Recensione di “Iron Flowers” di Tracy Banghart

“Iron Flowers” è un romanzo distopico Young Adult del 2018, scritto da Tracy Banghart e pubblicato dalla casa editrice DEA Planeta. Il seguito, “Iron Flowers-Regina di Cenere”, dovrebbe uscire a metà Settembre 2019.

La storia è ambientata nel regno distopico di Viridia, dove le donne sono confinate a ruoli marginali e non possono fare praticamente nulla, certamente non imparare a leggere o studiare. Le leggi così rigide per il genere femminile impongono loro di dedicarsi a lavori umili, alla famiglia oppure di diventare delle Grazie, il ruolo più ambito e desiderato dalle giovani ragazze. Una Grazia è una dama del sovrano, il quale ne sceglie tre ogni tre anni, e le porta a vivere a palazzo; più che una moglie si tratta di una vera e propria concubina/geisha, ma che comunque rimane un ruolo assai desiderabile per la ragazza e per la propria famiglia.

Serina e Nomi, le due sorelle protagoniste, vengono proprio introdotte in questo modo. La prima è una ragazza molto bella e perfettamente inserita in questo scenario di sottomissione: ha studiato da sempre per diventare una Grazia, sa come comportarsi ed è desiderosa di poter garantire alla propria famiglia condizioni migliori di vita. Per questo, infatti, viene scelta per rappresentare il suo villaggio, Lanos, alla capitale e concorrere per essere scelta dall’Erede, Malachi, come nuova Grazia.

Nomi, invece, non potrebbe essere più diversa. Ribelle, arrabbiata profondamente per le ingiustizie che le donne devono subire, è stata educata per essere l’ancella della sorella, che comunque cerca di dissuadere dal voler diventare una Grazie, anche se questo migliorerebbe notevolmente la vita di entrambe. Oltretutto, aiutata dal fratello, Nomi impara segretamente a leggere.

Tutto cambia quando le due ragazze arrivano a palazzo e incontrano l’Erede, Malachi, in compagnia del fratello minore, Asa: Nomi si dimostra sgarbata con l’Erede, ma inaspettatamente viene scelta lei come Grazia. Le cose per Serina si complicano notevolmente quando la sorella sottrae un libro dalla biblioteca, per il cui furto e lettura lei finisce per prendersi la colpa. In questo modo Serina, la più tranquilla e delicata delle due, viene mandata in una prigione sull’isola di Monte Rovina, mentre la ragazza più ribelle e arrabbiata resta a palazzo.

Era da qualche mese che giravo intorno a questo romanzo, ma, vista la tematica, ero recalcitrante: temevo fosse l’ennesimo romanzo che usa la scusa di una distopia per narrare violenze e abusi sulle donne, invece mi sbagliavo. Il romanzo, oltre ad essere avvincente e appassionante, affronta tutta la tematica con grande sensibilità, in particolare la questione della solidarietà femminile. Nonostante tutto il romanzo sia incentrato sul concetto di rivalità imposta dal patriarcato, l’elemento che spicca maggiormente nei personaggi è la volontà di collaborare ed aiutarsi per riuscire a sopravvivere.

Un aspetto che mi ha colpito in positivo è stato che non vi è mai una contrapposizione negativa tra le due protagoniste, che rappresentano modelli di femminilità agli antipodi. Nei libri spesso c’è l’esaltazione della ragazza-ribelle-che-non-è-come-le-altre, a discapito di quella più remissiva e sottomessa; qui invece entrambe sono trattate in modo maturo, con pregi e difetti. Serina ne esce come un personaggio completo, con cui è facile identificarsi e parteggiare, anche se Nomi rappresenta molto di più la mentalità moderna; ho trovato questo elemento originale e piacevole, forse l’aspetto che più mi è piaciuto.

I due scenari in cui avvengono le narrazioni sono un altro elemento da lodare: sebbene siano molto diversi (uno è un palazzo ricco e sfarzoso, l’altro una prigione sporca e senza cibo su un’isola dimenticata), sono ricchi di analogie, che diventano sempre più evidenti man mano che la storia va avanti. Le dinamiche, il senso di paura crescente e di precarietà si sviluppa in maniera similare in luoghi in apparenza così diversi: questo rende la narrazione priva di punti morti e contribuisce a rendere il ritmo più incalzante.

Nonostante sia un libro a maggioranza femminile, devo dire che ho apprezzato molto anche i personaggi maschili: i due principi sono quelli più descritti e approfonditi, ma anche i soldati dell’isola riservano molte sorprese.

In conclusione, il romanzo mi è piaciuto moltissimo e lo consiglio praticamente a tutti quanti: è un libro molto girl-power e con dinamiche interessanti e avvincenti. Assolutamente da leggere!

iron fowers

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