Recensione di “Il mare senza stelle” di Erin Morgenstern / Review of “The Starless Sea” di Erin Morgenstern

La recensione è presente in doppia lingua / English follows!

1f1ee-1f1f9 “Il mare senza stelle” è un romanzo fantasy di Erin Morgenstern, edito in Italia da Fazi editore, collana Lain YA.

Zachary Ezra Rawlins (il suo nome completo verrà ricordato all’inizio di ogni suo capitolo) è uno studente universitario di nuovi media e segue corsi sul significato sociale dei videogiochi, ma in realtà ama i libri e le biblioteche; un giorno si imbatte in un libro misterioso che contiene un episodio che gli era capitato da bambino, cioè la scoperta di una porta dipinta che era sparita il giorno successivo. Il libro inizia a ossessionarlo, e investigando sulla sua origine si ritrova a New York a una festa di collezionisti di libri, o così pare. Questo lo porterò a conoscere Mirabel e l’affascinante Dorian, e a scoprire “il Mare senza Stelle” del titolo, e a vagare per il porto sotterraneo fatto di infinite stanze, libri, manoscritti, gatti e viaggi temporali.

Ero molto esaltata nell’iniziare questo libro, perché ne avevo letto recensioni entusiastiche e la premessa mi intrigava moltissimo. La vicenda dovrebbe essere un inno all’amore per la lettura e per le storie, e quasi mi aspettavo che si sarebbe aggiudicato un posto tra i miei libri preferiti. Purtroppo così non è stato: nonostante l’altissimo potenziale della storia, questa proprio non mi ha convinta.

Uno degli aspetti principali che non sono riuscita ad apprezzare sono i personaggi: Zachary, che dovrebbe essere il protagonista, sembra costruito a tavolino per piacere ai lettori e la sua storia inizia in modo promettente. Sognatore, introverso, sempre alla ricerca di storie in cui perdersi e amante del tè, dei cocktail e dei gatti, sembra una biografia di Twitter personificata. Purtroppo, questa intenzione di voler far identificare il lettore con lui lo porta a essere un personaggio estremamente passivo, senza alcuna vera motivazione, la cui emozione principale è la confusione davanti agli eventi inspiegabili a cui assiste. Prende dei grandi rischi e si innamora a prima vista del bel Dorian, ma tutto questo non risulta molto convincente e spesso mi sono ritrovata a chiedermi perché insistesse nella sua ricerca e non se ne tornasse semplicemente a casa.

Mirabel e Dorian sono abbastanza insignificanti, e la loro sorte non mi ha interessata per nulla; manca un vero antagonista e il personaggio più sgradevole che sembra farne le veci, Allegra, in realtà non ha praticamente alcun impatto sulla trama.

Nessuno di loro ha un vero arco e non sono riuscita ad appassionarmi né a loro né alla loro vicenda.

Un altro elemento che ho trovato eccessivo sono le descrizioni: i personaggi passano molto tempo a esplorare luoghi misteriosi e attraenti che vengono descritti con dovizia di particolari. Troviamo un sacco di stanze dalla tappezzeria particolare, mobili, strane decorazioni come battenti delle porte appesi in giro, quadri, cibi, candele, libri, gatti (ancora), statue, cocktail, abiti e così via. Tutto ciò è affascinante, ma dopo un po’ l’impressione che avevo era quella di non leggere un romanzo, ma una sequenza di immagini suggestive in un’infinita moodboard, come su Pinterest o su un blog di estetica, o magari di carte del gioco Dixit: ognuna di loro faceva immaginare che ci potesse essere una storia interessante dietro, ma spesso questa non veniva spiegata, oppure veniva fatta in modo talmente frettoloso e frammentato che era difficile da seguire.

La narrazione, infatti, vede affiancate alle vicende di Zachary una serie di piccole storie e favole che intervallano tutti i suoi capitoli; queste alla fine vengono legate insieme ma erano tantissime e presentate in modo così disgiunto che alla fine mi ero dimenticata la maggior parte di loro.

Inoltre, appena la storia di Zachary diventava vagamente interessante (non dico avvincente perché sarebbe eccessivo), ecco che arrivava una favoletta di qualche pagina a interromperla. Per carità, le storie erano spesso molto carine, ma ce n’erano troppe, e arrivavano sempre a distruggere qualsiasi suspence ci potesse essere nella vicenda principale.

