dire, e questo mi è piaciuto. Anche il protagonista maschile, pur avendo notevoli qualità, rimane debole, incapace davvero di sfidare la tradizione e le ingiustizie, accontentandosi del piacere della piccola vendetta che il sistema gli regala, cioè di vedere le giovani donne nobili sacrificate, e non le contadine. Sulla pelle delle donne viene combattuta una finta battaglia di giustizia sociale e lui non è in grado di comprenderlo veramente, finendo col risultare un personaggio molto credibile. Una scelta di trama coraggiosa e che ho apprezzato.

Lo stile varia a seconda della parte: nella prima si predilige una descrizione dei particolari più truculenti, nella seconda si indugia in descrizioni di natura sessuale, mentre nella terza il focus è sulle emozioni dei protagonisti e sulla battaglia. In generale, il ritmo è serrato e i capitoli brevi contribuiscono a fare sì che il libro si divori in un boccone, proprio come farebbe un drago.

In conclusione, un romanzo fantasy classico che mischia diversi generi, scritto bene e con una trama solida: credo possa essere apprezzato da tutti i tipi di lettori appassionati di fantastico.

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