Recensione de “I figli del tempo” di Adrian Tchaikovsky / Review of “Children of time” by Adrian Tchaikovsky

La recensione è presente in doppia lingua / English follows!

1f1ee-1f1f9

“I figli del tempo” è un romanzo di Adrian Tchaikovsky, pubblicato nel 2015 e vincitore nell’anno successivo del premio Arthur C. Clarke; in Italia è uscito nel 2018, edito da Fanucci.

Si tratta di un originale storia di fantascienza classica, un mirabile esempio di come si possa condensare tutti gli elementi tipici del genere (viaggi intergalattici, criostasi, navi spaziali, alieni, distopia futuristica, la Terra alla deriva) eppure riuscire a sconvolgere per la trama e gli sviluppi insoliti.

La trama è divisa in due parti distinte, di cui la prima è una sorta di prologo: all’inizio vediamo infatti la carismatica scenziata Avrana Kern che lascia il suo pianeta natale, una Terra dilaniata dai conflitti e dai problemi, per portare il suo ambizioso progetto di creazione di un nuovo mondo lontano. La dottoressa Kern infatti vuole “terraformare” un nuovo pianeta selezionato, grazie a scimmie modificate da un virus che dovrebbe renderle intelligenti e capaci di rendere il luogo indoneo e simile all’originale Terra in poco tempo. Gli animali, così trasformati dalla scienza, sarebbero infatti più adatti degli umani a plasmare il pianeta, perché sarebbero ignari delle “superstizioni” e inefficienze terrestri. Al momento del lancio, però, un gruppo radicale contrario a tale sperimentazione (i “Non Oltre Natura”) sabota la capsula, dando fuoco all’astronave della Kern e tentando di distruggere il virus. Kern resta isolata da tutti, in stato di criogenesi, con la speranza che almeno qualcuna delle sue scimmie col virus sia sopravvissuta e ora stia plasmando il pianeta.

La storia principale, tuttavia, è ambientata circa duemila anni dopo e vede protagonisti due schieramenti opposti. Prima vediamo l’astronave/arca Gilgamesh, che porta in salvo gli ultimi umani rimasti, costretti ad abbandonare una Terra ormai morta. Holsten, un classicista, è il punto di vista umano che seguiamo maggiormente: anziano, appassionato di storia, viene svegliato ogni volta che serve una traduzione di un’antica lingua umana, nella speranza di trovare un pianeta terraformato da quello che per loro è un vecchio impero; accanto a lui troviamo la capo ingegnere Lain, che tenta di tenere insieme la nave nonostante tutte le loro disavventure.

Il secondo schieramento è forse quello più interessante: la protagonista è Portia ed è un’abitante del pianeta su cui era “approdata” la Kern con il super virus. Solo che non è una scimmia, ma un ragno intelligente che è stato contagiato e che ora fa parte della specie che, in un certo senso, domina il pianeta. Il loro popolo si troverà a fronteggiare infatti una minaccia che arriva proprio dallo spazio, gli umani.

Nonostante il libro venga proposto come una storia di scontro tra alieni e terrestri e su una guerra all’ultimo sangue sulla sopravvivenza, la trama è in realtà completamente diversa. Le due fazioni si incontrano pochissime volte e la maggior parte della storia riguarda le problematiche interne di ciascuna parte e, aggiungo, meno male. La trama è ricca di spunti e approfodimenti interessanti, in particolar modo viene analizzato il tema della evoluzione dei vari popoli: questo è secondo me uno dei pregi maggiori del romanzo, in quanto permette al lettore di scoprire di più sulla Terra e sulle vicende umane del passato, pur rimanendo sempre concentrati sulla storia principale di colonizzazione. Anche la storia dei ragni, che all’inizio parte molto lenta, poi diventa avvincente e coinvolgente: non credevo di potermi affezionare ad un enorme e disgustoso aracnide mutante, ma alla fine ero arrivata a voler bene a Portia e a temere per la sua sorte.

