Recensione di “Lo Skryun- un altro giro di ruota” di Vincenzo Valenti

“Lo Skryun- un altro giro di ruota” è il romanzo di esordio di Vincenzo Valenti, scritto ed autoprodotto da lui.

Si tratta di un romanzo del genere dieselpunk, cioè un genere simile allo steampunk, ma con una tecnologia che va dalla Prima Guerra Mondiale a più o meno gli anni Cinquanta. In questo specifico libro, però, non vediamo umani alla guida di potenti e ingombranti carri armati, bensì dei nani.

Il mondo di “Skryun” unisce in un grande imbrido l’high fantasy di impostazione tolkeniana e l’ambientazione bellica simile alla Prima Guerra Mondiale. Marx, il protagonista, è un carrista incaricato di abbattere i nemici di sempre, gli elfi, in una guerra data per assodata, di cui nessuno ricorda come è scoppiata. Anche gli orchi assassini e gli umani distanti e curiosi verso il mondo delle altre razze, sembra riprendere il fantasy di Tolkien, ma le similitudini terminano qui. Il mondo dei nani non è distrutto dalla ricerca di scavare nella roccia, ma dall’industria: il loro habitat è denso di inquinamento e la natura come la conosciamo, fatta di vegetazione e acqua pulita, pare incompatibile con il loro stile di vita. Tanto i nani sono concreti, industriali e “sporchi” (tutte le loro descrizioni sono piene di fumo, sporcizia e polvere), tanto gli elfi sono agli antipodi: magici, androgini e incapaci di parlare, poiché il loro sistema di comunicazione è talmente etereo da essere telepatico.

Quando Marx, carrista abbattuto e costretto appunto a lasciare il proprio armamento, inizia a camminare cercando di portare con sé il fratello ferito, partono una serie di flash-back che introducono e presentano questo complesso word-building.

Il romanzo è scritto molto bene, i frequenti salti temporali provocano cambi di scena che sembrano ricordare le regie moderne e danno un tocco molto cinematografico; il protagonista è inserito nel suo mondo in modo talvolta passivo, non coltiva un odio particolare per il suo nemico ma continua imperterrito a combattere come se non ci fosse altro. Questo sistema di addestramento e difesa del carroarmato ad ogni costo l’ho trovato un parallelismo alla guerra di trincea e l’ho trovato gestito sapientemente.

Per i miei gusti, tuttavia, ho trovato che l’interruzione del finale fosse troppo brusca. L’intero romanzo è una sorta di prologo a ciò che capiterà nei successivi, ma, come lettrice, interrompere appena l’azione entrava nel vivo mi ha creato una delusione.

In conclusione, un romanzo con un wordbuilding che rielabora in maniera originale lo scontro elfi e nani, e che consiglio agli amanti sia dell’high fantasy che dello steampunk (e dieselpunk).

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