Recensione di “Zetafobia” di Gualtiero Ferrari

“Zetafobia” è un romanzo distopico del 2018, scritto da Gualtiero Ferrari ed edito da Delos Digital.

Il libro descrive uno scenario horror classico, l’apocalisse zombie, declinato in Italia, in particolare nella città di Torino: Domenico, dirigente d’azienda, si ritrova durante la crisi economica a mostrare preoccupazione verso quella che in apparenza sembra l’ennesima notizia deprimente al telegiornale, cioè un’epidemia aviaria. Questa malattia, dalla percentuale di decessi altissima, inizia a diffondersi all’uomo, con conseguenze inaspettate e gravi, cioè la trasformazione degli infetti in zombie. Con l’aspetto dei cari ormai defunti, questi non morti diventano violenti e, insensibili al dolore, attaccano la popolazione. A differenza dei colossal oltre oceano, tuttavia, il romanzo non è dal punto di vista di qualche poliziotto americano o di un militare/politico, ma viene raccontato da un normale padre di famiglia di Torino Nord, preoccupato per i suoi cari, cioè la moglie Lucrezia e il figlio Sebastiano.

Il libro sembra diviso narrativamente in tre parti: nella prima Sebastiano manifesta le prime preoccupazioni per la situazione incerta del mondo e inizia a fare rifornimento di viveri e armi. Nella seconda entriamo nel vivo del dramma, con gli zombie che attaccano Torino e iniziano a portare dolore e sofferenza nelle vite dei protagonisti (la parte con gli anziani genitori è forse il momento di maggiore pathos del romanzo). Nella terza parte arriviamo alla cosiddetta resa dei conti, con quella che è a tutti gli effetti una guerra di sopravvivenza, dove assistiamo alla devastazione pratica ed etica della città e dei personaggi.

Lo stile è molto scorrevole, con descrizioni ridotte all’osso e approfondimenti a quello che succede nel mondo minimi; il romanzo non mira a descrivere una distopia come scenario polito-sociale, ma approfondisce quelli che sono i cambiamenti nel quotidiano della vita di una normale famiglia, in particolare in quella del protagonista (che è anche l’unico punto di vista narrante). Questo aspetto è sicuramente particolare e riporta un po’ a quei focus immediati e molto locali delle prime stagioni di The Walking Dead. Il ritmo è rapido e incalzante, complice una lunghezza del romanzo molto contenuta.

Domenico, il protagonista, è a mio giudizio il punto che non funziona nel libro: è un semplice middle manager, ma riesce in due pagine a intuire che ci sarà una situazione di emergenza che non è stata compresa da nessuno nel mondo, senza per questo apparire mai come uno strambo paranoide. Dopo poco tempo, giorni, si costruisce armi sofisticate e letali e inizia a sparare a destra e manca come Rambo, senza però avere mai avuto una formazione in questo senso. La famiglia, sebbene sia ripetuto molte volte quanto è importante per lui, sembra esserci solo per dargli qualcosa da salvare e fare l’eroe. Lucrezia è la moglie tradizionale che pulisce e cucina mentre lui salva tutti, Sebastiano il figlio introverso che lo guarda a modello: ho trovato per questo i tre personaggi principali stereotipati e poco credibili.

Un altro aspetto che avrei preferito maggiormente approfondito è l’ambientazione urbana: Torino appare all’inizio e crea subito un coinvolgimento per il lettore, perché si capisce che vedremo l’apocalisse zombie in una città italiana. Questo elemento però appare sempre meno definito man mano che i capitoli vanno avanti e Torino potrebbe essere tranquillamente qualunque città del mondo: non ci sono descrizioni che fanno riconoscere subito la località e non vi è quasi nulla di caratteristico. Ammetto che avrei sofferto a vedere massacrati o assaltati dagli zombie i monumenti storici, ma così Torino si perde un po’.

Un elemento invece molto interessante e originale è quello del rapporto con le fake news: le autorità avvertono le persone dell’arrivo degli zombie e trasmettono addirittura dei video, ma la gente, così abituata alla bufale, non ci crede e non scappa. È poi solo l’appello del telegiornale a fare la differenza e far sì che la gente smetta di uscire per le strade: ho trovato questo aspetto molto italiano e mi è piaciuto.

In conclusione, un romanzo sugli zombie dall’ambientazione diversa dal solito e dal taglio più “familiare”, che potrà essere apprezzato dagli amanti di questo genere horror e dagli appassionati delle distopie nostrane.

zetafobia

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