Recensione di “È un problema” di Agatha Christie / Review of “Crooked House” by Agatha Christie

La recensione è presente in doppia lingua. / English follows!

 

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È un problema” è un romanzo di Agatha Christie pubblicato nel 1949 e uscito in Italia tra i “Gialli Mondadori” nel 1950.

L’anno scorso avevo visto l’adattamento cinematografico “Mistero a Crooked House”, con Glenn Close e Gillian Anderson, ma, nonostante la trama interessante, lo avevo trovato lento e poco significativo. Il libro è, al contrario, un autentico capolavoro, infatti non mi stupisce che la stessa Agatha Christie lo avesse più volte definito uno dei romanzi preferiti tra quelli scritti da lei, insieme a “Le due verità”.

In questo romanzo non troviamo uno dei soliti investigatori come Poirot o Miss Marple, il narratore è invece Charles Hayward, diplomatico che si trova a Il Cairo durante la Seconda Guerra Mondiale; qui incontra Sophia Leonides, una giovane che lavora presso l’Ambasciata inglese, e i due si innamorano. Dovendo però aspettare due anni per tornare in patria, i due decidono di rincontrarsi in Inghilterra e aspettare per sposarsi. Al ritorno di Charles a Londra, il ricco e influente nonno di Sophia viene trovato morto nella sua casa, dove (a causa della guerra e della sua personalità dominante) viveva con lui tutta la famiglia. Sophia chiede a Charles di sfruttare il suo legame con Scotland Yard, dove il padre lavora, per aiutarla a risolvere il caso e togliere il marchio del sospetto dalla sua famiglia, così che possano sposarsi. Tuttavia, in quella casa tutta strana, “Crooked House” (per l’appunto il titolo in inglese) tutti paiono potenziali assassini e potrebbero essere i responsabili dell’omicidio, Sophia compresa; infatti, tutti i membri della famiglia sembrano intenzionati a voler fare condannare la seconda e giovanissima moglia del nonno, l’unica a non essere mai stata accettata dal resto dei familiari. In questo modo tutto sarebbe semplice, l’omicida sarebbe qualcuno “che non è davvero della famiglia”: le cose, tuttavia, non sono affatto semplici e la soluzione è tutto fuorché scontata.

Il romanzo è davvero scritto bene: scorrevole, lungo al punto giusto da poterlo gustare e divorare in poco tempo. Il ritmo è serrato, privo di punti morti e con una trama che cattura per la sua complessità e per il costante sospetto; i personaggi sono veri, trattati con empatia e con riguardo, in poche pagine emergono vividi nella mente del lettore. Il finale è, secondo me, uno dei più belli e sorprendenti della Christie: questo aspetto mi ha lasciata davvero a bocca aperta, soprattutto nel constatare come il romanzo fosse moderno. Leggendolo, ammetto, mi sembrava quasi impossibile che fosse del 1949, perché aveva una freschezza e un ritmo rapido che difficilmente si attribuisce ad un libro di settant’anni fa.

In conclusione, è un romanzo che consiglio caldamente a tutti gli amanti dei gialli e a quei lettori che amano i colpi di scena: non resterete delusi.

 

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“Crooked House” is a novel written by Agatha Christie, published in 1949 by Dodd, Mead and Company.

Last year I saw the film adaptation, starring Glenn Close and Gillian Anderson, but despite the interesting plot, I found it slow and not very significant. The book is, on the contrary, an authentic masterpiece, in fact I’m not surprised that Agatha Christie herself said this was her favourite among her works, with “Ordeal by innocence”.

In this novel we don’t find one of the usual detectives like Poirot or Miss Marple, the narrator is instead Charles Hayward, a diplomat who was in Cairo during the Second World War; there he meets Sophia Leonides, a young woman who works at the British Embassy, and they fall in love. Having to wait two years to return home, the two decide to meet again in England and wait to get married. On Charles’ return to London, Sophia’s rich and influential grandfather is found dead in his home, where the whole family lived with him, because of the war and his dominant personality. Sophia asks Charles to use his connection with Scotland Yard, where his father works, to help her solve the case and rehab her family name so that they can marry. However, in that strange, “Crooked House”, everyone seems to be a potential murderer and could be responsible for the crime, including Sophia; in fact, all the members of the family seem to want to convict their grandfather’s second and very young wife, the only one who has never been accepted by the rest of the family. This way it would be simple, the murderer would be someone “who is not really part of the family”: things, however, are not at all simple and the solution is all but obvious.

The novel is really well written: fluent, long enough to be savored and devoured in a short time. The rhythm is tight, without dead spots and with a plot that captures for its complexity and constant suspicions; the characters are real, treated with empathy and with respect, in a few pages they emerge vivid in the reader’s mind. The ending is, in my opinion, one of Christie’s most beautiful and surprising finales: it left me really astonished, especially when I saw how modern the novel was. Reading it, I admit, it seemed almost impossible to me that it was from 1949, because it had a freshness and a rapid rhythm that is hard to attribute to a book of seventy years ago.

In conclusion, it’s a novel that I highly recommend to all detective fiction lovers and to those readers who love twists and turns: you won’t be disappointed.

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