Ricorreva il tema dei gufi, ma onestamente non ho capito cosa significassero.

Il romanzo è molto lungo, di oltre 500 pagine, e ammetto di aver davvero faticato a finirlo.

Questa impressione è sicuramente soggettiva, perché ho letto molti pareri che ne apprezzavano lo stile onirico e addirittura ne parlavano come un romanzo innovativo che creava una nuova, originale mitologia. Probabilmente molti bibliofili apprezzeranno i molti riferimenti ai classici della letteratura.

Per quanto mi riguarda, la sensazione principale che mi ha lasciato questo libro è stata di immensa frustrazione, perché l’autrice scrive molto bene e le ambientazioni sono splendide; tuttavia, manca qualcosa che unisca questi elementi in modo convincente.

Per essere un libro che vorrebbe essere un inno alla lettura, è ironico che alla fine manchi proprio la trama.

1f1ec-1f1e7 “The Starless Sea” is a fantasy novel by Erin Morgenstern, published by Harvill Secker in 2019.

Zachary Ezra Rawlins (his full name will be remembered at the beginning of each of his chapters) is a university student of new media who studies the social meaning of video games, but his passions are books and libraries; one day he comes across a mysterious book that contains an episode that happened to him as a child, the discovery of a painted door that had disappeared the next day. The book begins to haunt him, and investigating its origin he finds himself in New York at a party of book collectors, or so it seems. This will take him to meet Mirabel and the charming Dorian, and to discover the “Starless Sea” of the title, and to wander around the underground Harbour made of endless rooms, books, manuscripts, cats and time travel.

I was very excited to begin this novel, because I had read enthusiastic reviews of it and the premise intrigued me greatly. The story should be a hymn to the love of reading and storytelling, and I almost expected it to win a place among my favourite books. Unfortunately, that wasn’t the case: despite the book’s high potential, I didn’t really like it.

One of the main aspects that I couldn’t appreciate are the characters: Zachary, who is supposed to be the protagonist, seems to be built to please the readers and his story begins in a promising way. A dreamer, an introverted, always looking for stories to get lost in and a lover of tea, cocktails and cats, he sounds like the personification of a Twitter bio. Unfortunately, this intention to make the reader identify with him leads him to be an extremely passive character, without any real motivation, whose main emotion is confusion in front of the inexplicable events he witnesses. He takes great risks and falls in love at first sight with the handsome Dorian, but all this is not very convincing and I often found myself wondering why he insisted on his research and didn’t simply go home.

Mirabel and Dorian are quite insignificant, and their fate hasn’t interested me at all; there isn’t a real antagonist and the most unpleasant character who seems to take its place, Allegra, has practically no impact on the plot.

None of them has a real arc and I couldn’t get engaged in them or their story.

Another element that I found excessive are the descriptions: the characters spend a lot of time exploring mysterious and attractive places that are described in great detail. We find a lot of rooms with unusual tapestry, furniture, strange decorations such as doorknobs hanging around, paintings, food, candles, books, cats (again), statues, cocktails, clothes and so on. All this is fascinating, but after a while the impression I had was that I wasn’t reading a novel, but a sequence of suggestive images in an endless mood board, like on Pinterest or on an aesthetics blog, or maybe on Dixit cards: each one of them made me imagine that there could be an interesting story behind it, but often this was not explained, or it was done in such a hasty and fragmented way that it was difficult to follow.

The narrative, in fact, sees alongside Zachary’s events a series of small stories and fairy tales between all his chapters; they are eventually tied together but were so many and presented in such a disjointed way that in the end I had forgotten most of them.

Also, as soon as Zachary’s story became vaguely interesting (I’m not saying compelling because it would be too much), a few pages of fairy tales came along to interrupt it. I mean, the stories were often very cute, but there were too many of them, and they always arrived to destroy any suspense there might be in the main story.

There was a recurring owl theme, but honestly I didn’t understand what it meant.

The novel is very long, over 500 pages long, and I admit I struggled to finish it.

This impression is certainly subjective because I read many opinions that appreciated its oneiric style and even talked about it as an innovative novel that created a new, original mythology. Probably many bibliophiles will appreciate the many references to the classics of literature.

As far as I am concerned, the main feeling that this book left me was of immense frustration, because the author writes very well and the settings are splendid; however, there is something missing to combine these elements in a convincing way.

For a book that is meant to be a hymn to reading, it’s ironic that in the end what was missing was the plot.

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