Recensione di “The Haunting of Hill House” e “The Haunting of Bly Manor”, Netflix / Review of “The Haunting of Hill House” and “The Haunting of Bly Manor”, Netflix

“The Haunting of Hill House” e “The Haunting of Bly Manor” sono due serie di dieci episodi ciascuna disponibili in streaming su Netflix.

Nonostante siano due serie indipendenti, sono state realizzate dagli stessi creatori e hanno in comune gran parte del cast, tanto da poterle considerare due stagioni in un’antologia dedicata alle case infestate.

In “The Haunting of Hill House”, libero adattamento dell’omonimo romanzo di Shirley Jackson, incontriamo la famiglia Crain, composta da cinque fratelli: il cinico Steve (Michiel Huisman, il Daario Naharis di Game of Thrones), l’autoritaria Shirley (Elizabeth Reaser, Esme in Twilight), la ribelle Theo (Kate Siegel), e i tormentati gemelli Nell e Luke (rispettivamente Victoria Pedretti e Oliver Jackson-Cohen), più l’introverso padre Hugh (interpretato da Timothy Hutton e da Henry Thomas, l’Elliott di ET, nei flashback).

Più di vent’anni prima, la famiglia Crain aveva comprato la decadente Hill House per ristrutturarla e rivenderla, ma su di loro ancora pesa il ricordo dell’ultima, tragica notte trascorsa lì, in cui la madre Olivia (Carla Gugino) si è tolta la vita. Ma è andata davvero così?
Nel corso di dieci episodi lo spettatore e i fratelli Crain scopriranno la verità.

In “The Hauting of Bly Manor”, invece, l’americana Dani (Victoria Pedretti) si trasferisce in Gran Bretagna dove trova lavoro come ragazza alla pari a Bly Manor, per prendersi cura dei due orfani Miles e Flora dopo la morte sia dei genitori che della precedente tata.

Lo staff della casa comprende anche la governante Hannah (T’Nia Miller), il cuoco Owen (Rahul Kohli) e la giardiniera Jaime (Amelia Eve), ma presto Dani si rende conto che Bly Manor è abitata da altre presenze.

La serie è liberamente tratta dal romanzo di Henry James “Giro di Vite”.

Le due serie condividono un mix a mio parere vincente di atmosfere inquietanti e attenzione alla psicologia dei personaggi.

Vengono utilizzati a piene mani tutti i cliché dei film horror, mentre la struttura della serie, con i singoli episodi dedicati a sviscerare il punto di vista di ognuno dei protagonisti, ricorda i family drama.

Dal punto di vista della rappresentazione, entrambe le serie hanno dei personaggi LGBT e interpreti di varie origini etniche in ruoli non stereotipati.

Mi sono piaciuti moltissimo tutti gli interpreti, in particolare i bambini (la tenerezza di Luke Crain da piccolo!), l’angelica Victoria Pedretti e l’intensa Kate Siegel. Anche Henry Thomas ha un episodio a lui dedicato in “Bly Manor”, in cui dà prova del suo talento.

Se “Hill House” è prettamente horror e fa fare qualche balzo sulla sedia in più, “Bly Manor” ha dei risvolti più drammatici e si concentra molto sui rapporti tra i personaggi.

Quando ho iniziato a vederle mi aspettavo un horror tradizionale; quello che invece è successo è che ho finito entrambe le serie in un fiume di lacrime, perché mi ero affezionata tantissimo a tutti i personaggi e gli sceneggiatori non hanno lesinato scene commoventi.

In particolare, “Bly Manor” dedica l’ultima puntata quasi esclusivamente a una commovente e dolcissima storia d’amore il cui finale, non lo nego, mi ha fatta piangere come una fontana.

In entrambe le serie vediamo associare la figura del fantasma a quella della persona che ama tanto intensamente da superare le barriere del tempo; la sua insistenza nell’aggrapparsi alla vita altro non è che lo specchio di un amore altrettanto tenace e irrazionale.

Quello che rimane alla fine è un inaspettato messaggio di speranza e un inno a vivere pienamente la propria vita.

Assolutamente consigliato a chi cerca una serie horror a cui lasciare il cuore.

“The Haunting of Hill House” and “The Haunting of Bly Manor” are two series of ten episodes each, available in streaming on Netflix.

Although they are two independent stories, they were made by the same creators and have in common most of the cast, so much so that they can be considered two seasons in an anthology dedicated to haunted houses.

In “The Haunting of Hill House”, a free adaptation of Shirley Jackson’s novel, we meet the Crain family, composed of five siblings: cynical Steve (Michiel Huisman, Game of Thrones’ Daario Naharis), authoritarian Shirley (Elizabeth Reaser, Esme in Twilight), rebellious Theo (Kate Siegel), and the tormented twins Nell and Luke (Victoria Pedretti and Oliver Jackson-Cohen respectively), plus the introverted father Hugh (played by Timothy Hutton and Henry Thomas, ET’s Elliott, in flashbacks).

More than twenty years earlier, the Crain family had bought the dilapidated Hill House to flip and resell it, but the memory of the last tragic night spent there, in which their mother Olivia (Carla Gugino) took her own life, still weighs on them. But is that really what happened?

In the course of ten episodes the viewer and the Crain siblings will discover the truth.

In “The Hauting of Bly Manor”, instead, the American Dani (Victoria Pedretti) moves to Great Britain where she finds work as an au pair at Bly Manor, to take care of the two orphans Miles and Flora after the death of both their parents and the previous nanny.

The house staff also includes housekeeper Hannah (T’Nia Miller), cook Owen (Rahul Kohli) and gardener Jaime (Amelia Eve), but soon Dani realizes that Bly Manor is inhabited by other presences too.

The series is loosely based on Henry James’ novella “The Turn of the Screw”.

The two series share a winning mix of disturbing atmospheres and attention to the psychology of the characters.

All the clichés of the horror movies are used in full, while the structure of the series, with the individual episodes dedicated to dissecting the point of view of each of the protagonists, recalls family drama.

From the point of view of representation, both series have LGBT characters and actors of various ethnic origins in non-stereotypical roles.

If “Hill House” is purely horror and causes a few jump scares, “Bly Manor” has more dramatic nuances and focuses on the relationships between the characters.

When I started watching them, I was expecting a traditional horror, but what happened was that I finished both series in a river of tears, because I had become so attached to all the characters and the writers didn’t skimp on moving scenes.

In particular, “Bly Manor” dedicates the last episode almost exclusively to a moving and very sweet love story whose ending, not gonna lie, made me sob like a baby.

In both series we see the figure of the ghost associated with that of the person who loves so intensely as to overcome the barriers of time; their insistence on clinging to life is nothing more than the mirror of an equally tenacious, irrational love.

What remains in the end is an unexpected message of hope and a hymn to live one’s life to the full.

Absolutely recommended for those looking for a horror series that will break your heart.

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