Recensione di “L’eredità di Christine” di Laura Usai

“L’eredità di Christine” è un romanzo di narrativa “vittoriana”, scritto e prodotto da Laura Usai.

Si tratta di una storia piuttosto breve, autoconclusiva, ideale per passare qualche ora piacevole e leggera.

La trama riprende molto le tematiche dei romanzi di Jane Austen, con una spruzzata delle riflessioni di “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell.

Christine Allen è una giovane che si sta riprendendo dal lutto della morte improvvisa di entrambi i genitori; ospitata dai parenti più prossimi, i Williams, scopre con fatica e diffidenza la campagna e tenta di riaprirsi alla vita. La cosa sembra diventare più semplice quando appare il burbero e affascinante Signor Lawrence, opportunamente congiunto alla famiglia ma non parente di Christine, che cattura subito la sua attenzione. Le romantiche vicende vengono però interrotte da una sconvolgente rivelazione: i Williams non sono i suoi parenti più vicini né i suoi legali tutori, in quanto, dopo un anno, si fa vivo un misterioso zio di cui nessuno sapeva l’esistenza, che si propone per farsi carico di lei (e, legalmente, anche della sua eredità). Christine si reca a Londra per indagare sulle intenzioni dell’uomo e scoprire scottanti verità sui suoi genitori.

Nonostante la storia parta come una leggera commedia romantica vittoriana, il libro ha tutti gli elementi del romanzo di formazione: Christine passa in poco tempo da essere “un’adolescente” concentrata sui propri problemi ad avere un’ottica più ampia sulla società, sul femminismo e sui problemi delle industrie dell’epoca. Se dovessi descrivere il suo arco narrativo con una sola parola userei “consapevolezza”; questo si riflette nella sua immagine del mondo, nel suo rapporto con i genitori (tristemente, il tutto avviene dopo la loro morte) e, soprattuto, nel concetto di perdono.

Sebbene il romance non sia esattamente il mio genere e la vera “azione” arrivi solo dopo il 30% del libro, l’attenzione è rimasta sempre alta, complice la prosa eccellente di Laura Usai. L’autrice, nella postfazione, ammette di essersi prese grandi libertà dal punto di vista storico, ma questo non traspare durante la lettura e non credo potrà turbare i fan dei romanzi storici accurati.

In conclusione, un romanzo che si divora in poco tempo, scritto bene e che potrà regalare momenti di serenità nonché di riflessione.

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