“Sento i tuoi passi” è un thriller psicologico scritto e prodotto da Maria Teresa Steri. Ringrazio l’autrice per la copia digitale in recensione.
Avevo già avuto il piacere di leggere un altro romanzo di Maria Teresa Steri, cioè “Sarà il nostro segreto”, ma questo mi è piaciuto addirittura di più.
La storia è ambientata a Roma: Amanda si è appena trasferita in un bel condominio della periferia romana, chiamato “Le tre ginestre”. La donna ha lasciato il lavoro e la casa per seguire il marito che, tuttavia, non può raggiungerla perché in attesa del trasferimento dal precedente impiego. Amanda si ritrova quindi da sola nella casa appartenuta alla zia del marito, Anita Ferrante.
Nel condominio, però, abita anche la insofferente e solitaria Greta, giovane donna che prende in immediata antipatia Amanda e che dà inizio alle ostilità. Greta nasconde infatti un misterioso passato e si vede in qualche modo minacciata dalla presenza della nuova vicina; questo porta a una serie di indagini, più o meno ufficiali, che coinvolgono l’intero condominio e una cospicua eredità.
Il romanzo è un thriller psicologico, quindi viene dato un grande approfondimento ai personaggi e ai loro pensieri; Amanda è il punto di vista principale che infatti narra in prima persona passato, mentre Greta, secondo punto di vista, è in terza persona, risultandoci quindi sin da subito più distante.
Si tratta di un romanzo piuttosto lungo (più di 600 pagine), ma che mi ha stupito per quanto si leggesse in fretta: la tensione è sempre altissima e il ritmo è alto, ma senza esagerare. Il cambio di punto di vista contribuisce a rendere l’attenzione del lettore sempre altissima; l’ho letto con calma, facendo attenzione a ogni particolare, ma comunque l’ho praticamente divorato.
La storia “gialla” di investigazione arriva in sordina, ma è fatta davvero molto bene, secondo me. C’è tutto: mistero, indizi, segreti… mi è piaciuto e, anche se avevo intuito il finale, sono rimasta comunque molto soddisfatta.
Nessuno dei personaggi è buttato lì senza approfondimento e nessuno è una macchietta o esagerato: non ci sono persone totalmente negative (tranne forse il viscido Leo, il figlio del fruttivendolo), né totalmente positive, cosa che ho trovato molto realistica. Alcuni personaggi risultano sgradevoli per la loro doppia faccia, la loro efferatezza, ma tutti sono capaci di buoni sentimenti o atti di bontà, seppur talvolta involontari.
Greta e Amanda sono i due personaggi maggiormente approfonditi: vediamo il punto di vista di entrambe e sentiamo fin da subito la sofferenza di Greta, il suo senso di inadeguatezza, le ingiustizie a cui è stata sottoposta. Eppure, lo ammetto, non l’ho mai davvero sopportata: l’autrice è abile nel dare una motivazione alle azioni dei personaggi senza comunque redimerli completamente. Io la trovavo gretta, insopportabile e indolente, il vero nemico di sé stessa. Anche Amanda ha i suoi difetti, ma ho trovato molta più facilità nell’empatizzare con lei, soprattutto nel rapporto con il marito Gianfranco; quest’ultimo credo sia un personaggio davvero riuscito, poiché è buono e ragionevole e, in queste qualità, si celano tutti i suoi peggiori difetti. La ragionevolezza diventa paternalismo, il pensare bene diventa una mancanza di empatia nel comprendere la frustrazione e i sospetti di altri: l’ho trovato egoista e incapace davvero di comprendere la moglie, a un livello così realistico da essere inquietante.
In conclusione, un bel thriller italiano, con ambientazione romana, che non ha nulla da invidiare ai successi internazionali. Assolutamente consigliato!

Seguo MT sul suo blog, non mi stupisce sia così brava!
Certo, riuscire a scrivere una storia di 600 pagine che stia in piedi non dev’essere una passeggiata, io se arrivo a 200 mi sembra di aver compiuto un miracolo! 😀
"Mi piace""Mi piace"
Grazie, Andrea! Devo dire mi sono ritrovata per le mani 600 pagine senza rendermene conto e la cosa mi ha un po’ mandato in crisi, ma alla fine non ho fatto grossi tagli perché mi sembrava che tutto fosse essenziale per lo svolgimento della storia. Ma onestamente vorrei scrivere di meno, o almeno è quello che mi ripropongo di fare in futuro!
"Mi piace""Mi piace"
Io che ho il problema opposto mi sono reso conto che conta molto lo stile personale: per esempio i dialoghi tendono a gonfiare velocemente le pagine, ed è qualcosa che uso davvero con parsimonia. Anche le descrizioni degli ambienti, dell’atmosfera, dei personaggi – non come i dialoghi – aiutano in questo senso… ed ecco la seconda cosa che se posso evitare non mi tiro indietro! 😉
Immagino tu abbia valutato l’ipotesi di dividere il libro in due volumi… troppi “contro” rispetto ai “pro”?
"Mi piace"Piace a 1 persona
In realtà non amo molto le storie divise in volumi, diciamo che ha un senso secondo me solo quando le parti sono divisibili, ma in questo caso proprio non lo erano, la storia sarebbe stata fastidiosamente monca dopo il primo volume. Per il resto, è come dici tu, ci sono elementi che portano via tanto spazio, dovrò badarci maggiormente in fase di prima stesura perché poi diventa un problema tagliare senza che lo svolgimento della trama ne risenta.
"Mi piace""Mi piace"