Recensione di “Hyperversum” di Cecilia Randall

“Hyperversum” è un romanzo fantasy scritto da Cecilia Randall e pubblicato da Giunti Editore nel 2006. Il libro ha avuto un grande successo, tanto da avere dopo poco dei seguiti e riedizioni, nonché vincere il premio letterario nazionale Insula Romana nel 2007, nella sezione “Narrativa per ragazzi”.

La storia presenta due protagonisti principali americani, Daniel Freeland e Ian Maayrkas; il primo è un laureando in fisica appassionato a un videogioco di simulazione complessa (visore ottico, trama personalizzabile, ecc…) chiamato “Hyperversum”, che permette ai giocatori di vivere avventure in epoche diverse. Ian, invece, studia storia in Francia, anche se è profondamente legato alla famiglia di Daniel che lo ha “adottato” dopo che lui è rimasto orfano. Nel suo periodo in Europa, Ian si appassiona allo studio della figura storica della dama Isabeau de Montmayeur, dopo aver visto un suo ritratto ed essersi preso una sorta di “cotta”.

Al ritorno di Ian in patria, Daniel decide di giocare con lui ad Hyperversum in uno scenario medioevale proprio del periodo studiato dall’amico (1214), con una quest che coinvolge oltre a loro due, anche Martin (il fratello minore di Daniel), Jodie (la sua ragazza), e Carl e Donna, due compagni di università. Inaspettatamente, però, il gioco va in crash e li trasporta davvero nel 1214, epoca in cui i personaggi si ritrovano intrappolati senza poter tornare indietro.

Nonostante il libro non abbia la presunzione di essere un romanzo storico ma un fantasy romantico, l’ambientazione è uno degli elementi che più mi ha colpito. La scelta del periodo storico, carico di conflitti come la battaglia di Bouvines (che vedrà contrapposti i francesi di re Filippo Augusto contro gli inglesi di Giovanni Senza Terra) è interessante e suggestiva, poiché unisce gli intrighi politici agli scontri dei poemi cavallereschi. Ammetto che avrei preferito un punto di vista più originale, meno marcato sulla contrapposizione tra inglesi di Giovanni Senza Terra= cattivi, francesi che gli si oppongono per la propria patria=buoni, ma sicuramente è uno dei punti di forza del romanzo. Inoltre, presentandoci protagonisti del nostro secolo, la paura per le loro sorti e le difficoltà di adattamento mantengono una tensione che ci accompagna per tutto il libro.

La trama è estremamente lineare, priva di colpi di scena e di grandi stravolgimenti: ammetto di aver intuito il finale dopo pochi capitoli e non ho avuto sorprese. Il dubbio che rimane più aperto è quello sul funzionamento di Hyperversum, ma questi interrogativi sembrano essere lasciati per i successivi volumi.

Il punto che mi ha convinto meno del romanzo sono sicuramente i personaggi. I due protagonisti, Ian e Daniel, non presentano particolari evoluzioni né difetti. Sebbene Daniel abbia qualche momento di turbamento iniziale e di paure (che però durano davvero pochissimo), Ian è lo stereotipo del paladino senza macchia e senza paura che capisce tutto subito e sa sempre cosa fare, senza cedimenti o esitazioni. La sua assenza di difetti all’inizio è un punto fermo che il lettore si aspetta possa venire messo in discussione con la violenza e la barbaria del medioevo, ma questo non accade: Ian rimane perfetto e in gamba, suscitando ammirazione dai buoni e invidia dai cattivi. Gli altri protagonisti non mi sento nemmeno di definirli tali: Martin sembra essere presente solo per dire ogni tanto “Oooh, quanto è forte Ian”, Carl e Donna compaiono appena, mentre Jodie è sicuramente quella con la storia che mi ha deluso di più. Una donna, con studi di medicina alle spalle che viene trascinata nel Medioevo: mi aspettavo problemi per la sua condizione di subordinazione forzata, frustrazione per la mancanza di applicazione del metodo scientifico e per il non essere ascoltata, magari sorpresa verso metodi alternativi di medicina… invece il nulla. Jodie non fa assolutamente niente che non sia fare i complimenti a Daniel per quanto è in gamba oppure singhiozzare quando ci sono problemi. In effetti, la sua unica utilità sembra essere quella di convincere il lettore sulla eterosessualità di Daniel, che per tutte le 800 pagine non fa che ripetere quanto sia meraviglioso Ian.

Il romanzo presenta molti spunti interessanti, ma ho trovato la trama prevedibile e i personaggi piatti, a volte stucchevoli. Personalmente non intendo proseguire la lettura dei successivi volumi: se certe scelte quindici anni fa, nel panorama del fantasy YA, potevano essere all’avanguardia, ho trovato il libro un po’ invecchiato. Ciononostante, mi sento di consigliarlo agli appassionati di fantasy romance, ma anche agli amanti delle atmosfere medioevali con cavalieri coraggiosi.

hyperversum

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