Recensione di “Gli dèi di Darraj- osservazione comparata” di Laura MacLem

“Gli dèi di Darraj- osservazione comparata” è un romanzo di fantascienza di Laura MacLem, pubblicato in self nel 2020.

Kim è un’operatrice umanitaria che viaggia nello spazio alla ricerca di pianeti dove la popolazione vive in stato di degrado per aiutarli a risollevarsi; è partita tra mille incertezze per l’ennesima missione quando un incidente la fa precipitare su un pianeta sconosciuto.
Harago è il principe ereditario del regno di  Darraj, una civiltà che ricorda le popolazioni antiche terrestri, tra Mesopotamia e Antico Egitto: una generazione prima suo padre ha bandito i sacrifici umani, ma la casta sacerdotale lotta per recuperare il potere perduto. Harago è tormentato da una maledizione che porta le sue mogli a morire prematuramente, mentre i regni limitrofi tramano per sfruttare le debolezze della corona.

L’incontro tra i due, in questo delicato momento storico per la civiltà di Darraj, cambierà le sorti del regno.

Il romanzo è davvero avvincente: personalmente l’ho finito in due giorni, e questo mi ha stupito perché dalla copertina e dalla presentazione mi aspettavo, erroneamente, che fosse un libro di fantascienza molto classica, alla Asimov, per intenderci.

Uno dei pareri di Amazon esordisce definendolo “un trattato di socio-etno-antropologia”, e questo mi aveva un po’ fatto aspettare qualcosa di diverso: invece vi anticipo subito che si tratta di un romanzo avventuroso, pieno di colpi di scena, di azione, di epici scontri e duelli, e anche una storia d’amore che si sviluppa in un modo inconsueto.

Il genere è difficile da inquadrare: nonostante le premesse siano dichiaratamente fantascientifiche, il cuore della storia è ambientato nella civiltà fittizia di Darraj, finendo per sembrare quasi un romanzo storico.

Una scelta che mi ha stupita è stata quella di far narrare la protagonista, Kim, relativamente poco: dopo i primi capitoli, questa viene descritta soprattutto da Harago e Aktia, un ragazzo che passa dalla povertà più estrema ai fasti del palazzo reale e che con l’andare del romanzo diventa un co-protagonista a tutti gli effetti. Questo dà la possibilità all’autrice di farci immergere più profondamente nella civiltà di Darraj, anche se un po’ mi sarebbe piaciuto vedere il personaggio di Kim più approfondito (benché la sua mentalità emerga chiaramente nei dialoghi e nel suo comportamento).

Il vero grande protagonista, in effetti, è il mondo di Darraj: il mondo è costruito e descritto con vivida precisione, da cui traspare l’amore dell’autrice per le sue creature.

La geografia, gli edifici, l’abbigliamento e il cibo contribuiscono a creare un modo che appare realistico e persino attraente al lettore, nonostante tutti i problemi della mancanza di tecnologia e medicina moderna.

Ho particolarmente apprezzato il modo in cui la società, pur essendo dichiaratamente patriarcale, non fosse la fantasia opprimente tanto cara agli autori grimdark, ma un luogo in cui, pur con le comprensibili difficoltà, molti personaggi femminili emergessero in posizioni di rilievo in modo non stereotipato.

Come anticipa il titolo, la religione e i suoi impatti sulla civiltà hanno un posto privilegiato all’interno della narrazione: Melmoth e Pashupati ricordano un po’ Ade e Persefone, o Iside e Osiride, andando a creare una mitologia tanto originale quanto in linea con la tradizione antica.

Il romanzo tocca molti temi intriganti: uno dei più inconsueti l’uso del mito per spiegare i fenomeni naturali e il pregiudizio delle persone provenienti da una civiltà più avanzata tecnologicamente nel decostruirlo. Il modo in cui questa tematica è stata affrontata e sviluppata mi è piaciuto moltissimo!

Un altro è la progressione non lineare della storia: nel libro emerge molto chiaramente come un grande avanzamento in termini culturali possa essere segnato da un periodo di regressione, e che alcuni regnanti illuminati possono davvero cambiare l’andamento di una civiltà.Un altro aspetto che ho apprezzato in modo particolare è stato come la protagonista Kim, pur avendo conoscenze tecnologiche di gran lunga superiori a quelle delle persone che la circondano non emerga mai come un personaggio “saputello” che ha sempre ragione; anzi, la narrazione spesso mette in luce come gli abitanti di Darraj siano altrettanto bravi a tramare, fare il doppiogioco e in certi casi avere maggiore polso di lei sugli impatti politici degli avvenimenti. Manca completamente quella dimensione di superiorità di stampo colonialista che spesso si trova nei romanzi dove un personaggio simile a noi viene a contatto con una civiltà considerata “selvaggia”.

Il suo contraltare è il rude principe Harago, che conosce tanto bene la violenza da fare quanto in suo potere per evitarla. Il suo personaggio, insieme ad Aktia, è quello più approfondito e costituisce un love interest interessante e credibile.

Intorno a loro si muovono tanti personaggi secondari che ho adorato, e un’antagonista, la sacerdotessa Inada, terrificante e potente al tempo stesso.

Un’altra “trappola” che l’autrice ha evitato abilmente è stata quella di rendere i personaggi sgradevoli una macchietta: qui ogni nemico e antagonista ha il suo momento di dignità e persino di grandezza.

In conclusione, consiglio caldamente la lettura di questo libro a tutti coloro che amano una fantascienza che fa l’occhiolino al fantasy (avete presente Stargate?) così come ai lettori di romanzi storici, che si innamoreranno del regno di Darraj.

 

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