Recensione di “Apparenze” di Tania Dejoannon

“Apparenze” è un romanzo distopico scritto da Tania Dejoannon e pubblicato nel 2020 dalla casa editrice “IDEA-Immagina di Essere Altro”.

La storia si svolge in diverse parti del mondo, ma in particolare a Pescara, dove vediamo la prima protagonista, Alice, confrontarsi con quelli che all’inizio sembrano eventi strani ma casuali. Nel giro di pochissimo tempo, però, un’epidemia si diffonde in Italia, con risultati molto simili all’apocalisse zombie: gli infetti, infatti, accusano sintomi di profonda aggressività, perdita del controllo, istinti violenti e assassini che si alternano a stati comatosi.

Nonostante il tema del contagio e dell’intervento pubblico per arginarlo sia quanto mai attuale, dalla regia mi dicono che il libro è stato ideato nel 2011, e infatti noterete un andamento molto diverso dalla nostra vera epidemia di Corona Virus. Tanto per cominciare, l’intervento delle forze dell’ordine non sarà piacevole né rassicurante come ci si potrebbe aspettare.

Il romanzo alterna stili e “generi” volutamente diversi, passando dal mistero iniziale, permeato di sospetto e ansia, all’azione più survival, alla riflessione generale e personale quasi filosofica; il tutto condito con un ritmo serrato e rapido, per cui diventa praticamente impossibile staccarsi dal testo prima di averlo concluso.

Sebbene si parta con pochi personaggi, man mano che la vicenda va avanti scopriamo nuove storie e nuovi protagonisti, anche in altre parti del mondo, come Akin, che vede la propria tragedia personale in Senegal, o Alan, personaggio ingenuo e romantico alla ricerca della forte e carismatica Maya. Il romanzo sembra seguire l’andamento di un virus, così che prima ci mostra i sintomi più evidenti e vicini a noi, per poi “diffondersi” nel mondo e presentarci nuove prospettive, arrivando a quella che è a tutti gli effetti un’opera corale.

Il romanzo è un atto di denuncia molto forte alla nostra società, sotto talmente tanti punti di vista che la distopia sembra prospettarsi quasi come un’evoluzione naturale; tuttavia, nonostante tutto il testo sia caratterizzato dall’idea di perdita dell’umanità (che no, non necessariamente coincide con l’ammalarsi e diventare un infetto) e un po’ di pessimismo, ho trovato che i messaggi fossero così forti e palesi da avere alla base un’idea utopica della società, che forse proprio per questo si concretizzano in un romanzo così “dark”. La violenza, la barbaria, il cinismo non fanno sconti in questo libro, ma non per questo si eccede mai in un esacerbamento di particolari truculenti fini a se stessi.

In conclusione, un romanzo molto forte e carico di messaggi, pieno di suspence, azione e brividi; se amate le distopie e le ambientazioni nostrane, non potete perdervelo.

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