Recensione di “Stillicidio” di Andrea Costantini

“Stillicidio” è un racconto lungo scritto da Andrea Costantini e pubblicato nel 2020 dalla Nero Press Edizioni.

La trama ci presenta Giancarlo, pensionato molto “ruspante”, che si ritrova chiamato dal notaio alla morte del fratello Luigi, sparito da anni dopo uno sciocco litigio: per la verità, si intuisce che fosse stato solo un casus belli, in quanto lui e il fratello erano completamente diversi. Giancarlo, fedele e amante della famiglia, non riusciva a concepire lo stile di vita egoista ed edonista di Luigi.

Il testamento però non riguarda i soldi (che il fratello si è scialacquato), bensì un’ultima volontà: Luigi vuole che le sue ceneri siano sparse in Norvegia e deve essere proprio Giancarlo, ultra settantenne vedovo e pieno di acciacchi, a onorare le volontà.

Dapprima possibilista, anche grazie alla mediazione del figlio Giovanni, Giancarlo si ritrova a passare in rassegna tutti i momenti di egoismo e arroganza del fratello, così, in un impeto improvviso, getta le sue ceneri nel gabinetto. Da quel momento in avanti, l’uomo inizia ad avvertire fenomeni paranormali e snervanti, a cominciare dalla goccia del lavandino che non cade, e che finiscono col farlo impazzire in una lenta e crudele vendetta di Luigi (o del suo senso di colpa).

Si tratta di un racconto horror psicologico, senza particolari truculenti o granguignoleschi, ma giocato interamente sulla paura e l’ansia, non dissimilmente dallo stile de “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe.

In più di un’occasione quella odiosa goccia d’acqua mi ha riportato alla mente un vecchissimo cartone animato con Paperino che soffre di insonnia e impazzisce per la goccia del lavandino che perde: il senso di ansia snervante è presente in tutto il racconto e mi ha fatto provare le medesime sensazioni. Diversamente da molti racconti dell’orrore in cui tutto sommato speriamo che il protagonista “cattivo” venga in qualche modo punito, qui ho provato un’immediata empatia verso Giancarlo e riuscivo a comprendere completamente il suo punto di vista: che dire, dopo poche pagine mi aveva conquistato e già lo amavo e, come lui, pure io ritenevo che mandare Luigi a quel paese fosse cosa buona e giusta. Forse per questo attaccamento ho patito davvero molto le sofferenze a cui il pover uomo è stato sottoposto.

In conclusione, un racconto lungo che tiene incollati al reader e che potrà essere apprezzato dagli amanti degli horror di una volta.

 

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