Recensione di “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare (serie TV Netflix)

“Strappare lungo i bordi” è una serie animata del 2021 creata e diretta da Michele Rech (in arte Zerocalcare) e disponibile su Netflix.

Zero è un fumettista romano vicino alla quarantina la cui coscienza si manifesta come un gigante armadillo (doppiato da Valerio Mastandrea). Nel corso della serie, Zero, insieme agli amici di sempre Sara e Secco, dovrà affrontare un viaggio in treno e in questa occasione ripercorrerà il rapporto ventennale di amicizia/amore mai dichiarato con la tormentata Alice. Nel corso della serie vedremo anche ripercorse tutte le sue insicurezze e le sue riflessioni sulle aspettative della società, il rapporto con gli amici, e tutto ciò che va a costruire il suo universo interiore.

La serie è stata accolta molto positivamente sia da pubblico che da critica, tanto da arrivare ad essere la serie più seguita in Italia, battendo persino Squid Game.

È composta da 6 episodi di circa venti minuti, quindi il ritmo della narrazione è serratissimo, con battute e flashback a raffica. Complice anche la parlata romana di Zerocalcare, ammetto di aver usato i sottotitoli per seguirla al meglio.

Prima di vedere questa serie non avevo mai letto i fumetti Zerocalcare, anche se avevo trovato spesso i suoi lavori condivisi qua e là su internet; molti suoi fan dicono che la serie è una rivisitazione di molti temi già affrontati, resi soltanto più fruibili da un pubblico poco avvezzo alle graphic novel (come, appunto, me).

In ogni caso, ho trovato la serie molto divertente e ben fatta, con un mix vincente di ironia, disincanto e introspezione. Essendo quasi perfettamente coetanea di Zerocalcare, inoltre, ho trovato molto azzeccata l’operazione nostalgia per chi è stato adolescente durante i primi anni 2000.

Lo stile mescola osservazioni su piccoli disagi quotidiani (l’aria condizionata del treno troppo alta, le cianfrusaglie che aumentano in casa, i bagni pubblici eccetera) con riflessioni più profonde.

La colonna sonora è anche molto bella.

Come indicato sopra, la serie riprende alcuni temi già affrontato dal fumettista in passato e questo secondo me un po’ si capisce anche da un pubblico completamente estraneo alla sua produzione: infatti sia il titolo che l’impostazione della serie girano intorno al senso di disagio di chi ha sempre pensato che sarebbe bastato “strappare lungo i bordi”, appunto, per trovare la propria strada e il proprio posto nel mondo, per poi rimanere fermo e spaesato quando questo non è successo. È il grido di dolore di una generazione a cui è stato promesso un certo tipo di futuro se si fossero impegnati e avessero lavorato sodo, ma queste promesse poi sono state amaramente disattese.

Il problema è che nel frattempo Zerocalcare ha avuto un enorme successo, tanto da essere uno dei più famosi e influenti fumettisti italiani, quindi si potrebbe dire che se è così lui è uno dei pochissimi per cui la strategia di strappare lungo i bordi ha funzionato, e il personaggio di Zero sembra ricalcare il suo creatore in modo praticamente speculare.

Quindi ammetto che la riflessione finale dove lui si mette sullo stesso piano degli amici che devono fare lavori degradanti o tornare dai genitori per riuscire a mantenersi mi ha lasciata un po’ perplessa.

Consiglio comunque la visione della serie, specialmente a chi è nato a metà degli anni ’80, sia che siate fan di Zerocalcare della prima ora sia che, come me, lo stiate scoprendo in questa occasione.

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