Recensione di “Invisibili” di Caroline Criado Perez

“Invisibili- Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano” è un saggio di Caroline Criado Perez, pubblicato in Italia dalla casa editrice Einaudi.

Ringrazio la scrittrice Marta Duò per avermelo caldamente consigliato.

Il saggio si propone di esporre dati, statistiche e prove di quanto le donne siano ignorate nella maggior parte delle decisioni di carattere pubblico, da quelle mediche o scientifiche a quelle tecniche o lavorative.

Il problema maggiore denunciato dalla autrice è che il modello è sempre quello maschile e questo porta a delle storture da sempre, e di fatto impedisce alle donne di trovarsi bene in un mondo che è costruito su un essere umano diverso da loro. Il nemico peggiore, tuttavia, non è un generico sessismo, ma il gender data gap, cioè l’assenza di dati di genere. Ogni studio, ogni statistica, ogni esperimento scientifico o medico, infatti, difficilmente considera le donne; non significa che non vengano mai presi dati sulla metà del mondo, ma che questi spesso non siano disaggregati o, peggio, non siano inclusi per non “falsare i risultati”. In particolare, in campo medico, spesso le donne in età fertile vengono proprio escluse perché i loro dati sono “anomali” rispetto al maschio: questo porta la medicina ad essere di fatto modellata in tutto e per tutto sugli uomini, portando a moltissimi problemi per il genere femminile.

La lettura di questo saggio è stata estremamente interessante, ma condivido l’opinione di molte che hanno recensito nel dire che “fa arrabbiare”. Direi che va addirittura oltre, è terrificante. Molte cose le sapevo già (tipo il fatto che le donne non sono praticamente considerate in ambito medico), ma altre mi hanno fatto accapponare la pelle, ad esempio scoprire che le case automobilistiche non considerano la donna in caso di incidente, se non come passeggera. I manichini infatti sono basati su un modello maschile, e lo stesso manichino “femminile” del passeggero (evidentemente le donne per le case automobilistiche non guidano) è di fatto un maschio più basso e leggero.

Le donne sono così invisibili per la scienza, per la tecnica, ma anche per i piani urbanistici, per il lavoro e soprattutto per il riconoscimento del loro contributo. Il grosso del lavoro del mondo, infatti, è non pagato ed è svolto prevalentemente da donne, schiacciato nella semplice definizione di “ruolo di cura.” Questo non solo, come detto, non è pagato, ma, di fatto, impedisce alla maggioranza femminile di ottenere lavori pagati migliori. Vale anche la pena di osservare che non è solo il lavoro di cura dei figli a pesare maggiormente (come si potrebbe pensare), ma anche quello dei familiari più anziani, che grava in maggioranza sulle donne, percentuale che cresce ancora di più se il familiare anziano è affetto da demenza o necessita di cure costanti.

A parità di prestazioni lavorative, le donne vengono promosse molto di meno e accedono meno facilmente a professioni più redditizie. Interessante come l’accesso femminile a certi settori sia subordinato a quanto questo rende. Le professioni di certi campi come l’informatica sono diventanti “non per le donne” solo dopo che hanno cominciato a essere redditizi.

In politica le cose sono anche peggio. Uno studio mostrava come le donne venissero sempre considerate meno autorevoli o “troppo femministe” (cioè parlassero troppo dei diritti delle donne) anche quando non era vero. L’autrice portava confronti di minuti, di occasioni in cui ne avevano parlato ed erano pochissime, ma venivano percepite diversamente.

Questo saggio tratta davvero tantissimi temi e non mi basterebbe questa recensione per riassumerli. Quello che ho trovato molto interessante è stato che parlasse di dati e fossero proprio questi il nocciolo della questione. Il gender data gap è uno dei problemi che la autrice individua e addita come proprità da risolvere: molto spesso infatti, il legislatore o il responsabile dei progetti, non ha dati che riguardano le donne e, quando li ha, prende poi provvedimenti completamente diversi, spesso più efficaci ed efficienti. Finché questo problema non viene risolto, è difficile agire per migliorare le cose.

L’altra grande questione, per me, è stato quel senso di realizzazione. In realtà nella mia vita avevo già notato tutte queste cose, ma non ci davo davvero peso: in fondo per me era “normale” che il mondo fosse costruito a misura di uomo. A ben vedere, però, non è normale che più di metà della popolazione mondiale venga ignorata… percentuale che cresce ancora di più se si considerano le “minoranze” etniche (anche loro sono di più) che vengono altrettanto ignorati in molte questioni tecnico-scientifiche.

Consiglio questo libro caldamente, ma, allo stesso tempo, vi avverto: genera sentimenti molto forti. Fustrazione, rabbia, ma anche una grande tristezza…. e tanta consapevolezza. Da leggere!

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