Recensione di “I viandanti di Eirahn”- raccolta di racconti

“I viandanti di Eirahn” è una raccolta di racconti del 2019 scritti e prodotti da diversi autori italiani, Lorenzo Basilico, Andreina Grieco, Davide Lambiase, Nicole Lewin, Elide Molinai, Giovanni Nikiforos, Carlo Porrini, Jordan River e Vincenzo Romano. Quest’ultimo è l’ideatore dell’ambientazione nel quale si svolgono tutte le storie e nei quali i personaggi si muovono: la terra di Eirahn è infatti un luogo fantastico utilizzato nel precedente romanzo dell’autore e che ha le caratteristiche classiche dell’high fantasy. Troviamo elfi, nani, magia, stregoni e una società ispirata al medioevo europeo dei giochi di ruolo o degli scenari epic fantasy.

Il libro sostiene i progetti di “Opportunity Onlus”. I ricavi di vendita della antologia saranno devoluti interamente allo svolgimento di attività di formazione e servizi gratuiti alla cittadinanza all’interno di beni confiscati alla Camorra.

I racconti sono nove:

“La pietra del Consiglio” di Giovanni Nikiforos
“L’ultimo desiderio” di Carlo Porrini
“La mossa dello scorpione” di Andreina Grieco
“Neri sono tutti i cuori” di Davide Lambiase
“Le luci di Adholin” di Elide Molinai
“Pietra, sabbia e cuore” di Lorenzo Basilico
“Il cavaliere dell’aria” di Jordan River
“Il luogo a cui appartengo” di Nicole Lewin
“La chiave della vittoria” di Vincenzo Romano

Trattandosi non soltanto di una raccolta di racconti, ma di un’antologia di diversi autori, ogni brano ha stile, genere e lunghezza diverse. Alcuni prediligono uno stile più descrittivo, con termini arcaici e talvolta pomposi, riprendendo quei modi aulici così tipici nell’high-fantasy; altri, invece, optano per uno stile asciutto e immediato, più o meno ridotto all’osso a seconda del brano. Anche il genere dei racconti, pur rientrando nel mondo fantasy, appare diverso a seconda dell’autore: alcuni brani sono a tutti gli effetti di avventura, altri più improntati alla introspezione dei personaggi, mentre alcuni virano decisamente verso l’horror.

Se alcuni autori li conoscevo già (e in alcuni casi li avevo già recensiti sul blog, come Andreina Grieco e Vincenzo Romano), altri sono stati per me una vera sorpresa, come Carlo Porrini e Elide Molinai: i loro racconti mi sono piaciuti davvero tantissimo, il primo per la positività della narrazione e dei personaggi, il secondo per l’originalità nel creare suspence in un brano più statico.

Ogni racconto presenta un tipo di fanatasy e, secondo me, questo è l’aspetto che funziona maggiormente: da un lato viene svolto il compito che un’antologia dovrebbe avere, cioè di presentare testi e modi diversi dello stesso genere, dall’altra, per il lettore, si crea quell’effetto di “ce n’è per tutti i gusti”. Personalmente non ho apprezzato molto il brano più horror, in cui tra l’altro uno dei personaggi femminili, per essere vittima fino in fondo, doveva essere pure violentata, oltre che torturata e uccisa; precisazione che sembra lì per dare un tocco più dark e che a me, però, come espediente continua a non piacere. Mi è spiaciuto perché il racconto aveva, secondo me, la protagonista più interessante e lo stile più insolito.

I racconti non hanno però in comune solo l’ambientazione, c’è infatti un filo conduttore che unisce tutti i brani e li fa apparire come tessere di un mosaico: tutte le storie sono infatti basate sull’espediente della pietra magica. L’oggetto incantato condiziona i personaggi in modo diverso, esaltandone il potere, la vita, la smania e l’ambizione, o, in altri, diventando causa della loro sofferenza. Questo elemento, secondo me, è molto interessante e sarà apprezzato dal lettore, a cui sembrerà di seguire una storia organica.

Sebbene tutti i personaggi siano originali e inseriti dagli autori dei rispettivi brani, sono presenti due rimandi all’ambientazione di partenza, cioè quella del romanzo “Mezzosangue” di Vincenzo Romano. Kai, il protagonista, è anche il personaggio narrante dell’ultimo racconto “La chiave della vittoria”, mentre Rauros, il principale del brano di Jordan River, è un omaggio a un personaggio del romanzo. Sono certa che questi elementi saranno apprezzati da chi ha letto “Mezzosangue”, ma non creano confusione nei lettori che si approcciano a questi autori per la prima volta.

In conclusione, un’antologia ricca che si legge in modo agevole grazie ai diversi cambi di stile e alla lunghezza contenuta. Consigliato agli amanti del genere high-fantasy e a chi già conosce il romanzo “Mezzosangue”.

prova 4

 

 

 

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