Recensione di “The Language of Thorns: Midnight Tales and Dangerous Magic” di Leigh Bardugo/ Review of “The Language of Thorns: Midnight Tales and Dangerous Magic” by Leigh Bardugo

1f1ee-1f1f9“The Language of Thorns: Midnight Tales and Dangerous Magic” è una raccolta di sei racconti fiabeschi ambientati nel Grishaverse di Leigh Bardugo e illustrate da Sara Kipin.

Purtroppo non è ancora disponibile in italiano, ma le altre opere dell’autrice sono state pubblicate da Mondadori, quindi possiamo sperare che facciano uscire anche questa raccolta in futuro.

L’autrice riprende dei classici della letteratura dell’infanzia, da “La bella e la bestia” a “La sirenetta” o “Hansel e Gretel” dando ad ognuna di esse un’impronta personale e indimenticabile.

Nonostante la struttura dei racconti segua il modello delle fiabe, ogni storia rappresenta la decostruzione di un trope: quindi non sarà la bellezza a salvare la bestia, né la strega a voler divorare i bambini, e la volpe non è sempre la creatura più astuta del bosco.

I personaggi sono degli archetipi, eppure al tempo stesso riescono ad avere una loro complessità che li sgancia dal loro ruolo predeterminato.

Le fiabe di Leigh Bardugo sono dark, vagamente inquietanti, ma non prive di una loro morale che, il più delle volte, invita a guardare oltre le apparenze: l’autrice svela con precisione chirurgica le incongruenze e le assurdità delle storie che l’umanità ha narrato da tempo immemore e le usa per creare delle storie che sembrano antiche e sorprendenti al tempo stesso.

Nonostante alcune storie abbiano dei dettagli che rimandano al Grishaverse (soprattutto i nomi dei luoghi e in qualche caso dei riferimenti ai vari tipi di Grisha), possono tranquillamente essere lette anche da chi ancora non conosce il mondo di questa straordinaria autrice.

Assolutamente consigliato sia ai fan del Grishaverse che agli appassionati di retelling di fiabe e miti.

 

 

1f1ec-1f1e7“The Language of Thorns: Midnight Tales and Dangerous Magic” is a collection of six fairytales set in Leigh Bardugo’s Grishaverse, illustrated by Sara Kipin and published by Imprint.

The author takes up the classics of children’s literature, from “Beauty and the Beast” to “The Little Mermaid” or “Hansel and Gretel”, giving each of them a personal and unforgettable twist.

Although the structure of the stories follows the model of fairy tales, each story represents the deconstruction of a trope: so it will not be beauty to save the beast, nor the witch who will want to devour the children, and the fox is not always the cleverest creature in the forest.

The characters are archetypes, yet at the same time they manage to have a complexity of their own that detaches them from their predetermined role.

Leigh Bardugo’s fairy tales are dark, vaguely disturbing, but not without their own morality which, most of the time, invites us to look beyond appearances: the author reveals with surgical precision the inconsistencies and absurdities of the stories that humanity has told since the dawn of time and uses them to create stories that sound ancient and surprising at the same time.

Although some of the stories have details that refer of the Grishaverse (mostly the names of the places and in some cases references to the various types of Grishas), they can easily be read by those who do not yet know the world of this extraordinary author.

Absolutely recommended both to Grishaverse fans and to those who love retellings of fairy tales and myths.

 

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