Il ritmo è l’elemento su cui mi sento di fare una critica: l’inizio è davvero troppo lento, soprattutto nella parte subito dopo il prologo. Ho abbandonato la lettura due volte perché faticava a partire ed è un peccato, perché, superato quello scoglio di cinquanta pagine circa, parte a razzo ed è impossibile fermarsi.

In conclusione, un romanzo davvero interessante, originale, coinvolgente e con personaggi profondi e intensi. Assolutamente consigliato agli appassionati di fantascienza e a chi credeva che il sci-fi classico sapesse di “già visto”.

1f1ec-1f1e7

“Children of the time” is a novel written by Adrian Tchaikovsky, published in 2015 by Pam Books and winner in 2016 of the Arthur C. Clarke Prize.

It’s an original classic science fiction story, an admirable example of how you can condense all the typical elements of the genre (intergalactic travel, cryostasis, spaceships, aliens, futuristic dystopia, Earth adrift) and yet manage to shock readers thanks to the plot and its unusual developments.

The plot is divided into two distinct parts, the first of which is a sort of prologue: at the beginning, we see the charismatic scientist Avrana Kern leaving her home planet, an Earth torn apart by conflicts and problems, to take her ambitious project of creating a new world far away. Dr. Kern wants to “terraform” a new selected planet, thanks to monkeys modified by a virus that should make them intelligent and able to make the place  similar to the original Earth in a short time. These animals, so transformed by science, would in fact be better suited than humans to shape the planet, because they would be unaware of “superstitions” and human inefficiencies. At the moment of the launch, however, a radical group against such experimentation sabotages the capsule, setting fire to the Kern spaceship and trying to destroy the virus. Kern remains isolated from everyone, in a state of cryogenesis, with the hope that at least one of her monkeys with the virus has survived and is now shaping the planet.

The main story, however, is set about two thousand years later and features two opposing sides. First we see the spaceship/arch Gilgamesh, which brings to safety the last remaining humans, forced to abandon a now dead Earth. Holsten, a classicist, is the human whose point of view we follow the most: an old man, passionate about history, is awakened every time a translation of an ancient human language is needed, hoping to find a planet terraformed by what for them is an old empire; next to him, we find the chief engineer Lain, who tries to keep the ship together despite all their misadventures.

The second line-up is perhaps the most interesting: the protagonist is Portia and she is an inhabitant of the planet on which Kern with the super virus “landed”. Except she’s not a monkey, but an intelligent spider that has been infected and that now is part of the species that, somehow, dominates the planet. In fact, their people will face a threat that comes from space, the humans.

Although the book is marketed as a story about a clash between aliens and earthlings and about a war to death or survival, the plot is actually completely different. The two factions meet very few times and most of the story is about each side’s internal problems and, I might add, it’s a good thing. The plot is full of interesting cues and insights, in particular the theme of the evolution of the various people is analyzed: in my opinion this is one of the novel’s greatest qualities because it allows the reader to discover more about Earth and human events of the past, while always remaining focused on the main story of colonization. Even the story of spiders, which at first starts very slowly, then becomes exciting and engaging: I didn’t think I could get attached to a huge and disgusting mutant arachnid, but in the end I had come to love Portia and fear for her fate.

The rhythm is the element which I should criticise: the beginning is really too slow, especially in the part just after the prologue. I abandoned the reading twice because it was hard to start and it’s a pity, because, after having passed that obstacle of about fifty pages, it’s incredible and it’s impossible to stop reading.

In conclusion, a really interesting novel, original, engaging, with deep and intense characters. Absolutely recommended for science fiction fans and those who believe that they’ve already seen all the elements of classic sci-fi.

i figli del tempo

Una risposta a "Recensione de “I figli del tempo” di Adrian Tchaikovsky / Review of “Children of time” by Adrian Tchaikovsky"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: